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Il Giubileo della Dignitatis Humanae, occasione per una riflessione

@Luca Cerabona
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Intervista con Gaetano De Simone in margine all’annuale Colloquio sulla Dottrina Sociale della Chiesa svoltosi in Lateranense

Nell’ambito delle celebrazioni per il Giubileo del Concilio Vaticano II, fortemente voluto da Papa Francesco, diventa di ancora maggiore interesse l’annuale Colloquio sulla Dottrina Sociale della Chiesa promosso dalla Pontificia Università Lateranense. Quest’anno è centrale l’enciclica Dignitatis Humanae, una delle pietre miliari del Concilio. Aleteia ne ha parlato con don Gaetano De Simone, ordinario di Dottrina Sociale della Chiesa presso la Lateranense.

La forza profetica della Dignitatis humanae oggi appare chiara quando osserviamo luoghi del vicino oriente (ma non solo) in cui la libertà religiosa è solo una parola e dove a causa della propria scelta di fede, si rischia la vita…

De Simone: La forza profetica è un dono che accomuna le più note encicliche sociali, questo prevalentemente per due motivi: il primo è che la dottrina sociale affronta i temi che più affliggono la società umana, il secondo è che purtroppo le tematiche affrontate continuano ad esistere e a preoccupare: tematiche come la dignità umana, la guerra, il lavoro, e in ultimo, non certo per importanza, la libertà religiosa, continuano ad affliggere l’esistenza umana, magari con volti diversi e mutati con il tempo ma sempre con la medesima pericolosità e tragicità. La libertà religiosa ha subito sempre notevoli compressioni e ostacoli in diverse parti del mondo. La dignità della persona e la natura stessa della ricerca di Dio esigono per tutti gli uomini l’immunità ad ogni coercizione nel campo religioso, avverte la DH, in quanto tale libertà è iscritta nella natura umana e deve poter essere esercitata senza alcun ostacolo, dato che “la verità non si impone altrimenti che in forza della verità stessa” (DH, 1)

La libertà religiosa è la parente stretta della libertà di coscienza che sempre di più viene compressa nelle società occidentali. Cosa ne pensa?

De Simone: Entrambe rientrano nel concetto più ampio di libertà e l’una e necessaria all’altra e viceversa. Ma quello desta pù preoccupazione è che, a mio avviso, in occidente e penso in particolare all’Europa, più che ad una compressione della libertà di coscienza, abbiamo assistito ad un abbandono della stessa, ad un disinteresse: a quel procedimento denominato relativismo che ha pervaso tutti gli ambiti, ad una indifferenza nei confronti di questioni come la libertà di coscienza e il tutto a vantaggio delle nuove libertà quelle ispirate da una ceca logica di consumismo e che hanno scalato rapidamente proprio nella coscienza di molti la vetta delle priorità. In Europa sembra lontano o addirittura dimenticano quel tortuoso e sofferto cammino che ha portato ad erigere a diritto fondamentale della persona e logica conseguenza della sua stessa dignità: la libertà di coscienza nelle sue diverse espressioni e diramazioni.

Tuttavia non esiste una libertà piena quando si è schiavi del bisogno, l’ecologia integrale proposta da Francesco è la pienezza della dottrina sociale della Chiesa, utopismo o profezia?

De Simone: Nessuno sarà mai libero se schiavo dei bisogni, l’ecologia integrale non è né utopismo né profezia, ma è una legittima speranza ed è anche l’unica strada possibile da percorrere.

I diritti dei lavoratori e il diritto al lavoro sono un altro tema centrale della predicazione del Papa, l’Italia e l’Europa stanno andando nella direzione di una società equa, solidale e che mette al centro la famiglia e i lavoratori?

De Simone: Il tema del lavoro è una delle tematiche che da sempre ha preoccupato ed impegnato la Dottrina sociale della Chiesa, dall’inizio della sua stessa missione nel magistero sociale. Proprio le condizioni degli operai e la questione sociale portarono Leone XIII alla Rerum novarum, in quel lontano 1891. Il lavoro è stato ed è un tema centrale del magistero sociale della Chiesa, proprio perchè soltanto il lavoro può renderci liberi dai bisogni di cui parlavamo prima, e ciò che risulta evidente passando per la Laborem exercens di Giovanni Paolo II e giungendo alle parole odierne di Papa Francesco. Purtroppo, e questo vale per l’Europa ma soprattutto per l’Italia le politiche del lavoro viaggiano in una direzione completamente opposta ad una società equa e solidale. Naturalmente i motivi e le cause sono ben note, ma sarebbe qui troppo lungo anche soltanto accennarle, ma sicuramente occorre una brusca virata per invertire la rotta e puntare verso porti sicuri che proteggano e rilancino il lavoro e tutelino la famiglia, e per far questo occorre la partecipazione di tutti nessuno escluso.

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