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Chiesa

Il cielo stellato della Misericordia: al cuore dell'Anno Santo con il cardinale Piacenza

Marinella Bandini - Aleteia - pubblicato il 06/12/15

Dalla statua dell'asilo alla Penitenzieria. "Un uomo di Chiesa è sempre per la misericordia, ma non è un colpo di spugna"

Non è un “colpo di spugna” ma purifica, non è “a buon mercato” ma è alla portata di tutti. È la Misericordia. Il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, ne parla così: “Penso sempre all’immagine del Sacro Cuore di Gesù con le braccia spalancate e la scritta: ‘Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi…’”. Si tratta della statua che si trovava all’ingresso della scuola materna frequentata da bambino. “In quei primi anni della mia vita non avrei saputo spiegare i sentimenti che provavo ma li provavo! Un senso di dolcezza, di accoglienza, di tenerezza, che oggi potrei chiamare misericordia. Sono cresciuto sempre con quell’immagine nel cuore” e tra le vicende della vita, “quelle braccia spalancate mi hanno sempre fatto gustare l’incanto della divina Misericordia”. Un’altra immagine, quella del Crocifisso nella chiesa vicino al suo Liceo: “A volte, prima di andare a scuola mi fermavo lì in fondo… e invece di partecipare alla Messa andavo davanti al Crocifisso e lì mi sentivo di dire un po’ tutte le mie cose, i miei progetti, le mie situazioni”.

“È importante gustare la misericordia per sé per poterla riversare sugli altri”. Per questo si tiene in costante allenamento, con la Liturgia delle ore e la celebrazione della Messa, che nelle loro formule racchiudono vere e proprie “gocce di misericordia”. Oggi il cardinale Piacenza è il Penitenziere Maggiore della Chiesa Cattolica. “Riconciliazione e indulgenza sono le caratteristiche scolpite nell’ufficio del cardinale Penitenziere Maggiore. Personalmente poi, per un certo numero di ore settimanali, esercito anche direttamente il ministero dell’ascolto delle confessioni, così non dimentico la gioia di essere testimone delle grandi opere di Dio e di poter dire a tante persone, ‘il Signore ti ha perdonato i tuoi peccati, va in pace’. Con sé – confida – ha sempre una immagine dell’amore misericordioso, per ricordarsi che “devo essere solo trasparenza, devo lasciare che sia Lui a parlare”. E accadono miracoli. “Basta ripetere una frase del Vangelo e spesso vedo l’azione dello Spirito, che spezza una catena del peccato e un’anima si sente liberata”.

Nella sala in cui il cardinale ci riceve, c’è un quadretto del santo curato d’Ars, patrono dei confessori. “La storia della Chiesa, tutta la sua attività, in fondo è misericordia da riversare sull’umanità. Anche quando si parla di peccato lo si fa al fine di portare il peccatore a gustare la misericordia di Dio”. Non c’è una Chiesa del rigore e una Chiesa della misericordia: “Un uomo di Chiesa non può essere per il rigore in sé, è sempre per la misericordia – scandisce Piacenza -. Il rigore è far presente qual è il bene e qual è il male, perché c’è una linea di demarcazione oggettiva. Poi ci sono tutte le sfumature – che il Pastore deve saper capire – di maggiore o minore responsabilità”. Padre Pio, un campione di misericordia, non era certo tenero con i penitenti, e spesso li rimandava indietro perché capiva che non c’era vera disposizione al pentimento. Insomma “la Misericordia non è cancellino sulla lavagna, un colpo di spugna. Per poter elargire veramente misericordia occorre che la persona sappia comprendere il male che ha fatto e la necessità di aprirsi a Dio. Il giudizio di Dio è sempre un giudizio di misericordia ma ci vuole l’umiltà di riconoscere il proprio peccato”.

Finché siamo pellegrini in questo mondo, sopra di noi c’è un cielo stellato di Misericordia. Potremmo dire che Dio ci ‘perseguita’ amorevolmente con la sua Misericordia e tutto dispone affinché, attraverso le vicende della quotidianità, possiamo santificarci e giungere alla beatitudine della vita eterna”. Quale occasione migliore dell’Anno della Misericordia per riprendere le fila di questo dialogo amoroso? Per “accostarsi al confessionale con umiltà e sincerità, lasciarsi invadere dall’Amore misericordioso del nostro Dio”. Molti fanno fatica, magari sono lontani da tempo. Per questo, il cardinale Piacenza raccomanda di “curare moltissimo l’accoglienza, di essere sempre tanto veritiero quanto dolce, paziente, incoraggiante e di farsi sempre trovare dietro alla grata”. Sì proprio la grata: “Ciò non per non essere disponibili a confessare anche faccia a faccia ma per rispettare tutte le sensibilità ed essere delicati nei confronti di chi ha difficoltà, anche per l’eventuale vergogna. Accogliamo dietro alla grata essendo disposti anche a farne a meno, su richiesta. Ritengo che la carità pastorale debba contemplare anche le più piccole sfumature per porre a proprio agio. Anche cercare di essere in confessionale, con la luce accesa ad orari fissi, credo sia un prezioso servizio”.

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