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A sfornare miliziani dell’ISIS sono i Paesi più secolarizzati. Dice niente?

EyePress News
Syrian, Unknown : A videograd shows a masked Islamic State (ISIS) militant holding a knife speaks next to man purported to be U.S. journalist James Foley at an unknown location in this still image from an undated video posted on a social media website. Islamic State insurgents released the video on August 19, 2014 purportedly showing the beheading of Foley, who had gone missing in Syria nearly two years ago, and images of another U.S. journalist whose life they said depended on U.S. action in Iraq. The video, titled A Message to America, was released a day after Islamic State, an al Qaeda offshoot that has overrun large parts of Iraq, threatened to attack Americans in any place. U.S. officials said they were working to determine its authenticity.
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A guardare i numeri, la vera questione non sarebbe la "quantità" di islamici, ma la "qualità" morale dei paesi che accolgono

Pure qui la “cattolica” e “medievale” Italia – che è fra i Paesi, come si è visto, che “esportano” meno simpatizzanti dell’ISIS – è in fondo alla classifica con relativamente pochi atei essendo anche un Paese dove la preghiera personale, al di fuori dei riti e delle funzioni religiose, è ancora diffusa (37,3%) a differenza di quanto accade in Belgio (12,7%) o Francia (9,9%) (cfr. L’Italia nell’Europa: i valori tra persistenze e trasformazioni, FrancoAngeli, Milano 2012). Anche la percentuale di persone che credono nel peccato è molto più alta in Italia (67%) rispetto a Svezia (39%), Francia (37%) o Danimarca (18%) (cfr. Sacred and Secular, Cambridge University Press, 2004). Quale insomma che sia il criterio sul quale si preferisce basarsi – la percentuale di atei, la preghiera al di là delle funzioni o altro – per farsi un’idea sul livello di secolarizzazione, il risultato non cambia: i Paesi maggiormente laicizzati, per così dire, rimangono gli stessi che maggiormente “esportano” miliziani dell’ISIS.

Non sarà quindi che i fondamentalisti islamici hanno nel laicismo europeo il loro primo nemico? E non saranno i cosiddetti “valori laici” – di fatto, libertà di scelta a parte, un totale vuoto di regole morali – quelli che come una fatale scintilla maggiormente più stimolano, saldandosi col fanatismo islamico, il fuoco del terrorismo e dell’inumanità? Oltre ai dati poc’anzi ricordati, con la netta associazione fra Paesi più secolarizzati e Paesi “esportatori” di guerriglieri fondamentalisti, lo suggeriscono pure le parole di Domenico Quirico, giornalista inviato de La Stampa che conosce bene l’argomento essendo stato sequestrato, mentre era in Siria, la bellezza di centocinquantadue giorni: «È vero: se ti sequestrano in un Paese musulmano, l’unica cosa da non fare è dire di essere una persona indifferente al problema religioso. Ti ammazzano immediatamente. Per loro è meglio un praticante di qualsiasi fede, anche sbagliata, che uno che dice: “Per me la religione è l’oppio dei popoli, è una fregatura”. Quello è inconcepibile per loro» (LaSicilia.it, 11.11.2014).

Sia chiaro che non s’intende fare del buonismo suggerendo che la presenza islamica in Europa non presenti criticità che sono ben note, ormai, ai politici oltre che ai sociologi e che derivano essenzialmente dal fenomeno dell’islamismo politico; allo stesso modo non si insinua che i fondamentalisti islamici siano, sotto sotto, alleati dei cristiani i quali sono puntualmente perseguitati nei Paesi a larga maggioranza mussulmana. Tuttavia, per quanto le stime ricordate abbiano inevitabilmente un’accuratezza relativa e da considerare sempre con una certa cautela, il primo antidoto ai reclutamenti dell’ISIS, almeno in Europa, sembra proprio essere la tradizione religiosa, in particolare quella cristiana. Lo dimostra quanto sin qui ricordato e il fatto che i Paesi europei tradizionalmente ritenuti più cattolici siano anche quelli dai quali il Califfato maggiormente fatica a reclutare miliziani: l’Irlanda (7), la Spagna (2) e, appunto, la nostra Italia (1,5).

Tutto questo, beninteso, non significa che si possa tirare un sospiro di sollievo o che non occorra impegnarsi in un più profondo lavoro culturale generale di integrazione delle comunità mussulmane presenti in Europa, né che siano inutili i monitoraggi ad opera dei servizi segreti e delle forze dell’ordine. Allo stesso modo non si vuole qui ingenuamente sostenere che l’Italia sia un Paese al sicuro e totalmente estraneo al rischio di attentati terroristici: purtroppo è il contrario, come mostra anche «Bandiere nere su Roma», un inquietante libro pubblicato proprio dall’ISIS nel febbraio di quest’anno nel quale viene tracciato perfino – conformemente a quanto lascia intendere il titolo – un piano di invasione della nostra Penisola. Quando però si sente dire che il modo migliore per evitare che un giovane europeo possa rimanere affascinato dalla proposte del fondamentalismo islamista sarebbe quello di educarlo come si deve all’insegna dei bei valori della morale laïque è bene tenere presente che le cose non stanno solamente in modo diverso: stanno proprio all’opposto.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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