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Come sarà il cielo? Ce lo raccontano 10 santi

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Kirsten Andersen - pubblicato il 23/11/15

Quelli che descrivono meglio la gioia che ci attende

Ci avviciniamo all’Avvento, ed è quindi un buon momento per esaminare quello che ci succederà quando moriremo – o, più concretamente, quando la nostra anima eterna se ne andrà e il nostro corpo morirà.

Per mia fortuna, un altro autore ha già coperto il lato oscuro della morte per Aleteia: gli articoli di Brantly Millegan sull’Inferno e sul Purgatorio dovrebbero essere sufficienti a mandare chiunque di corsa al confessionale.

La vera fede, però, dovrebbe avere molto più a che vedere con la speranza e la gioia che con la paura e l’orrore; la contrizione perfetta, dopo tutto, ha a che vedere con il fatto di amare Dio, tanto che non oseremmo offenderlo per evitare di ardere eternamente all’Infenro.

Volendo offrire uno sguardo di speranza su ciò che attende i fedeli dopo la morte, vi presento dieci testimonianze sul cielo secondo i santi, alcuni dei quali hanno anche avuto la fortuna di sperimentarlo in prima persona, prima o dopo la morte, e ce lo hanno raccontato.

Santa Faustina Kowalska ha scritto molto sui suoi viaggi spirituali – sia in Paradiso che nel luogo della perdizione – nei suoi diari, ritenuti dalla Chiesa rivelazioni approvate.

Dopo che Faustina era rimasta traumatizzata dalle sue visioni dell’Inferno, le è stata data la preghiera alla Divina Misericordia perché la condividesse con il mondo come arma nella guerra per la salvezza delle anime.

Purtroppo, viene ricordata più per questo che per le sue incoraggianti visioni del cielo, al cui proposito scrisse:

“Oggi in ispirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature”.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ha raccontato una storia che aveva condiviso con lui un superiore dell’ordine gesuita che gli era apparso prima di morire e gli aveva offerto un resoconto dettagliato sul trattamento che ci si può aspettare in cielo.

Secondo il defunto, le ricompense del cielo non sono uguali per tutti coloro che entrano, ma tutti quelli che entrano restano ugualmente soddisfatti:

“Ora sono in cielo, e anche Filippo II re di Spagna è in cielo. Entrambi godiamo della ricompensa eterna del Paradiso, ma è diversa per ciascuno di noi. La mia felicità è molto maggiore della sua, perché non è come quando eravamo ancora sulla terra, dove lui era regale e io una persona comune. Eravamo lontani come la terra dal cielo, ma ora è il contrario: io paragonato al re sulla terra ero umile, ma ora lo supero in gloria nel cielo. Ad ogni modo, siamo entrambi felici, e i nostri cuori sono del tutto soddisfatti”.

Il papa San Gregorio Magno parlò dell’unità soprannaturale tra la comunione totale dei santi in cielo e la sua conoscenza apparentemente infinita: “Oltre a tutto questo, una grazia più meravigliosa viene concessa ai santi in cielo, perché conoscono non solo quelli con cui avevano familiarità in questo mondo, ma anche quelli che non hanno mai visto prima, e conversano con loro in modo così familiare che è come se in tempi passati si fossero visti e conosciuti”.

Altri santi ci hanno lasciato visioni simili e descrizioni splendide del cielo:

Sant’Agostino: “Lì la buona volontà sarà così disposta in noi che non avremo altro desiderio se non restare lì in eterno”.

San Filippo Neri: “Se riuscissimo ad arrivare al cielo, che cosa dolcissima e semplicissima stare lì per sempre dicendo con gli angeli e i santiSanctus, sanctus, sanctus”.

Sant’Anselmo di Canterbury: “Nessuno avrà alcun altro desiderio in cielo di quello che Dio vuole; e il desiderio di uno sarà il desiderio di tutti; e il desiderio di tutti e di ciascuno sarà anche il desiderio di Dio”.

San Giovanni Maria Vianney: “Oh miei cari fedeli, cerchiamo di arrivare in cielo! Lì vedremo Dio. Quanto ci sentiremo felici! Se la parrocchia si converte, andremo lì in processione con il parroco in testa… Dobbiamo arrivare in cielo!”

Santa Bernadette Soubirous: “La mia corona, in cielo, deve essere scintillante d’innocenza e i fiori raggianti come il sole. I sacrifici sono i fiori che Gesù e Maria hanno scelto”.

San Tommaso Moro: “La terra non ha alcuna tristezza che il cielo non possa curare”.

Il cielo è un luogo meraviglioso, e tutti devono sforzarsi di arrivarci. Ma forse l’appuntamento “celestiale” più incoraggiante di tutti viene daSanta Teresa di Lisieux, il “piccolo fiore”, che indicò come Dio trovi la presenza dei suoi figli infinitamente desiderabile: “Nostro Signore non scende dal cielo tutti i giorni per stare in una pisside d’oro. Si tratta di trovare un altro cielo che è infinitamente più amato da Lui, il cielo delle nostre anime, creato a sua immagine, i templi vivi dell’adorabile Trinità”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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paradisosanti e beati
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