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«Fratelli musulmani, diciamo no alla violenza nel nome di Dio»

© GIANLUIGI GUERCIA / AFP

Pope Francis (C) is greet by Central Mosque Imam Nehedid Tidjani (L), upon his arrival in the PK5 neighborhood on November 30, 2015 in Bangui. Pope Francis on November 30 said Christians and Muslims were "brothers", urging them to reject hatred and violence on a visit to a mosque in a flashpoint Muslim neighbourhood of the Central African Republic's capital Bangui. AFP PHOTO / GIANLUIGI GUERCIA / AFP / GIANLUIGI GUERCIA

Domenico Agasso jr | Vatican Insider | Mon Nov 30 2015

Il Papa è entrato nella moschea centrale di Bangui. «Restiamo uniti perché cessi ogni azione che da una parte o dall'altra ha in fondo lo scopo di difendere interessi particolari»

Pochi credevano che ci sarebbe riuscito. Troppo rischioso, si diceva. Invece papa Francesco ce l’ha fatta. È entrato nella moschea centrale di Koudoukou, a Bangui, nel «famigerato «Km5», dove c’è una linea che divide il quartiere dei musulmani, la maggioranza, dalla parte dove vivono i cristiani. È una zona pericolosa, simbolo delle tensioni provocate dalla guerra civile della Repubblica Centrafricana. Proprio qui, il Pontefice ha scandito queste parole: «Tra cristiani e musulmani siamo fratelli». Ha invitato a restare «uniti perché cessi ogni azione che da una parte o dall’altra sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune». Ha lanciato un appello: «Insieme diciamo no a odio, violenza, vendetta, in particolare quella in nome di una fede o di un Dio».

Il Papa è stato accolto da un saluto dall’imam della moschea, Tidiani Moussa Naibi, che ha affermato: «Il popolo centrafricano non è condannato al conflitto e alla violenza. La situazione attuale del nostro paese non durerà per sempre. È semplicemente un momento della nostra storia. Un momento doloroso, certamente, un momento sfortunato, ma soltanto un momento. E presto, molto presto, ritroveremo la pace e la sicurezza di un tempo». L’imam ha osservato che la Rc ha bisogno «della solidarietà del mondo intero», ha citato i vari interventi in tal senso, di Unione economica africana (Cmac), Unione africana (Ua), «Francia, Unione europea e delle Nazioni Unite». «Non ignoriamo – ha detto a proposito dell’aiuto internazionale alla sicurezza del Paese – e non dimenticheremo mai le decine di giovani soldati di questi differenti paesi che hanno perso la propria vita per portare la pace al nostro popolo. A tutti noi diciamo grazie dal profondo del cuore». Secondo l’Imam, «la solidarietà del mondo verso il popolo centrafricano si manifesta oggi con la sua presenza – ha detto al Pontefice – nella moschea centrale di Bangui». Attraverso questa visita «il mondo mostra che ci guarda e si preoccupa sempre della nostra situazione», ha commentato l’esponente islamico, «e di contro vorremmo rassicurare il mondo: la nostra situazione è solo un momento della nostra storia, non è eterna, è un momento doloroso, ma noi ritroveremo la nostra pace e la nostra sicurezza di un tempo, troveremo anche una pace e una sicurezza ancora più grandi e più giuste. La speranza – ha detto l’imam – ci è concessa nei fatti grazie alle molteplici azioni volte a riportare la pace, a incoraggiare la condivisione del potere, a organizzare elezioni libere e democratiche, a creare le condizioni per una buona gestione dello Stato, che conduce con coraggio e assiduità il Governo di Transizione. Possa Dio onnipotente – ha concluso l’imam –  portare  la pace nel nostro Paese, una pace uguale giusta e feconda».

Papa Bergoglio ha chiamato i musulmani «cari fratelli», ai quali ha detto che per lui «è una grande gioia incontrarvi ed esprimervi la mia gratitudine per la vostra calorosa accoglienza. La mia visita pastorale nella Repubblica Centrafricana non sarebbe completa se non comprendesse anche questo incontro con la comunità musulmana»; ha ringraziato l’Imam «per le sue gentili parole di benvenuto».

Poi, entra nel «cuore» del tema: il rapporto tra le due religioni: «Tra cristiani e musulmani siamo fratelli. Dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace. Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni». Dunque, «dobbiamo rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune».

Ecco il suo appello: «Insieme, diciamo no all’odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, salam».

Francesco ha sottolineato come «in questi tempi drammatici, i responsabili religiosi cristiani e musulmani hanno voluto issarsi all’altezza delle sfide del momento. Essi hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità tra tutti. Vorrei assicurare loro la mia gratitudine e la mia stima».

Il Pontefice ha ricordato i «tanti gesti di solidarietà che cristiani e musulmani hanno avuto nei riguardi di loro compatrioti di un’altra confessione religiosa, accogliendoli e difendendoli nel corso di questa ultima crisi, nel vostro Paese, ma anche in altre parti del mondo».

Pensando in particolare al Centrafrica, Francesco auspica che «le prossime consultazioni nazionali diano al Paese dei Responsabili che sappiano unire i Centrafricani, e diventino così simboli dell’unità della nazione piuttosto che i rappresentanti di una fazione».

Francesco ha incoraggiato «vivamente a fare del vostro Paese una casa accogliente per tutti suoi figli, senza distinzione di etnia, di appartenenza politica o di confessione religiosa». Così la Repubblica Centrafricana, «situata nel cuore dell’Africa, grazie alla collaborazione di tutti i suoi figli, potrà allora dare un impulso in questo senso a tutto il continente»; in particolare, «potrà influenzarlo positivamente e aiutare a spegnere i focolai di tensione che vi sono presenti e che impediscono agli Africani di beneficiare di quello sviluppo che meritano e al quale hanno diritto».

Infine, l’invito a «pregare e a lavorare per la riconciliazione, la fraternità e la solidarietà tra tutti, senza dimenticare le persone che più hanno sofferto per questi avvenimenti. Dio vi benedica e vi protegga!».

Uscendo, in papamobile aperta ha percorso un tratto attorno alla moschea in mezzo agli sfollati sistemati in quella zona, in una scuola in disuso: attorno a Francesco, un clima di calore, emozione, gioia.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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