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Dall’informatica ai pannolini, Cesare e Lavinia “nonni” al Dispensario Santa Marta

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"Tu dai il tempo e ricevi umanità". Dal Vaticano la storia di un'opera che dal 1922 si prende cura dei bambini più piccoli

Si inizia un po’ per caso e poi non si va via più. È la storia di Lavinia e Cesare, e dei volontari del Dispensario Santa Marta, una “casa” all’interno del Vaticano che da oltre 90 anni accoglie e si prende cura dei più piccoli. “Tanti anni fa dissi a mio figlio che mi sarebbe piaciuto avere un altro bambino. E lui mi ha detto: ‘mamma, ma sei matta? vai a fare volontariato, conosco una ragazza che lo fa..’”. Quella ragazza era volontaria al Dispensario e Lavinia è andata con lei. La prima volta è stata una giornata di sole di 20 anni fa, e da allora ha continuato: “Mi ha dato tantissimo, personalmente e poi in famiglia, nei rapporti con le persone”. E pian piano anche suo marito Cesare l’ha seguita. Lui lavora nel campo dell’informatica, e qualche volta le suore del Dispensario gli hanno chiesto aiuto per piccoli problemi, finché “mi sono lasciato risucchiare da questa esperienza, che molto positiva e arricchente”.

Le suore vincenziane – che dirigono quest’opera del 1922 – offrono cure e sostentamento ai bambini dalla nascita fino ai 3-4 anni di età: pannolini, pappe, biscotti, vestiti e giocattoli. Ma soprattutto il servizio medico, in cui i bimbi vengono assistiti da specialisti che offrono gratuitamente la loro opera: dentisti, pediatri, ecografisti, psicologi e anche il ginecologo. E se fino ad anni recenti erano soprattutto famiglie romane a usufruire dei servizi, oggi l’utenza è notevolmente cambiata ed è a dir poco variopinta; in questo angolo di Vaticano si incontrano colori e suoni di mondi lontani. “Ci chiediamo spesso chi sono queste persone, da dove vengono, cosa li ha portati al Dispensario”. E se molti all’inizio sono diffidenti, nel tempo cominciano ad aprirsi “e nascono anche bei rapporti, perché si affidano, capiscono che quello che fai è perché gli vuoi bene” racconta Lavinia, con la voce rotta per la commozione.

Cesare e Lavinia si ritrovano a fare un po’ da genitori a queste giovani mamme e da nonni ai bambini: “A volte ti confidano qualcosa che le mette a disagio, allora tu gli dici il tuo punto di vista, e sempre entra qualcosa, lo vedi da come ti sorridono o come si avvicinano la volta dopo. Gli fai un po’ da mamma a volte” racconta Lavinia. “Abbiamo dei nipotini e ci rendiamo conto di quanto sono fortunati rispetto ad altri, che vengono qua e hanno bisogno cure, della fortuna di vivere in certi posti e avere la disponibilità sanitaria. Una volta ho chiesto a una mamma indiana perché rimaneva qui e non tornava al suo paese, perché comunque qui hanno tanti disagi e lei mi diceva: io qui vengo a curare mio figlio”. Racconta Cesare: “C’è il contatto diretto dei nonni con i nipotini, diventano anche tuoi… i pannolini sono gli stessi, la cacca è la stessa, la pipì è la stessa, puzzano alla stessa maniera. È una atmosfera di quotidianità che si incontra e che viviamo e questo è il bello”.

Cesare e Lavinia si occupano dell’accoglienza dei piccoli cercando di mettere a proprio agio i bimbi, magari con qualche giocattolo, e di aiutare le mamme a prepararli per la visita. Per ogni bambino viene poi compilata una scheda in cui vengono registrati i controlli, le medicine assegnate, la terapia da seguire, insomma una vera e propria cartella con la storia sanitaria. Entrambi sono convinti che “si prende più di quanto si dà. Si dà la disponibilità del tempo, le proprie competenze.. mentre il rapporto umano che si crea, i sentimenti che passano, il contatto con altre culture, è una cosa forte, intensa, te la porti addosso, te la porti dietro, è un arricchimento vero”. Una esperienza così “la consiglieremmo a tutti”.

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