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Come far conoscere Dio agli atei

Surian Soosay
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Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio sono un utile primo passo

Il primo campo di battaglia per qualsiasi evangelizzatore è la questione dell’esistenza di Dio. Non ha senso discutere di transustanziazione, nascita verginale o infallibilità del papa con un ateo convinto. Con l’ascesa dei “nuovi atei” come i docenti di Oxford Richard Dawkins, Sam Harris e Christopher Hitchens, il grande dibattito su Dio infuria su Internet come mai prima.

I credenti sbandierano in fretta le cinque prove dell’esistenza di Dio, che circolano da secoli. San Tommaso d’Aquino è stato il primo a formularle insieme, e ogni studente di Teologia le impara come una sorta di primo passo. Eccole in breve:

  1. L’argomentazione del movimento: visto che le cose si muovono, c’è qualcosa che le fa muovere e quindi dev’esserci un primo motore.
  2. L’argomentazione della causa efficiente: le cose che esistono hanno una causa. Dev’esserci un essere che è la fonte del fatto che le cose accadono.
  3. L’argomentazione della possibilità e della necessità: tutte le cose sono contingenti. Dipendono da qualcosa che è venuto prima di loro. Il punto finale è l’Essere che è venuto prima di tutte le cose e non è contingente.
  4. L’argomentazione della gradualità dell’essere: certe cose sono migliori di altre. Visto che c’è una gradualità del bene, dev’esserci un punto finale della perfezione. Chiamiamo questo essere perfetto Dio.
  5. L’argomentazione dell’ordine: tutte le cose hanno uno scopo e un obiettivo proprio. Il punto finale perfetto per tutte le cose è l’essere divino.

Ulteriori argomentazioni filosofiche sono l’argomentazione di Kalam, per la quale tutte le cose che hanno un inizio devono avere una fonte di quell’inizio, e la prova ontologica di Anselmo, che propone che debba esserci un essere così grande che non si può immaginare nulla di più grande.

Se le argomentazioni filosofiche per l’esistenza di Dio sono ancora in gioco, la maggior parte degli atei le scarta come mera destrezza filosofica, sostenendo che la visione del mondo medievale dell’Aquinate era radicata nella comprensione filosofica di Aristotele e che le ipotesi sulle quali si basano le sue argomentazioni sono state minate nell’età moderna. Ad ogni modo, dietro il loro rifiuto delle argomentazioni dell’esistenza di Dio c’è in genere un fraintendimento di base di quello che i cattolici credono su Dio.

Quasi sempre, gli atei si lanciano nelle argomentazioni gravati da un soggiacente fraintendimento di Dio. Diranno qualcosa del tipo “Niente di tutto questo prova che ci sia un vecchietto dall’altra parte delle nuvole che gioca con la creazione”. Il loro concetto di Dio è determinato dal dipinto michelangiolesco della Cappella Sistina. Pensano che visto che ci riferiamo al “Padre Nostro che sei nei cieli”, quando i cristiani argomentano a favore dell’esistenza di Dio devono sostenere un Babbo Natale celeste.

Gli evangelizzatori dovrebbero far capire chiaramente che le argomentazioni filosofiche per l’esistenza di Dio non sono spiegazioni complete della comprensione e dell’immagine cattolica di Dio. Le argomentazioni filosofiche non dicono nulla degli attributi e dei comportamenti di Dio. Le argomentazioni sull’esistenza di Dio non provano la teologia cattolica, l’autorità delle Sacre Scritture, la storicità delle storie della Bibbia o le dottrine della Chiesa cattolica.

Prima di avventurarsi in qualsiasi argomentazione sull’esistenza di Dio, quindi, bisogna concordare su ciò di cui si discute realmente. Se i cattolici credono molte cose su Dio e sulla sua opera nel mondo, le argomentazioni filosofiche si riferiscono solo alla questione più fondamentale: se Dio esiste o meno. È tutto. È fondamentale spiegare che la discussione non ha nulla a che vedere con figure di nonni con una lunga barba bianca dall’aspetto severo e che si allungano sopra le nuvole per compiere il miracolo occasionale.

Potemmo parlare di Dio usando immagini umane come “padre”, “re” o “creatore”, ma alla base di tutto ci riferiamo a Dio come all’“Ipsum Esse Subsistens”, o “colui che è l’essere in sé”. Dio esiste essenzialmente. È esistenzialmente essenziale. In quanto Essere in Sé, non c’è differenza tra l’essenza di Dio e la sua esistenza. Potrebbe sembrare un’astrusità filosofica, ma nel dibattito sull’esistenza di Dio è importante capire che le prove filosofiche non riguardano esseri celesti simili a Giove, ma puntano a questo semplice fatto: Dio non è solo la fonte di tutto ciò che esiste – è l’energia e la vita dell’esistenza stessa.

Nell’Antico Testamento, questo essere esistente essenziale è stato rivelato a Mosè nell’episodio del roveto ardente, quando Dio ha dichiarato che il suo nome era “Io sono colui che sono”. Nel Nuovo Testamento, San Paolo estende l’idea e dice che in lui tutte le cose vivono e si muovono e trovano la propria essenza.

Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio sono solo questo: prove filosofiche. Non portano alla pienezza delle convinzioni cattoliche su Dio, ma possono aiutare le persone nel primo passo: l’accettazione di un Essere che è una cosa sola con l’esistenza in sé, e anche se l’ateo ancora non crede in Dio, almeno capisce meglio la comprensione cattolica di Dio.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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