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Trapianto dell’utero in uomo, culmine della deriva gender

Gonzalo-Merat-CC
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Il bioeticista Faggioni: manipolare il corpo significa perdere di vista il progetto di Dio

Stando a quanto riporta ‘Yahoo‘, tra cinque anni il trapianto dell’utero per gli uomini potrebbe diventare realtà. La notizia arriva da un gruppo di medici della Cleveland Clinic, a Cleveland, nell’Ohio, che avrebbe iniziato lo screening dei candidati per una sperimentazione clinica del trapianto uterino negli uomini, spingendo molte persone a chiedersi se la scienza potrà mai trovare un modo per trapiantare davvero un utero nel corpo di un uomo. Secondo questo staff di specialisti entro dieci anni anche gli uomini potranno partorire.

Per far sì che anche l’uomo possa sperimentare le gioie e i dolori del parto, è possibile fissare il ramo di un grande vaso sanguigno, come l’arteria iliaca interna, all’utero trapiantato. Un po’ l’equivalente delle vene uterine e arterie naturali con le quali le donne nutrono l’utero. Attraverso una terapia ormonale, inoltre, si potrebbe diminuire il testosterone e introdurre progesterone ed estrogeni necessari a preparare l’utero alla gravidanza.

Al momento, il problema più spinoso riguarda il trasferimento di un embrione coltivato in vitro nell’utero trapiantato. Per le donne sottoposte a trattamenti di fertilità ciò avviene attraverso la vagina, la cervice e l’utero, mentre le tecniche per collegare una vagina ricostruita chirurgicamente e un utero trapiantato non sono mai state sperimentate (AdnKronos, 4 dicembre).

SPERIMENTAZIONI NEGLI ANNI ’60

«I tentativi di fare trapianto di utero in modelli animali – spiega ad Aleteia il bioetecista padre Maurizio Faggioni – risalgono agli Anni’ 60 del secolo XX.  Dopo una tempo di calo di interesse per la questione, dovuto al concentrarsi dei ricercatori e dei medici sulla fecondazione artificiale, da qualche anno si sono moltiplicati i tentativi su soggetti umani». Nel settembre del 2014 si è avuta in Svezia la nascita di un bambino da una donna che, per una rara patologia, era nata senza utero, ma che era per il resto del tutto normale.

DONAZIONE “NON IN AFFITTO”

La madre aveva ricevuto l’utero da una donatrice ormai in menopausa, ma il bambino era suo e di suo marito a tutti gli effetti, essendo stato concepito con i gameti suoi e di suo marito. Non era, insomma, il caso di un utero in affitto o di un bambino concepito con gameti di donatori esterni alla coppia.

PERPLESSITA’ E COMPRENSIONE

Questa pratica, prosegue il docente di bioetica presso la Accademia Alfonsiana di Roma, «suscita molte perplessità anche dal punto di vista medico, per i gravi rischi che comporta, e si accompagna a evidenti problemi etici e psicologici che qui non possiamo approfondire. Si resta, però, entro un ambito comprensibile: abbiamo donne prive di utero per malattia, per difetti congeniti, per interventi chirurgici e la medicina cerca di ricostruire l’integrità del loro corpo di donne per dare loro la gioia della gestazione».

UN ANNUNCIO DISCUTIBILE

La notizia di studi volti a sperimentare il trapianto dell’utero in un organismo maschile «lascia ancora più interdetti – sentenzia Faggioni -. Due anni fa, su una autorevole rivista internazionale, si era presa in considerazione questa possibilità e la si era giustificata con argomenti davvero conturbanti. Gli autori dicevano che, a parte le difficoltà di tipo tecnico e medico, non vedevano nessun motivo etico per respingere l’idea di eseguire un trapianto di utero in un paziente maschio e spiegavano che un paziente maschio che desideri fare l’esperienza della gravidanza ha il diritto a poterla fare».

OMBRE DI TEORIE GENDER

Il bioeticista non ci gira attorno: «Vediamo operare in questo progetto aberrante quella teoria del genere di cui tanto si parla. In base alle espressioni estreme della ideologia del genere le differenze fra maschio e femmina non sono radicate nella natura, ma sono frutto di costruzioni culturali e perciò possono e, forse, devono essere annullate. Il corpo maschile e femminile possono essere vissuti in modi diversi e manipolati a seconda dei desideri e del sentire delle persone». Questo è il contesto mentale, fa notare Faggioni, «che è sottinteso al progetto di trapiantare l’utero in un uomo perché, quando si perde di vista lo specifico dell’uomo e della donna secondo il progetto di Dio e non si coglie più la bellezza e la ricchezza delle differenze dei sessi, allora è possibile ogni deriva».

LA BUONA MEDICINA

Una buona medicina, conclude, «si prende cura del bene autentico delle persone» e non si fa «semplice strumento del desiderio, soprattutto se questo desiderio nega la verità dell’uomo e della donna nella loro diversità e nella loro reciprocità».

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