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E’ giusto utilizzare l’Lsd per curare i malati terminali?

© Otna YDUR / SHUTTERSTOCK

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 08/12/15

Le ricerche si moltiplicano per giustificarne l'uso. Ma c'è chi, come il prof. Bellieni, invita alla cautela

Utilizzare droghe psichedeliche per curare i malati terminali. E’ una prassi che può essere tollerata? Tali droghe si possono in qualche modo come “cure palliative” o quanto meno come modi efficaci di lenire il dolore?

Si stanno moltiplicando gli studi che spingono queste tesi. Secondo queste ricerche LSD e psilocybin, l’elemento attivo dei funghi allucinogeni, non provocano problemi di salute mentali o dipendenza e sono utili per aiutare i malati terminali ad accettare la loro condizione, e persino curare gli alcolizzati (La Stampa, 16 marzo 2015)

PRESUNTO USO FARMACEUTICO

Già nel 1938 Albert Hofmann aveva sintetizzato l’LSD dall’ergotamine, e l’aveva fatto per la casa farmaceutica svizzera Sandoz, nella speranza di scoprire applicazioni terapeutiche. In particolare secondo una delle ricerche (condotta in Svizzera), la psicoterapia in associazione con l’LSD può ridurre l’ansia causata da una malattia terminale.

RIDUZIONE DELL’ANSIA

In un altro studio statunitense, oltre l’80% di pazienti con disturbo post traumatico da stress hanno visto una riduzione del 30% dei loro sintomi abbinando sostanze psichedeliche alla psicoterapia. Un ulteriore studio del 2014 mostra che una specifica molecola attiva nei funghetti, la psilocibina, è stata efficace nel trattare la dipendenza da tabacco (La Stampa, 24 settembre 2015).

RICORDI PIU’ VIVIDI

L’Imperial College di Londra in due studi pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences e sul British Journal of Psychiatry avrebbero dimostrato gli effetti positivi della psilocibina: il principio attivo dei funghi allucinogeni sarebbe capace di diminuire l’attività cerebrale e di aiutare le persone a mantenere i ricordi più vividi.

RIDOTTA ATTIVITA’ CEREBRALE

In particolare, gli studiosi avrebbero scoperto che le immagini geometriche e la vivida immaginazione che si sperimentano sotto l’influsso dei funghi psicoattivi non sono, come ritenuto finora, il risultato di un aumento dell’attività cerebrale, bensì di una sua riduzione; fenomeno che potrebbe spiegare la liberazione della mente dai vincoli abituali (La Repubblica, 2012)

FRENARE I TONI ENTUSIASTICI

«Recentemente abbiamo letto titoli del tipo “Rivalutiamo farmaci psichedelici contro ansia e dipendenze” oppure “La ricerca rivaluta l’Lsd: “Utile ai malati terminali” Si tratta in un caso della sostanza denominata psilocibina,, ma anche del più noto acido lisergico o Lsd», commenta il professore Carlo Valerio Bellieni, che oltre ad essere un autorevole neonatologo, si è anche occupato dello studio di droghe per la terapia del dolore.

SOSTANZE INCONTROLLABILI

Per Bellieni «bisogna star attenti ad un dato di fatto: queste sostanze hanno effetti “piacevoli” (e qui le virgolette sono d’obbligo), ma anche dei gravi rischi per la salute; per questo se ne sconsiglia – e se ne proibisce – l’uso. Bisogna anche notare che, nel caso dei funghi allucinogeni, così come nel caso della marijuana, quello che potrebbe essere utilizzato farmacologicamente non è “il fungo” o “lo spinello”, ma un principio attivo accuratamente dosato e purificato, perché “il fungo” e “lo spinello” non sono farmaci, non sono dosabili e insieme ad un principio potenzialmente utile introducono nell’organismo altre sostanze incontrollabili».

NON “APPESANTIRE” IL PAZIENTE

C’è da dire, prosegue l’esperto, «che queste comunque sono ancora delle ipotesi primo perché attendono ancora studi che le confermino, secondo perché esistono già buoni farmaci antidolore, e antiansia e invece di cercare ritrovati esotici sarebbe bene utilizzare davvero per i malati quei farmaci noti ed efficaci che già poco si usano purtroppo per tutti. Questo non toglie che, se studi clinici mostrassero la efficacia di questi principi attivi senza appesantire il paziente di effetti collaterali, non ci sarebbe motivo di non usarli: in fondo la morfina può essere usata come droga, ma è anche un ottimo farmaco che i medici si impegnano ad usare al meglio. Certo, bisogna vedere qual è l’intento, ma quello dei medici è solo di curare».

SOSTANZE CHE VANNO DEPURATE

Dietro l’angolo, avverte Bellieni, sta «l’agguato», cioè «la falsa equazione che siccome uno dei cento componenti di una cosa fa forse bene, allora la cosa stessa fa bene». Invece no: «funghi e spinelli – evidenzia – non fanno bene e non curano niente. Il tentativo di far passare questa falsa equazione è diffuso, ma bisogna sempre far presente che in primo luogo il loro utilizzo medico è ancora da dimostrare, secondo che solo la sostanza presa in giuste dosi è forse utile e terzo che non è “lo sballo” a far star bene, ma – ripeto – la singola sostanza depurata e dosata che potrebbe avere effetti neurologici utili».

LA PROVA DEI FATTI

Per questo, conclude il neonatologo, «bisogna avere molta cautela sia nel non far passare idee sbagliate sulla bontà delle droghe, sia nel non demonizzare i principi attivi quando derivino da una pianta o da un processo chimico che qualcuno usa per fini negativi e illegali: li aspettiamo alla prova dei fatti, quando usciranno studi convincenti».

Tags:
malati terminalirimozione dolore
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