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L’Osce chiede al Vaticano di non processare i giornalisti Fittipaldi e Nuzzi

© ANDREAS SOLARO / AFP
Journalists Gianluigi Nuzzi (R) and Emiliano Fittipaldi speak to reporters outside the Vatican on November 24, 2015, after the opening of a trial over the publication of classified documents. Two journalists and three Vatican officials face potential jail time of up to eight years for obtaining and disclosing confidential papers "concerning the fundamental interests of the Vatican State". AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO / AFP / ANDREAS SOLARO
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Gi autori di “Via Crucis” e “Avarizia” si presenteranno all’udienza. Sono indagati per divulgazione di notizie e documenti riservati. L’Ordine insorge

La Rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media, Dunja Mijatović, ha chiesto oggi alle autorità della Città del Vaticano di ritirare le accuse penali nei confronti dei giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, che martedì 24 novembre devono comparire in Vaticano in una udienza penale per rispondere del reato di divulgazione di informazioni e documenti che sono di interesse fondamentale per lo Stato della Città del Vaticano.

I MOTIVI DEL RINVIO A GIUDIZIO
Il rinvio a giudizio è stato decretato per il reato previsto dall’art. 116 bis del codice penale vaticano, cioè la divulgazione di notizie e documenti riservati. Nuzzi e Fittipaldi, autori rispettivamente dei libri “Via Crucis” e “Avarizia”, sono stati coinvolti nel procedimento penale per il concorso nel presunto reato. Gli imputati nel processo, che si svolgerà nel tribunale vaticano, rischiano da quattro a otto anni di reclusione (Ansa, 21 novembre).

I “CORVI”
Al momento, uno dei presunti “corvi”, monsignor Vallejo Balda è ancora detenuto nella cella della Gendarmeria vaticana mentre Francesca Chaouqui è stata immediatamente rilasciata dopo l’arresto all’inizio di novembre per la sua collaborazione alle indagini. Non è ancora nota l’identità della quinta persona rinviata a giudizio.

ANNUNCIO SOCIAL
Nuzzi fa sapere su Twitter che si presenterà all’udienza: «Entrerò in Vaticano per sedermi al banco degli imputati e farmi processare portando #viacrucis come corpo del reato #noinquisizione».

«Mi presenterò davanti al Tribunale del Vaticano – fa eco Fittipaldi all’Adnkronos (23 novembre) – Vedremo di iniziare questo processo cercando di capire se avremo o meno l’opportunità di difenderci con tutte le possibilità che una difesa deve poter avere».

I PALETTI PER OGNI CRONISTA
Ezio Mauro su Repubblica.it (23 novembre) parla addirittura di libertà di stampa «proibita» in Vaticano. L’Ordine dei Giornalisti sostiene che un giornalista non deve essere «custode di un segreto». Marqo Tarquinio, direttore di Avvenire (23 novembre), chiarisce: «I cronisti possono scrivere tutto e devono valutare tutto, ma non tutto è assolutamente pubblicabile. E questo perché so – l’ho scritto e sostenuto apertamente senza temere smentite – che chi fa con libertà e responsabilità il mestiere che faccio anch’io, non può diventare (né in senso morale, né in senso materiale) ricettatore e/o ricattatore e neanche un “violentatore” della vita delle persone. Perché so che i cronisti anche quando scrivono libri, a meno che non si tratti di romanzi o di favole, hanno l’”obbligo” di garantire a lettori e spettatori “il rispetto della verità sostanziale dei fatti”».

“NO AD OPERAZIONI DI SPORCIZIA”
«Noi cronisti – evidenzia il direttore di Avvenire – non possiamo e non dovremmo mai diventare complici e amplificatori, supini o maliziosi, di operazioni di oscura disinformazione, di spaccio di sporcizie o di una qualche “congiura della paura”».

“METODI ALQUANTO DUBBI”
Se l’obiettivo era quello di aiutare il Papa a fare pulizia all’interno della Chiesa, chiosa don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana (19 novembre), «i metodi per lo meno sono alquanto dubbi, se non illeciti».

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