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I diamanti sono i migliori amici di una suora

Sararwut Jaimassiri/Shutterstock
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"Sono conosciuta. Sono amata"

Quando insegnavo alle scuole elementari a Miami per Teach for America, ho vissuto un momento difficile. Lavoravo in una scuola di un quartiere degradato, i miei allievi erano bel al di sotto della preparazione che avrebbero dovuto avere e io mi sentivo sopraffatta e perduta.

Avevo acconsentito di insegnare per due anni, ma pensavo di andarmene dopo il primo anno. Ero emotivamente e fisicamente esausta.

Mia madre mi inviò una citazione di Winston Churchill per incoraggiarmi:

“Mai arrendersi, mai arrendersi, mai, mai, mai, in nessuna cosa, importante o insignificante, grande o piccola, MAI ARRENDERSI”.

Questa citazione mi ha fatto andare avanti.

Durante la pausa estiva ho continuato a chiedermi se avrei finito o meno il mio secondo anno di insegnamento. Un giorno il mio ragazzo ed io siamo andati a visitare le Everglades. Mentre eravamo lì abbiamo incontrato un uomo che stava fotografando delle garzette. Era un uomo gentile, il tipo di persona che senti che si preoccupa davvero di conoscerti come individuo. Mentre ci preparavamo ad andare via, mi ha dato un biglietto con una fotografia che aveva scattato. “Ecco, vorrei che l’avessi tu”, ha detto.

Quando ho aperto il biglietto, c’era la stessa citazione di Winston Churchill. All’epoca ero atea, ma quel momento mi ha fatto venire i brividi. Era come se il cosmo stesse comunicando con me.

Sulla via del ritorno ho discusso con il mio ragazzo, ateo anche lui, perché insistevo sul fatto che ciò che era appena accaduto era più di una semplice coincidenza. Lui non era d’accordo. Mi chiedevo se quello che mi dicevano i miei sentimenti potesse essere davvero possibile.

Dopo la mia conversione, queste “comunicazioni dal cosmo” sono diventate più frequenti, o forse le ho solo notate di più.

Una volta in particolare mi è rimasta impressa. Mi stavo trasferendo in un appartamento. Era la prima volta che vivevo da sola. Niente ragazzo. Niente compagna di stanza. Solo io.

Ero eccitata ma anche spaventata. Mentre tornavo a casa un giorno ho detto: “Gesù, vorrei davvero una pianta, un albero di giada. Dove posso trovarla?” Subito dopo averlo detto, sono scesa lungo una collina e ho visto che nel garage di una casa avevano organizzato un mercatino. Avida cercatrice di occasioni, mi sono fermata e sono rimasta di stucco vedendo che la donna non vendeva altro che alberi di giada.

Nient’altro. Solo alberi di giada.

Mi sono portata a casa degli alberi di giada che sono rimasti sotto la finestra per tutto il tempo in cui sono rimasta in quell’appartamento.

Queste cose sono continuate nel periodo in cui ero al convento, e ora ho alcune battute ricorrenti con Gesù. Una riguarda gli “anelli di fidanzamento”. Non mi ritengo romantica, e nemmeno minimamente sentimentale, ma forse proprio perché sono così Gesù mi ha inviato molteplici “anelli di fidanzamento”.

Prima che professassi i voti in convento, sono andata in spiaggia con altre novizie. Stavamo cercando specchi di mare, una mia ossessione, e ho detto a Gesù: “Mi piacerebbe trovarne uno bianco, come un diamante. Può essere il tuo regalo prima che io prenda i voti”.

Pochi minuti dopo Carly, un’altra novizia che oggi è suor Carly Paula, ha trovato uno specchio di mare bianco.

Ho pensato: “La persona sbagliata!” Ma poi Carly ha steso la mano e mi ha offerto lo specchio di mare. “Ecco, Theresa, è per te”, ha detto.

Un’altra volta, dopo la mia professione, mi trovavo all’aeroporto per andare in una parrocchia a parlare del mio libro The Prodigal You Love: Inviting Loved Ones Back to the Church.

Non avevo ancora pronunciato discorsi sul libro, ed ero stressata e ansiosa. Poi ho visto un luccichio a terra. Mi sono chinata e c’era un diamante. Non era vero, ma lo sembrava. L’ho messo in tasca, sentendomi più calma. Non avrei affrontato tutto da sola.

Gesù era con me.

Un’altra volta ancora, ero in macchina con una persona dopo una lunga giornata. Non avevamo personalità molto compatibili. L’altro aveva un temperamento che sembrava risucchiare tutta la mia l’energia. Mi sentivo esausta, e i miei pensieri stavano diventando piuttosto oscuri.

Poi ho pensato: “Gesù, ti amo, per cui cerco di amare gli altri, anche quando è difficile. Per favore, aiutami”.

Ho guardato nella tasca laterale della macchina e brillava al sole un piccolo bottone a diamante probabilmente caduto dalla giacca di qualcuno.

Ho sorriso, l’ho preso e l’ho messo in tasca.

Questi episodi possono sembrare piccoli e si possono facilmente liquidare come semplici coincidenze, ma quando si ha un rapporto con qualcuno si inizia a riconoscere quando comunica con te.

E Dio comunica con me. Ne sono sicura.

Come comunica con te. Sono sicura anche di questo.

Sono conosciuta, sono amata.

Tu sei conosciuto, tu sei amato.

In un mondo che a volte sembra così pieno di ansia, violenza a paura, è sufficiente.

 

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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