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Gli “anelli di fidanzamento” che ho ricevuto da Dio

Spencer Lunn CC

Suor Theresa Aleteia Noble - pubblicato il 01/12/15

Quando ero in fase di discernimento sulla vita religiosa e sentivo le suore usare i termini “marito” e “sposo” per Dio, mi veniva la tremarella

Avrete spesso sentito dire che Dio si sposa spiritualmente con le anime. Sia benedetta la sua misericordia per tanta umiliazione!… Si tratta di un paragone grossolano; eppure non trovo nulla che faccia meglio intendere queste cose come il sacramento del matrimonio. Certo che la differenza è molto grande.

Teresa d’Avila, Il Castello Interiore

Quando ero in fase di discernimento sulla vita religiosa e sentivo le suore usare i termini “marito” e “sposo” per Dio, mi veniva la tremarella.

All’epoca era molto popolare lo show della HBO Big Love, che mostrava un mormone con le sue tre mogli. Immaginavo Dio simile a Bill Paxton, un uomo con un harem di mogli e case contigue in paradiso.

Grazie a Dio avevo un’amica francese in fase di discernimento sulla vita religiosa che condivideva alcuni dei miei dubbi.

Un giorno la mia amica ed io siamo andate a un evento organizzato da una congregazione di suore nella mia zona.

La mia amica ha chiesto a una suora: “Se lei è una suora, pensa di avere Gesù come suo sposo?”

La suora ha replicato scioccata: “No! Perché mai dovresti pensare una cosa del genere?”

La mia amica, confusa, ha cercato di spiegarsi, ma né io né lei siamo riuscite a capire perché la suora si era sentita offesa.

Alla fine è saltato fuori che la suora aveva capito “gesuita” e non “Gesù”. Abbiamo tutte riso di gusto, ma la domanda della mia amica, e mia, è rimasta senza risposta.

Nonostante le resistenze che provavo di fronte al linguaggio sponsale, durante il mio periodo di discernimento ho portato un anello d’argento a tre fasce che avevo ricevuto quando avevo fatto la Cresima, un paio d’anni prima. Era come portare la Trinità al dito. Il mio primo “anello di fidanzamento” da parte di Dio.

Quando sono entrata in convento, i miei sentimenti sulla questione non sono cambiati. Alcune delle altre donne che erano entrate con me si riferivano a Gesù come al loro “fidanzato”, e ne parlavano con un sentimentalismo tale che ho iniziato a chiedermi se ci fosse in me qualcosa che non andava.

Non fraintendetemi. Amavo Gesù. Il mio amore per lui era intenso. Lo amavo come non avevo mai amato nessun altro, ma paragonarlo a un fidanzato? Mi sembrava così incompleto, così strano, così… strappalacrime.

In un ritiro vicino al momento della professione dei voti ho sentito un invito da parte di Dio ad avvicinarmi a lui, ad avere un rapporto più intimo. Mi sono sorpresa per la mia reazione viscerale. Anche se desideravo profondamente conoscere Dio, essere vicina a lui, ero disgustata al pensiero.

La sessualità e il desiderio sono profondamente spirituali. In un mondo saturo di sesso, penserete che dovremmo essere più spirituali piuttosto che meno. Il problema è che il sesso dell’era moderna è una povera imitazione della cosa reale.

L’amore di un rapporto sessuale è inteso a rispecchiare l’amore incondizionato di Dio stesso; un amore che è fedele, fecondo, un amore che è per sempre.

Come ha detto una volta papa Francesco, “il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi”.

L’abuso del sesso nel nostro mondo influisce non solo sul matrimonio, sulla famiglia e sulle vocazioni, ma su qualcosa di ancor più fondamentale: il rapporto di ogni individuo con Dio. Quando perdiamo di vista il vero significato del sesso, l’uso rispettoso del sesso, perdiamo di vista come relazionarci con Dio.

Nel nostro mondo, piuttosto che essere una promessa di amore eterno, il sesso è spesso un uso reciproco. Quando quindi Dio ci invita ad avvicinarci, ad avere un rapporto intimo con Lui, possiamo pensare che voglia usarci, o che non ci si debba fidare. È solo attraverso la preghiera e il crescere nella conoscenza di Dio che i nostri sospetti gradualmente svaniscono.

Negli anni che ho trascorso in convento ho imparato a fidarmi di più di Dio. Ho capito che il suo amore non è affatto utilitaristico. Vuole attirarmi semplicemente perché mi ama.

Ora posso dire senza problemi che il mio rapporto con Dio è sponsale; è la più stretta analogia che abbiamo, e Dio ha voluto che fosse così. Tutti noi, in fondo, siamo chiamati a un rapporto sponsale con Dio attraverso le nostre diverse vocazioni.

Ma non uso ancora termini affettuosi o un linguaggio sentimentale per descrivere il mio rapporto con Dio. Non fa per me. Non sono mai stata molto romantica. Al di là della personalità, c’è anche il fatto che per me il linguaggio sponsale non riesce a cogliere l’immensa e imperscrutabile realtà.

Ad ogni modo, in qualche maniera misteriosa mi sono legata a Dio attraverso i miei voti, e lui si è legato a me.

Si è chinato a prendermi la mano, ha detto “Talità kum” e mi ha elevata nella dinamica della Trinità.

Mi sono liberata di tutte le solite trappole della vita e ho camminato liberamente nella nebbia del mistero divino.

Come ho scritto poco dopo aver preso i voti, “È come se i miei voti premessero la mia anima su Dio come un piccolo fiore di campo tra le spesse pagine di un vecchio libro”.

Lui è mio e io sono sua.

Martedì prossimo, nel mio articolo condividerò con voi le storie sorprendenti degli altri tre “anelli di fidanzamento” ricevuti da Dio.

SuorTheresaAletheiaNoble, fsp, è autrice di The Prodigal You Love: Inviting Loved Ones Back to the Church. Di recente ha pronunciato i primi voti con le Figlie di San Paolo. Ha un blog su Pursued by Truth.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
discernimentovita consacrata
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