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Francesco ai giovani: «La corruzione non vi distrugga il cuore»

Andrea Tornielli - Aleteia - pubblicato il 27/11/15

Le parole forti del Papa nel discorso a braccio allo stadio Karasani di Nairobi: ci sono casi in tutte le istituzioni, «incluso il Vaticano».

«Ogni qual volta che accettiamo una tangente, e la mettiamo nella tasca, distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità e la nostra Patria. Per favore, non fatevi prendere il gusto di questo zucchero che si chiama corruzione! Non solo nella politica, in tutte le istituzioni, incluso in Vaticano ci sono casi di corruzione! La corruzione è dolce come lo zucchero, ci piace, è facile e poi finiamo male. E così noi finiamo diabetici o il nostro paese finisce diabetico». Lo ha detto Francesco parlando a braccio di fronte a settantamila giovani riuniti nello stadio Karasani di Nairobi. Il Papa ha messo da parte il discorso preparato e ha risposto a braccio, in spagnolo con la traduzione consecutiva in inglese, alle domande che gli avevano posto due giovani, Linette e Manuel.

Le sfide della vita

«Perché accadono le divisioni, le battaglie, la morte, la guerra, il fanatismo, la distruzione tra i giovani?». Francesco ha ricordato che nelle prime pagine della Bibbia c’è un fratello che uccide l’altro fratello: «Lo spirito del male ci porta alla distruzione, alla divisione, ci porta al tribalismo, alla corruzione, alla droga, ci porta alla distruzione per il fanatismo».

Il Papa ha invitato innanzitutto alla preghiera: «Un uomo perde il meglio del suo essere umano quando si dimentica di pregare, perché si sente onnipotente, perché non sente necessità di chiedere aiuto, davanti a tante tragedie». Poi ha invitato i giovani a considerare le difficoltà della vita non come qualcosa che «che ti blocca, di distrugge ti tiene prigioniero», ma come «un’opportunità». «Non viviamo in cielo, ma sulla terra. E la terra è piena di difficoltà. La terra è piena non solo di difficoltà ma anche di inviti a deviarti verso il male. Ma voi giovani avete la capacità di scegliere. Voglio farmi vincere dalle difficoltà o affrontarle come un’opportunità per vincere io?»

Contro il tribalismo

«Siete come gli sportivi che quando vengono a giocare allo stadio vogliono vincere o come quelli che hanno già venduto la vittoria agli altri e si sono messi i soldi in tasca?» ha chiesto il Papa. Che ha poi parlato della piaga del tribalismo, delle divisioni etniche e tribali.  «Il tribalismo distrugge una nazione, è avere le mani nascoste dietro la schiena, tenendo in ognuna una pietra da tirare contro l’altro!». Francesco ha spiegato che il tribalismo si vince con l’orecchio, chiedendo al fratello perché è così e ascoltando la sua risposta. Si vince con il cuore, e poi con la mano tesa al dialogo. «Se voi non dialogate e non vi ascoltate tra di voi, sempre esisterà il tribalismo che corrode la società».

Il Papa ha invitato alcuni giovani a raggiungerlo e ha chiesto a tutti i settantamila presenti – compreso il presidente Uhuru Kenyatta e tutte le autorità – ad alzarsi in piedi e a tenersi tutti per mano, come «segno contro il tribalismo, tutti siamo una nazione, così devono essere i nostri cuori! Vincere il tribalismo è un lavoro di ogni giorno. Un lavoro dell’ascolto, del cuore, da aprire all’altro, un lavoro delle mani, darsi le mani uno con l’altro».

Combattere la corruzione

«Si può giustificare la corruzione per il solo fatto che tutti stanno peccando e sono corrotti? Come possiamo essere cristiani e combattere il male della corruzione?» si è chiesto Francesco rispondendo alle sollecitazioni dei giovani. Il Papa ha ricordato il caso di un giovane argentino entusiasta della politica che aveva trovato lavoro presso un ministero. Dovendo decidere cosa comprare per l’ufficio, aveva valutato tre preventivi scegliendo il più conveniente. Ma il suo capo gli chiese: «Perché hai scelto questo? Devi scegliere quello che ti dà di più da metterti in tasca». «Non solo nella politica – ha continuato il Pontefice – in tutte le istituzioni, incluso in Vaticano ci sono casi di corruzione! La corruzione è dolce come lo zucchero, ci piace, è facile e poi finiamo male. E con tanto zucchero facile finiamo diabetici noi o finisce diabetico il nostro Paese».

«Ogni qual volta che accettiamo una tangente, e la mettiamo nella tasca – ha detto Francesco – distruggiamo il nostro cuore, la nostra personalità e la nostra Patria. Per favore, non fatevi prendere il gusto di questo zucchero che si chiama corruzione!» E se vediamo che tutti attorno a noi sono corrotti, «come in tutte le cose bisogna che siamo noi a iniziare a cambiare: se non vuoi corruzione nella tua vita, nella tua patria, comincia tu! Se non cominci tu, non comincia il tuo vicino. La corruzione ci ruba l’allegria, la pace. La persona corrotta non vive in pace».

«Quello che voi rubate con la corruzione, rimane qui» ha spiegato Bergoglio dopo aver raccontato l’esempio di un uomo corrotto che era morto e una signora aveva commentato: la bara non si chiudeva perché voleva portare con sé tutti i soldi che aveva rubato. Ma la corruzione lascia conseguenze «nel cuore di tanti uomini  e donne che sono rimasti feriti per i tuoi esempi di corruzione. Rimane nella mancanza di bene che avresti potuto fare e non hai fatto. Rimane nei bambini malati o affamati perché il denaro della tua corruzione era per loro. La corruzione non  è una strada di vita, è una strada di morte».

Come usare i media per divulgare il Vangelo?

«Il primo mezzo di comunicazione – ha ricordato il Papa – è la parola, il gesto, il sorriso, è la vicinanza, è cercare l’amicizia. Se voi parlate bene tra di voi e vi sorridete come fratelli, se siete vicini uno all’altro anche se siete di diverse tribù, e vi avvicinate al povero, all’abbandonato, all’anziano che ha bisogno di una visita, questi gesti di comunicazione sono più contagiosi di qualsiasi rete televisiva».

Il reclutamento dei terroristi

Riferendosi alla domanda di Manuel su come aiutare chi si è fatto reclutare dai fondamentalisti, Francesco ha detto: «Dobbiamo capire perché un giovane si fa reclutare o va in cerca di essere reclutato. Si stacca dalla sua famiglia, dai suoi amici, dalla sua tribù, dalla sua Patria, dalla vita, e impara a uccidere. Questa è una domanda che dovete fare a tutte le autorità: se un giovane o una giovane non ha lavoro, non può studiare, che può fare? Delinquere o cadere nella dipendenza di droga, o suicidarsi. In Europa le statistiche di suicidio non si pubblicano. Oppure si impegna in una attività che gli mostra un fine ingannatore nella vita».

«La prima cosa che dobbiamo fare per evitare che un giovane sia reclutato – ha continuato – è educazione e lavoro. Se un giovane non ha lavoro che futuro lo aspetta? E lì entra l’idea di farsi reclutare. Se un giovane non ha possibilità di educazione che può fare? Qui sta il pericolo. Un pericolo sociale che sta oltre noi, anche oltre il Paese, perché dipende da un sistema internazionale che è ingiusto e che ha al centro dell’economia non la persona ma il dio denaro. Che posso fare per farlo tornare? Prima di tutto pregare, ma pregare forte, perché Dio è più forte di qualsiasi reclutamento. E dopo parlargli con amore, amicizia, invitarlo a stare nel gruppo, non lasciarlo solo».

La mano di Dio e le tragedie della vita

Francesco ha quindi risposto a un’altra domanda del «teologo Manuel», come l’ha definito. «Come possiamo capire che Dio è nostro Padre nelle tragedie della vita? La domanda se la fanno gli uomini e le donne di tutto il mondo. E non trovano spiegazione. C’è una sola… non risposta, ma una sola strada: guarda al Figlio di Dio! Dio ha donato il Figlio per salvarci tutti. Dio stesso si è fatto tragedia, Dio stesso si è lasciato distruggere sulla croce. E quando sei disperato guarda alla croce: lì sta la distruzione di Dio, ma c’è una sfida alla nostra fede, la speranza! Perché la storia non è terminata in questo fallimento, ma nella resurrezione che ci ha rinnovati tutti».

Il Papa ha quindi raccontato «una confidenza», mettendo le mani in tasca. «Nelle mie tasche porto sempre due cose. Un rosario per pregare, e una cosa che sembra strana: che è questa, è la storia del fallimento di Dio. È una piccola Via Crucis» ha detto estraendo una piccolo quadretto ripiegato a libro. «Gesù ha sofferto, da quando lo hanno condannato a morte fino alla sepoltura. Con queste due cose mi regolo come posso, ma grazie a queste due cose, non perdo la speranza».

L’aiuto a chi non sperimenta l’amore in famiglia

Infine, Francesco ha parlato dei giovani che non sperimentano l’amore delle loro famiglie. «Dappertutto ci sono bambini abbandonati, perché li hanno abbandonati quando sono nati, e non sentono l’affetto della famiglia. Difendete la famiglia, difendetela sempre. Dappertutto non solo ci sono bambini abbandonati, ma anche anziani abbandonati che stanno lì senza che nessuno li visiti. Come uscire da questa esperienza negativa dell’abbandono e della mancanza di amore?».

Il Papa ha parlato di un «solo rimedio» per uscire da questa esperienza. «Fate quello che voi non avete ricevuto! Se voi non avete ricevuto comprensione, siate comprensivi con gli altri. Se non avete ricevuto amore, amate gli altri. Se avete provato il dolore della solitudine, avvicinatevi a quelli che sono soli. La carne si cura con la carne! E Dio si è fatto carne».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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