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Le donne ostaggio dello Stato Islamico vendute, stuprate e costrette ad abortire in Iraq

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CHRISTO NIHIL PRAEPONERE - pubblicato il 20/11/15

Sopravvissute all'ISIS rivelano le atrocità commesse contro le donne negli accampamenti dei terroristi

Una guardia stava costringendo una bambina di 9 anni a seguirlo in bagno. Non riuscivo a sopportarlo e ho litigato con lui. Mi ha detto che mi avrebbe ucciso. Ho detto: ‘Non mi importa di morire per lei, ma non te la portare dietro’. – Hanno stuprato anche la bambina di 9 anni? Sì. Lui ha detto: ‘Nella nostra religione, è permesso prendere una bambina di 9 anni’”.

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Sequestri violenti, aborti forzati e stupri collettivi. È quello che fanno i combattenti dello Stato Islamico con le ragazze yazidi, appartenenti a una minoranza etnico-religiosa curda che per secoli ha convissuto con i musulmani in Iraq. Queste atrocità sono state raccontate dalle stesse vittime dell’ISIS, sopravvissute che sono riuscite a fuggire dai loro aggressori e ora vogliono raccontare al mondo intero costa sta accandendo al loro popolo e alle loro famiglie.

Prima hanno visto i loro mariti, padri e fratelli assassinati crudelmente davanti a loro, poi sono state vendute a membri dello Stato Islamico, come se fossero animali. Quelle che erano incinta venivano costrette ad abortire i propri figli, per poi diventare schiave sessuali dei combattenti dell’ISIS. Una delle ragazze ha raccontato di essere stata stuprata cinque volte al giorno.

La loro storia è documentata in video-interviste registrate di recente dalla AMAR International Charitable Foundation di Londra.

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Munira, 16 anni, ha raccontato che dopo anni di convivenza amichevole con i musulmani, una notte il suo villaggio è stato attaccato. “Hanno separato le ragazze dalle loro famiglie”, ha riferito. “Poi i bambini, gli uomini e le donne. Hanno ucciso tutti gli uomini”.

“Mi hanno portata in una grande casa. Un uomo è venuto e mi ha detto: ‘Voglio sposarti’, ma io gli ho detto che non lo avrei sposato neanche se mi avesse uccisa. Poi mi ha violentata. Si chiamava Abu Mohammed. Aveva 60 anni. Io ne avevo 15. Poi mi ha venduta a Emad, e anche lui mi ha violentata. Ci tenevano in una piccola stanza con una finestrella. Ci hanno detto che eravamo le loro schiave sessuali. Stupravano bambine di 6 anni come adulte”.

Dopo essere stata violentata da vari di loro, Munira si sentiva “devastata”, per non parlare delle conseguenze fisiche. “A causa degli stupri continui, sanguinavo e il mio corpo agonizzava. Piangevo tutti i giorni. Dicevano che la loro religione diceva di fare quello, di stuprare ragazze yazidi”.

Dopo essere stata venduta e stuprata varie volte, Bushra, 21 anni, ha visto un’amica suicidarsi – “è andata in bagno e si è tagliata i polsi” – e ha deciso di fare lo stesso. Gliel’ha impedito il suo “proprietario”, che l’ha portata in ospedale e ha detto che l’avrebbe stuprata quello stesso giorno, non importava quanto fingesse di stare male. Quando sono tornati dall’ospedale, infatti, le ha legato le mani e i piedi e l’ha stuprata più di una volta. Bushra veniva violentata cinque o sei volte al giorno, fino a quando è riuscita a fuggire.

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Noor, 22 anni, dopo aver visto fallire il suo primo tentativo di fuga è stata chiusa dal suo “proprietario” in una stanza d’albergo con sei uomini dell’ISIS. Il suo castigo? Uno “stupro collettivo”.

La violenza sessuale è talmente comune tra i membri dell’ISIS che arrivano a portare i propri medici per esaminare gli ostaggi ed effettuare aborti su quelle che sono incinta, perché anche loro possano essere violentate.

“Una mia amica era incinta di circa tre mesi”, ha raccontato Bushra. “L’hanno portata in un’altra stanza. C’erano due medici e hanno effettuato l’aborto”. Gli aguzzini hanno lasciato la ragazza sanguinante e con un dolore così intenso che “non riusciva nemmeno a parlare o a camminare”.

La AMAR Foundation ha concluso ogni video prodotto con una citazione del profeta Maometto, fondatore dell’islam, che chiede un trattamento rispettoso nei confronti dei non musulmani.

Nonostante ciò, l’esperto Robert Spencer, autore di 14 libri sulla religione islamica e creatore del sito Jihad Watch, dice che stupro e aborto forzato non sono molto lontani dalla pratica islamica. “Prendere donne non musulmane come schiave sessuali è del tutto conforme all’islam”, ha commentato. I musulmani non solo permettono la poligamia, ma possono anche tenere “donne prigioniere” per la propria soddisfazione sessuale. Spencer fa notare che il primo esempio viene proprio da Maometto, quando ha preso la moglie di uno dei suoi nemici morti dopo la battaglia di Khaybar “e ha avuto un rapporto sessuale con lei sul campo di battaglia stesso”.

Il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram ha seguito la stessa strategia: la regola nei confronti delle donne è catturare, stuprare e vendere.

La AMAR Foundation stima che ci siano circa 5.000 donne nelle mani dello Stato Islamico.

È terribile immaginare quello che stanno soffrendo in questo momento, vedendo la propria famiglia, la propria dignità e la propria vita distrutte da questi uomini crudeli. È questa la “pace” che sostituirà la religione cristiana in Occidente? Dov’è la voce dei media per denunciare queste atrocità?

“Spero che ascoltiate la mia storia”, conclude Noor, una delle giovani sopravvissute all’ISIS. “Immaginate se accadesse alle vostre mogli e alle vostre figlie… Cosa fareste?”

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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