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Humour conciliare: aneddoti, storielle e battute dal Vaticano II

AFP PHOTO / VINCENZO PINTO

Mirko Testa - Aleteia - pubblicato il 29/11/15

Il Concilio Vaticano II fu voluto da papa Giovanni XXIII con lo scopo di «aggiornare» le verità fondamentali della nostra fede, cioè di ripensarle e presentarle nel modo più adatto alla gente dei nostri giorni.Può allora sembrare un controsenso, se non un oltraggio scherzarci sopra.

Eppure, se c’è un umorismo negativo, offensivo, che si esprime con l’ironia e il sarcasmo, ce n’è uno bonario, familiare, che coglie accostamenti insoliti, suggerisce sviluppi impensati, e in fondo richiama le radici più significative della realtà che si prende in considerazione. E le freddure o le battute venivano spontanee durante le assemblee del Concilio o negli incontri successivi ed erano sempre benevole, anche quando mettevano in evidenza posizioni o interventi discutibili. In genere l’umorismo prendeva di mira la minoranza (anche perché le battute critiche sulla minoranza erano… la maggioranza), facendone risaltare le chiusure o le incoerenze.

Ne è testimone un libretto umoristico francese apparso nel 1966 e ripubblicato dall’editrice Áncora con il titolo «Le bolle del Concilio». Il volume è frutto dell’opera collettiva di giornalisti, esperti (noti come periti) e Padri conciliari (c’è persino un cardinale). Alcune sono autentiche, altre sono state raccontate nell’aula conciliare o nei dintorni e poi raccolte fedelmente nei corridoi del Vaticano II.

Al Concilio le opposizioni spesso molto vivaci non hanno dato luogo che a qualche battuta maliziosa, ma senza cattiveria. Sono le tracce di questa malizia che si troverà in alcune di queste storielle, e niente di più.

DELICATEZZA
Giovanni XXIII volle che i Padri conciliari avessero a loro disposizione, all’interno di San Pietro, due bar, che rimanevano aperti durante le Congregazioni generali. Uno fu soprannominato dai Padri BAR ABBAS. L’altro BAR JONAS ‒ appellativo dato a Pietro nel Vangelo: «figlio di Giona» (Mt 16,17). Il papa spiegò così la sua decisione: «Poveretti, devono avere modo di rilassarsi. Se non gli avessi concesso un bar, avrebbero fumato dentro le loro mitre!».

LESA MAESTÀ
Le toilettes del Concilio avevano due indicazioni in italiano: «libero» e «occupato». Un vescovo propose che fossero tradotte in latino, con queste diciture: sede vacante e feliciter regnante (nella terminologia ufficiale vaticana la prima espressione latina indica il periodo intercorrente fra la morte di un papa e l’elezione del successore, la seconda il papa in carica).

SUENENS… SE AVESSE AVUTO UNA FIAT?

Molti aneddoti hanno come bersaglio il cardinale belga Léon-Joseph Suenens, voce di punta della frangia progressista al Vaticano II e – secondo alcuni – uno dei motori “occulti” insieme a mons. Hélder Câmara dell’assemblea conciliare. Il cardinale Suenens aveva una magnifica Mercedes. Un giorno gli studenti del seminario belga scrivono con un gessetto, sul tettuccio dell’auto, questa frase del Vangelo: accipit mercedem suam. Ovvero: ha ricevuto la sua ricompensa (cf Mt 6,5).

Il porporato parlava molto di dialogo al Concilio, ma – a quanto pare – lo praticava poco nella sua diocesi. «È uno specialista del monologo sul dialogo» dicevano alcuni suoi preti della diocesi di Malines Bruxelles.

Durante un’udienza concessagli da Giovanni XXIII, si racconta poi, si inginocchiò davanti a lui, dimenticando che un cardinale non si deve inginocchiare davanti al Papa. Poco tempo dopo, all’inizio di una nuova udienza, il Papa gli diede una foto: raffigurava il loro precedente incontro.

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Tags:
concilio vaticano ii
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