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La donna che ha imparato a trasmettere con le sue mani l’amore di Dio

Facebook Carla Aguayo
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Nell’agile movimento e nelle forme che costruisce con le mani, ogni istante dell’Eucaristia acquista significato…

Inizia la Messa delle 12.00 nella parrocchia El Sagrario di Concepción (Cile), e Carla Aguayo si concentra per presentare nella lingua dei segni le parole del sacerdote. Il suo apporto è estremamente apprezzato da tutti coloro che vedono in lei un esempio di empatia e di servizio, ma soprattutto da chi prima non poteva fare una cosa fondamentale per il credente come ascoltare la Messa, viverla appieno.

Carla ha 22 anni e ha studiato Gastronomia Internazionale e Tradizionale Cilena presso l’Università San Tommaso di Concepción. Oggi lavora come chef in un noto ristorante di Chiguayante, ma pur amando gli odori e i sapori della cucina trova nella lingua dei segni una passione che rafforza il senso trascendente della sua vita.

L’amore per Cristo nelle mani

Carla ha imparato questo modo di comunicare dalla sorella, che ha studiato Educazione Differenziale con il ramo Lingua dei Segni, che ha sempre praticato in casa. Carla, la più piccola della famiglia, avendo più tempo e stando sempre a casa le fungeva da sostegno. È così che ha appreso le basi. Con il tempo ha imparato di più, le sue mani hanno iniziato a dar vita a delle narrazioni e la madre, vedendo il dono che aveva la figlia, l’ha spinta a proseguire e a coinvolgersi a poco a poco come volontaria nella comunità delle persone non udenti.

Carla ha condiviso quanto la motivi questo mezzo bellissimo che le permette di favorire l’inclusione di persone con handicap uditivi e di vivere il suo amore per Cristo. “Aiutare o riuscire a dire semplicemente ‘Salve, come va?’ mi riempie il cuore”, ha confessato.

Anche in parrocchia è arrivata seguendo i passi della sorella, che vi faceva l’interprete. Questa pastorale specifica, molto amata dal vescovo dell’arcidiocesi, monsignor Fernando Chomalí, ha ormai 10 anni, e Carla l’accompagna da tre.

“Il mio rapporto con Dio è unico. Credo che ciascuno abbia un rapporto diverso, ma adoro il mio. È allegro, vero e pieno d’amore”, ha riferito la ragazza alla giornalista Carolina Yacoman, che l’ha intervistata per “Diálogo”, rivista dell’arcivescovado di Concepción.

Questa esperienza come interprete all’Eucaristia è stata un dono di Dio. “Mi fa provare una strana sensazione. So che non sono io a muovere le mani, è Dio stesso che si manifesta in loro. È una benedizione così grande”, ha aggiunto emozionata la giovane cilena, ricordando di aver ricevuto molte congratulazioni da parte di persone che si sorprendono per questa pastorale innovativa, anche se non manca chi le chiede di non gesticolare perché distrae. La sua risposta è sempre un sorriso, e poi spiega che tutti meritano di comprendere il messaggio di Dio.

I dati del censimento del 2012 segnalano che in Cile ci sono 488.511 persone con handicap uditivi, totali o parziali, mentre 217.688 persone sono mute o hanno difficoltà a parlare.

Per chi soffre a causa di queste condizioni, una delle barriere principali all’integrazione sociale e alla vita comunitaria di fede è proprio lo scarso utilizzo della lingua dei segni da parte della Chiesa e della società.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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