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L’Ostia danneggiata o rovinata va utilizzata oppure no?

Jeffrey-Bruno
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C'è una prassi molto importante da seguire. E non sempre è possibile il lavaggio e il consumo

“Abusi” liturgici legati all’Eucaristia: qual è il modo più corretto per raccogliere, conservare un’Ostia che cade a terra, si infanga, si sporca, si deteriora o si frantuma in qualche modo? Deve essere sempre consumata? Oppure anche conservata? Cambia qualcosa in questa prassi se l’Ostia è benedetta o meno?

«Non è infrequente che, in modo accidentale, la particola consacrata cada per terra e sia esposta a profanazioni, soprattutto nel contesto di celebrazioni di massa all’aperto – premette ad Aleteia il liturgista don Enrico Finotti, direttore della rivista “Culmen et Fons” – ma per capire il senso e il rigore delle norme liturgiche in merito è necessario ribadire alcune premesse teologiche sulla dottrina eucaristica».

PREMESSE DOTTRINALI

La questione, spiega il liturgista, «è della massima importanza in quanto non si tratta semplicemente di una reliquia o di un’immagine sacra (oggetti comunque di grande venerazione), ma del santissimo Sacramento, ossia della presenza ‘vera, reale e sostanziale’ del Verbo incarnato, morto e risorto, che ora sta nella gloria alla destra del Padre e al contempo sui nostri altari sotto il velo delle specie sacramentali». Finotti, cita in tal senso due fonti.

“Augustissimo sacramento è la santissima Eucaristia, nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto…” (Can. 897).

“Una presenza assolutamente unica, perché nel sacramento dell’Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente” (Rito della Comunione fuori della Messa e culto eucaristico, n. 6).

CULTO DI ADORAZIONE

L’altra premessa è che la Chiesa rivolge al santissimo Sacramento non un semplice culto di venerazione (dulia), ma un vero culto di adorazione (latria). Anche qui il richiamo del liturgista è a due fonti che lanciano un messaggio preciso.

“I fedeli abbiano in sommo onore la santissima Eucaristia, partecipando attivamente nella celebrazione dell’augustissimo Sacrificio, ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione…” (Can. 898)

“Nessun dubbio quindi che tutti i fedeli, in linea con la pratica tradizionale e costante della Chiesa cattolica, nella loro venerazione verso questo santissimo Sacramento, rendano ad esso quel culto di latria che è dovuto al vero Dio” (Rito della Comunione fuori della Messa e culto eucaristico, n. 3)

GRAVE DELITTO

Infine la profanazione di questo «grande» Sacramento, quindi, «è annoverata tra i delitti più gravi (graviora delicta) che implicano la scomunica latae sententiae», ricorda Finotti, citando il codice di diritto canonico: Chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica …(Can. 1367).

“RACCOLTI CON RISPETTO”

In virtù di queste regole, esistono delle norme liturgiche che regolamentano l’utilizzo dell’Ostia danneggiata. L’indicazione più esplicita nei vigenti libri liturgici è quella offerta dal Rito della Comunione fuori dalla Messa e culto eucaristico al n. 22:

“I frammenti eventualmente rimasti dopo la comunione, vanno raccolti con rispetto e deposti nella pisside o in un vasetto con acqua (…). L’acqua delle abluzioni si beva o si versi in un luogo conveniente”.

Da questa «rubrica, breve ed essenziale», prosegue Finotti, «possiamo dedurre alcune indicazioni pratiche più specifiche».

IL VASETTO DELL’ABLUZIONE E IL SACRARIO

Per quanto concerne il vasetto dell’abluzione e il sacrario si possono fare alcune considerazioni.

«Presso il tabernacolo eucaristico – evidenzia il liturgista – dovrebbe esservi in modo permanente il vasetto con l’acqua per l’abluzione, frequentemente rinnovata, e il purificatoio».

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