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Il trapianto di utero dà speranza alle donne senza figli

Howard Ignatius CC

John Burger - Aleteia - pubblicato il 18/11/15

“Desidero disperatamente quell'esperienza”, dice una donna nata senza utero. “Voglio le nausee mattutine, il mal di schiena, i piedi gonfi. Voglio sentire il bambino che si muove”

La scienza è riuscita a fare molto per le donne che non riescono ad avere figli in modo naturale. I bambini nati in provetta sono ormai comuni, anche se la procedura è ancora molto costosa.

Ora i medici negli Stati Uniti sperano di essere i primi ad aiutare le donne ad avere un figlio anche se non hanno mai avuto un elemento essenziale – l’utero. I chirurghi della Cleveland Clinic si aspettano di eseguire trapianti di utero nei prossimi sei mesi.

Riportando lo sviluppo della questione, il New York Times ha affermato che circa 50.000 donne negli Stati Uniti potrebbero essere candidate per il trapianto, includendo donne nate con le ovaie ma senza utero, una sindrome che interessa una neonata su 4.500, e donne che hanno dovuto rimuovere l’utero.

Otto donne di tutto il Paese hanno iniziato il processo di screening alla Cleveland Clinic, sperando di essere selezionate per il trapianto. Una, una 26enne con due figli adottati, ha detto che voleva avere la possibilità di restare incinta e di partorire.
“Desidero disperatamente quell’esperienza”, ha affermato. “Voglio le nausee mattutine, il mal di schiena, i piedi gonfi. Voglio sentire il bambino che si muove. È una cosa che desidero da quando ho memoria”.

Il dottor Andreas G. Tzakis, direttore di chirurgia dei trapianti di organi solidi alla Cleveland Clinic di Weston, in Florida, è la forza trainante che sta dietro al progetto. “Ci sono donne che non adotteranno o non avranno figli surrogati per motivi personali, culturali o religiosi”, ha detto al Times.

L’ospedale progetta di eseguire la procedura 10 volte, come esperimento, e poi di decidere se continuare. Il dottor Tzakis ha detto che spera di rendere l’operazione facilmente disponibile negli Stati Uniti.

Se la prospettiva di un trapianto di utero sarebbe la prima negli USA, ha già portato alla nascita di bambini vivi in Svezia. Per prepararsi all’intervento, Tzakis, che ha 65 anni, ha trascorso del tempo con un’équipe che ha già eseguito nove trapianti di questo tipo all’Università di Göteborg.

È superfluo dire che l’intervento non sarà una passeggiata, né per i medici né per le pazienti. Dopo un approfondito processo di screening, alla donna che aspira a ricevere l’organo verranno somministrati ormoni per stimolare le sue ovaie a produrre 10 ovuli (visto che le tube di Falloppio non saranno collegate all’utero trapiantato, una gravidanza naturale sarà impossibile). I medici feconderanno gli ovuli con lo sperma del suo partner e li congeleranno. Quando i 10 embrioni saranno nel congelatore, la donna verrà messa in lista d’attesa per un trapianto.

Se il team svedese ha eseguito il trapianto con donatori vivi, la Cleveland Clinic ha optato per evitare le complicazioni implicite nella procedura altamente delicata di rimuovere un utero senza provocare disturbi in altre funzioni corporee. Le donne che riceveranno un utero alla Cleveland Clinic dovranno aspettare la morte di una donatrice con un sangue e un tipo di tessuto compatibili, come nel caso dei trapianti di organi vitali.

La donna aspetterà un anno per riprendersi dall’intervento e aggiustare le dosi di farmaci antirigetto prima di cercare di rimanere incinta.
Poi i medici impianteranno un embrione alla volta nell’utero, finché la donna non resterà incinta. Il bambino nascerà con parto cesareo prima della data prevista, per proteggere l’utero trapiantato dallo sforzo del travaglio.
Dopo il parto, la madre potrà tenere l’utero, per cercare di avere un altro bambino (due è il limite, per motivi di sicurezza), o rimuoverlo per poter smettere di assumere i farmaci antirigetto. Se non vorrà sottoporsi all’intervento per rimuoverlo, i medici dicono che potrebbe essere possibile smettere di prendere i farmaci e permettere che il sistema immunitario rigetti l’utero, che si “spegnerebbe” gradualmente.

Su 10 embrioni creati in vitro, quindi, se i primi due impiantati porteranno alla nascita di bambini vivi, gli altri otto saranno lasciati a condividere il destino di milioni di altri che già si trovano in congelatori come risultato delle procedure in vitro.

Oltre a questo, ha sottolineato il Times, le gravidanze verranno considerate ad alto rischio, con i feti esposti a farmaci antirigetto.

Il dottor Tzakis ha affermato che le donne che assumono farmaci antirigetto per altri trapianti di organi hanno più possibilità rispetto alle altre di soffrire di preeclampsia, una complicazione della gravidanza che implica pressione sanguigna alta e i bambini che tendono ad essere più piccoli, ma non si sa se questi problemi sono provocati dai farmaci o dalle malattie soggiacenti che hanno portato ai trapianti.

Quando però il Times ha posto delle domande sull’etica della procedura, si è concentrato su altre considerazioni. Tzakis ha descritto il trapianto come eticamente superiore alla maternità surrogata. “Si può creare una classe di persone che affitta il proprio utero, affitta il proprio corpo, per la riproduzione”, ha dichiarato riferendosi alla maternità surrogata. “È grave. È possibile che sfrutti le donne povere”.

E c’è almeno un altro elemento “fantascientifico”, ha aggiunto il Times:

Il team svedese ha usato donatrici vive, e ha mostrato che l’utero di una donna dopo la menopausa trapiantato in una donna giovane può ancora portare avanti una gravidanza. In cinque casi, la donatrice era la madre della donna che l’ha ricevuto, il che ha sollevato la possibilità inquietante che una donna partorisca dallo stesso utero che l’ha prodotta.

Il dottor Alan Lichtin, presidente del comitato etico di 15 membri della clinica che valuta i progetti di ricerca, ha detto che l’équipe medica e il comitato hanno fatto avanti e indietro molte volte, e ci è voluto circa un anno per elaborare un progetto che il comitato potesse approvare. Il voto finale ha visto una prevalenza di voti a favore del progetto.

“Penso che la nostra impressione iniziale sia stata: ‘Wow. Questo rasenta davvero il limite’”, ha detto Lichtin. “Ma è così che si verifica il progresso umano”.

Anche altri ospedali, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, si stanno preparando a provare l’intervento, ma non ci sono così vicini come quello di Cleveland.

Quando alla fecondazione in vitro, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma quanto segue:

2377 Praticate in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l’atto sessuale dall’atto procreatore. L’atto che fonda l’esistenza del figlio non è più un atto con il quale due persone si donano l’una all’altra, bensì un atto che « affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all’uguaglianza che dev’essere comune a genitori e figli ». « La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell’atto coniugale, e cioè del gesto specifico dell’unione degli sposi […]; soltanto il rispetto del legame che esiste tra i significati dell’atto coniugale e il rispetto dell’unità dell’essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona ».

Ovviamente i bioeticisti cattolici hanno qualcosa di nuovo da considerare.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bioetica
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