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«L’Isis va fermato». Ecco le strategie della Chiesa per arginare i terroristi

© Al-furqan Media

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/11/15

Risposta: “Sono favorevole agli attentati di Parigi tanto quanto il governo francese è favorevole a bombardare e terrorizzare musulmani innocenti in Siria, in Iraq e altrove. A te sta bene? Ti sembra coerente che il sangue dei musulmani scorra da decenni senza suscitare alcuna indignazione? Eppure, quando noi rispondiamo, e gli togliamo ciò che loro tolgono a noi, servendoci dei loro stessi mezzi, la fanno tanto lunga”.

“I MARTIRI NON MUOIONO MAI”

Questo esempio fa comprendere meglio quello che è accaduto allo stadio durante Turchia-Grecia: raffica di fischi durante il minuto di silenzio per Parigi con uno stadio intero che intona “i martiri non muoiono mai”.Messi davanti alla scelta tra gli uccisi di Parigi e i loro uccisori, decine di migliaia di turchi “normali” (non fanatici dell’Isis, persone normali andate a vedere una partita di calcio amichevole) ci hanno detto con chi stanno (Gazzetta dello Sport, 17 novembre).

LA STRATEGIA DI PAPA FRANCESCO

Dunque, senza ipocrisia, bisognerebbe abbracciare un discorso come quello pronunciato da Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea della Sud. Riferendosi all’ISIS, disse: «Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare o fare la guerra. Dico: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati. Fermare l’aggressione ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure: quante volte, sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una bella guerra di conquista? Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto» (Corriere della Sera, 18 agosto 2014).

STOP ALLA FORNITURA D’ARMI

Fermare l’ISIS con un’azione congiunta internazionale. Che inizi dallo stop ai rifornimenti di armi. «E’ necessario tagliare i finanziamenti ai terroristi», ha evidenziato Barak Obama al G20 in corso ad Antalya. Anche se il presidente della Russia Vladimir Putin ha tenuto a ribadire chemolti dei paesi del G20 armi e soldi al califfato (La Stampa, 16 novembre).

IL RUOLO AMBIGUO DI ALCUNI STATI

Conferme in tal senso sono arrivati da David Phillips, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ora alla Columbia University di New York, assicura: «Sono molti i ricchi arabi che giocano sporco, i loro governi affermano di combattere Isis mentre loro lo finanziano». L’ammiraglio James Stavridis, ex comandante supremo della Nato, li chiama «angeli investitori» i cui fondi «sono semi da cui germogliano i gruppi jihadisti» ed arrivano da «Arabia Saudita, Qatar ed Emirati».

CAMPI DI ADDESTRAMENTO

Sottolinea il vescovo Georges Abou Khazen, Vicario apostolico di Aleppo dei Latini: «Come abbiamo detto più volte, i gruppi terroristi come l’IS sono finanziati, armati, addestrasti dalle grandi potenze, per interessi economici e politici. E’ un tema che anche il Papa ha sollevato, restando del tutto inascoltato» (Vatican Insider, 14 novembre). Il vescovo rimarca anche che «esistono veri e propri campi d’addestramento nei paesi vicini alla Siria, come in Turchia. Lo Stato Islamico, conquistate terre ricche di petrolio, ha cominciato a vendere in Occidente l’oro nero e i reperti archeologici rubati».

NO BOMBE, MA ATTACCO DI TERRA

Quegli stessi campi, disseminati sopratutto tra Siria e Iraq, dai quali si spostano con molta abilità i jihadisti. Secondo un autorevole esponente della Chiesa medioorientale, il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael Sako, non è bombardando che si eliminano i jihadisti, proprio per la loro capacità di mobilità. «I bombardamenti – diceva alludendo al caso dell’Iraq – non servono a niente. Questi jihadisti sono piccoli gruppi che sono ben formati e possono muoversi facilmente. Con questi bombardamenti ci vorrà molto tempo per sconfiggere l’Isis, ci vogliono le truppe di terra anche straniere, altrimenti non c’è soluzione» (Tg2000, 15 ottobre).

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isisjihadjihadismojihadisti
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