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Papa Francesco: anche io, in un momento di dolore, ho sperimentato la misericordia di Dio

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don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 04/12/15

Il Pontefice spiega: «Ho convocato il Giubileo perché ho sentito che era desiderio del Signore mostrare agli uomini la via della riconciliazione»

Inutile nasconderlo: per un giornalista, intervistare il Papa è come una medaglia d’oro alle olimpiadi per un atleta; uno di quegli obiettivi impossibili che tutti, nel nostro mestiere, prima o poi sognano di raggiungere. Per noi di Credere però, in questo caso, non è così: il nostro obiettivo non era appuntarci sul petto la stelletta al merito. Piuttosto, come rivista ufficiale del Giubileo, ci è sembrato necessario, inevitabile quasi, iniziare il percorso di questo Anno santo straordinario ascoltando innanzitutto le risposte di Jorge Mario Bergoglio, il Vescovo di Roma che questa iniziativa posta sotto il segno della misericordia ha voluto sin dal primo istante della sua elezione, la sera del 13 marzo 2013.

Come è successo in altre interviste che ha concesso in questi due anni e mezzo di pontificato, papa Francesco non si è tirato indietro. E anche sulle domande più personali, com’è nel suo stile, non ha glissato. Anzi, le sue riflessioni spirituali si capiscono meglio, e appaiono vere in modo trasparente, perché Bergoglio le fonda sempre sulla propria esperienza personale di credente, un semplice cristiano bisognoso – come tutti – della misericordia del Signore.

Siamo sicuri che, come è capitato a noi, anche ai nostri lettori le parole di Francesco risulteranno preziose per metterci tutti quanti in cammino sulla strada tracciata da questo Giubileo. Nello spirito degli antichi pellegrini, questuanti della grazia e della verità del Signore Gesù, la cui venuta questo tempo liturgico ci ricorda essere ormai prossima.

Padre Santo, ora che stiamo per entrare nel vivo del Giubileo, ci può spiegare quale moto del cuore l’ha spinta a mettere in risalto proprio il tema della misericordia? Quale urgenza percepisce, a tale riguardo, nell’attuale situazione del mondo e della Chiesa?

«Il tema della misericordia si va accentuando con forza nella vita della Chiesa a partire da Paolo VI. Fu Giovanni Paolo II a sottolinearlo fortemente con la Dives in misericordia, la canonizzazione di santa Faustina e l’istituzione della festa della Divina Misericordia nell’Ottava di Pasqua. Su questa linea, ho sentito che c’è come un desiderio del Signore di mostrare agli uomini la sua misericordia. Non è quindi venuto in mente a me, ma riprendo una tradizione relativamente recente, sebbene sempre esistita. E mi sono reso conto che occorreva fare qualcosa e continuare questa tradizione. Il mio primo Angelus come Papa fu sulla misericordia di Dio e in quell’occasione parlai anche di un libro sulla misericordia regalatomi dal cardinale Walter Kasper durante il Conclave; anche nella mia prima omelia come Papa, domenica 17 marzo nella parrocchia di Sant’Anna, parlai della misericordia. Non è stata una strategia, mi è venuto da dentro: lo Spirito Santo vuole qualcosa. È ovvio che il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha bisogno di compassione, ovvero di patire con. Siamo abituati alle cattive notizie, alle notizie crudeli e alle atrocità più grandi che offendono il nome e la vita di Dio. Il mondo ha bisogno di scoprire che Dio è Padre, che c’è misericordia, che la crudeltà non è la strada, che la condanna non è la strada, perché la Chiesa stessa a volte segue una linea dura, cade nella tentazione di seguire una linea dura, nella tentazione di sottolineare solo le norme morali, ma quanta gente resta fuori. Mi è venuta in mente quell’immagine della Chiesa come un ospedale da campo dopo la battaglia; è la verità, quanta gente ferita e distrutta! I feriti vanno curati, aiutati a guarire, non sottoposti alle analisi per il colesterolo. Credo che questo sia il momento della misericordia. Tutti noi siamo peccatori, tutti portiamo pesi interiori. Ho sentito che Gesù vuole aprire la porta del suo cuore, che il Padre vuole mostrare le sue viscere di misericordia, e per questo ci manda lo Spirito: per muoverci e per smuoverci. È l’anno del perdono, l’anno della riconciliazione. Da un lato vediamo il traffico di armi, la produzione di armi che uccidono, l’assassinio d’innocenti nei modi più crudeli possibili, lo sfruttamento di persone, minori, bambini: si sta attuando – mi si permetta il termine – un sacrilegio contro l’umanità, perché l’uomo è sacro, è l’immagine del Dio vivo. Ecco, il Padre dice: “Fermatevi e venite a me”. Questo è quello che io vedo nel mondo».

Lei ha detto che, come tutti i credenti, si sente peccatore, bisognoso della misericordia di Dio. Che importanza ha avuto nel suo cammino di sacerdote e di vescovo la misericordia divina? Ricorda in particolare un momento in cui ha sentito in maniera trasparente lo sguardo misericordioso del Signore sulla sua vita?

«Sono peccatore, mi sento peccatore, sono sicuro di esserlo; sono un peccatore al quale il Signore ha guardato con misericordia. Sono, come ho detto ai carcerati in Bolivia, un uomo perdonato. Sono un uomo perdonato, Dio mi ha guardato con misericordia e mi ha perdonato.

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giubileo della misericordiapapa francesco
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