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Papa Francesco: «Troppi giovani resi estremisti in nome della religione»

© ANTONIO SPADARO
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Il pontefice incontra i leader delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni per ribadire che il nome di Dio «non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza»

«Il Dio che noi cerchiamo di servire è un Dio di pace. Il suo santo Nome non deve mai essere usato per giustificare l’odio e la violenza». Lo ha detto questa mattina Papa Francesco incontrando, nella nunziatura di Nairobi dove alloggia, i capi delle diverse confessioni cristiane e delle altre religioni: a fianco dei cristiani evangelici, metodisti, pentecostali e dell’African Inland Church erano seduti i leader della religione tradizionale animista e musulmana. È l’occasione per il Pontefice di ribadire il suo no all’abuso del nome di Dio per giustificare il terrorismo.

«So che è vivo in voi – ha detto Francesco ricordando i tre gravissimi attentati che hanno insanguinato il Paese negli ultimi tre anni – il ricordo lasciato dai barbari attacchi al Westgate Mall, al Garissa University College e a Mandera. Troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della religione per seminare discordia e paura e per lacerare il tessuto stesso delle nostre società. Quant’è importante che siamo riconosciuti come profeti di pace, operatori di pace che invitano gli altri a vivere in pace, armonia e rispetto reciproco! Possa l’Onnipotente toccare i cuori di coloro che perpetrano questa violenza e concedere la sua pace alle nostre famiglie e alle nostre comunità».

«È mia speranza – ha spiegato il Papa – che questo tempo trascorso insieme possa essere un segno della stima della Chiesa nei confronti dei seguaci di tutte le religioni e rafforzi i legami d’amicizia che già intercorrono tra noi».

«A dire il vero – ha aggiunto – il nostro rapporto ci sta mettendo dinanzi a delle sfide; ci pone degli interrogativi. Tuttavia, il dialogo ecumenico e interreligioso non è un lusso. Non è qualcosa di aggiuntivo o di opzionale, ma è essenziale, è qualcosa di cui il nostro mondo, ferito da conflitti e divisioni, ha sempre più bisogno». Francesco ha insistito sul fatto che le credenze religiose e il modo di praticarle «influenzano ciò che siamo e la comprensione del mondo circostante». Esse «sono per noi fonte di illuminazione, saggezza e solidarietà e in tal modo arricchiscono le società in cui viviamo. Prendendoci cura della crescita spirituale delle nostre comunità, formando le menti e i cuori alla verità e ai valori insegnati dalle nostre tradizioni religiose, diventiamo una benedizione per le comunità nelle quali vive le nostra gente. In una società democratica e pluralistica come questa, la cooperazione tra i leader religiosi e le loro comunità diviene un importante servizio al bene comune».

In questa luce, ha concluso, «si avverte con crescente chiarezza la necessità della comprensione interreligiosa, dell’amicizia e della collaborazione nel difendere la dignità conferita da Dio ai singoli individui e ai popoli, e il loro diritto di vivere in libertà e felicità. Promuovendo il rispetto di tale dignità e di tali diritti, le religioni interpretano un ruolo essenziale nel formare le coscienze, nell’instillare nei giovani i profondi valori spirituali delle rispettive tradizioni e nel preparare buoni cittadini, capaci di infondere nella società civile onestà, integrità e una visione del mondo che valorizzi la persona umana rispetto al potere e al guadagno materiale».

 

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