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Come approfittare delle critiche per crescere

© TheeErin

padre Carlos Padilla - pubblicato il 10/12/15

Quando veniamo aggrediti possiamo reagire diventando violenti o diventare più bambini nella nostra debolezza

Quanto è difficile rispondere all’odio con amore, rispondere all’aggressione con un sorriso, perdonare sempre le offese, tacere quando ci insultano! In questa vita siamo così esposti, così fragili e vulnerabili…

Siamo esposti al giudizio degli uomini e alla loro condanna. Oggi la gente può sapere tante cose di noi… Può sapere tutto. O forse solo una parte della mia verità e parlare male di me, diffamarmi, scrivere male della mia vita.

Diceva papa Francesco in questi giorni:“La stampa professionale deve dire tutto, ma senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione, cioè dire solo metà della verità e non l’altra; la calunnia, quando la stampa non professionale sporca le persone; la diffamazione che è dire cose che tolgono la reputazione a una persona”.

Possono aggredirci e corriamo il rischio di finire per rispondere, per reagire, diventando violenti, serbando rancore e odio.

La diga dell’amore è tanto forte da riuscire a fermare le acque dell’odio? Spesso spezzeranno le nostre sicurezze e ci sentiremo abbandonati, soli, rifiutati. Possiamo riempirci di odio e rancore o diventare più bambini nella nostra debolezza.

Diceva padre Josef Kentenich: “Dio permette che siamo senza protezione, anzi, vuole che sperimentiamo molte volte una totale mancanza di protezione per trovare rifugio su un piano superiore: la protezione filiale in Lui”.

Saliamo più in alto. Anziché riporre il nostro sostegno, il nostro pilastro centrale, negli altri, negli uomini, nelle loro opinioni, cerchiamo Dio. E accettiamo i nostri limiti e le nostre debolezze fino all’estremo di sperimentare il rifiuto e il giudizio senza riempirci di odio: “Come uomo maturo mi farò carico di tutte le debolezze che sperimento in me”, diceva padre Kentenich. “Con umiltà e gratitudine accetterò che le persone che fino a ieri mi hanno quasi adorato oggi mi voltino sempre più le spalle conoscendomi meglio”.

Quanto sono difficili la solitudine e il rifito! Quanto è dura quando ci giudicano e ci condannano e siamo sulla bocca di tutti! Quanto ci costa che giudichino le nostre azioni senza conoscere le intenzioni che abbiamo!

Allora perdiamo la pace. Ci riempiamo di angosce e di paure. La tristezza domina le nostre emozioni. Se non cerco più a fondo. Se le valli della mia tristezza non si riempiono. Se non scavo cercando Dio. Se non sono capace di abbassare le montagne.

È difficile trovare la pace in una superficie che cambia continuamente, nelle acque di un fiume agitato.

Una persona pregava: “Vorrei vedere che mi salvi, che mi tiri fuori dalla mia fragilità, dalla mia profondità. Ti chiedo di spianare ciò che in me è irregolare. Di riempire i vuoti della mia anima, di raddrizzare ciò che è storto, di addolcire le mie asperità. A volte credo che gridi nel deserto della mia anima e non ti ascolto. Voglio che mi lavori come lavori la terra. Irrigando ciò che è secco, strappando le ebracce. C’è tanto da raddrizzare e curare. Sento la tua voce nel mio deserto. Sento la tua voce ma non ci faccio caso. Raddrizza ciò che è storto, spiana le mie montagne. Riempimi dove non sei presente. Sono rigido, duro. Ammorbidisci ciò che è duro. Modellami”.

Vorrei farmi modellare da Dio. Essere docile nelle sue mani e che la sua volontà diventasse roccia nella mia debole argilla.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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