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Le guerre di religione nella storia

Anne-CC

Credere Oggi - pubblicato il 17/11/15


Questa sottolineatura del carattere inerme dei martiri come eredi di Abele distingue nettamente il pensiero di Gioacchino da quello ad esempio dei cronisti della prima crociata o degli autori delle Chansons des gestes, per i quali non di rado il martire è il cavaliere armato che muore combattendo per la causa della fede.

8. La fine del potere temporale della chiesa

Un secondo avvenimento nella storia del superamento della idea di guerra di religione è rappresentato proprio dalle cosiddette «guerre di religione» del XVI e XVII secolo. Dopo la Riforma di Lutero infatti i popoli europei si sono scontrati l’uno contro l’altro in nome della religione cristiana. Durante la sola guerra dei Trent’anni sono morte, in percentuale, in Germania, più persone di quante ne sono morte durante la seconda guerra mondiale. In tali circostanze ogni contendente era convinto che Dio fosse dalla sua parte e che la vittoria militare avrebbe portato alla affermazione della verità dogmatica. Quando si giunse alla pace di Westfalia nel 1648, che ribadiva il principio cuius regio, eius religio, ci si doveva pur chiedere: quando i cristiani si erano combattuti tra loro, Dio dov’era stato?

Questi avvenimenti hanno generato, tra le altre cose, una profonda riflessione in seno a gruppi protestanti che hanno fatto del rifiuto della guerra una delle loro caratteristiche peculiari. La tradizione di questi gruppi ha avuto una certa influenza nella ripresa del tema della pace nel XIX secolo, ad esempio nei disertori di coscienza ungheresi che portarono all’indipendenza del loro Paese nel 1867, e nella nascita di quello che noi chiamiamo «pacifismo moderno», a cominciare da Lev Tolstoi.

Un terzo avvenimento può apparire di minore importanza sul piano della storia generale, ma non su quello della storia della chiesa cattolica: si tratta della presa di Porta Pia il 20 settembre 1870. Di fatto era la fine dello Stato della chiesa e del potere temporale dei papi.

Per molti secoli i teologi latini avevano ritenuto che lo Stato della chiesa fosse indispensabile come garanzia di indipendenza e neutralità dei pontefici. In realtà avvenne esattamente il contrario. Proprio il fatto di non aver più un dominio temporale da difendere, diede ai pontefici una nuova libertà, come si vide con lo scoppio della prima guerra mondiale. In quell’occasione papa Benedetto XV, sentendosi padre di tutte le nazioni cattoliche coinvolte nel conflitto, definì la guerra «un’inutile strage». Tutti i pontefici del XX secolo si sono espressi, senza tentennamenti, contro la guerra. Fino a papa Francesco che, il 7 settembre 2013, nella veglia di preghiera per la pace in Siria, ha detto:

La mia fede cristiana mi spinge a guardare alla Croce. Come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace[23].


[1] Raimondo di Aguilers, Historia Francorum qui ceperunt Iherusalem, in Recueil des historiens occidentaux des Croisades, III, Académie des Inscriptiones de Belles Lettres, Paris 1841-1906 (16 voll.), 257 ss. (rist. anas. Gregg Press, Farnborough 1967-1969).

[2] G. Zaganelli (ed.), Gesta dei Franchi e degli altri pellegrini a Gerusalemme (Gesta francorum et aliorum Hierosolymitanorum), in Id., Crociate. Testi storici e poetici, Mondadori, Milano 2004, 731.

[3] Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, lib. VIII, cap. XXI, in PL 201, 429-430.

[4] Guiberto di Nogent, Gesta Dei per Francos, in PL 156, 679-837.

[5] Cf. in questo fascicolo l’articolo di G. Cappelletto, Le battaglie dell’Antico Testamento e la pace di Cristo, 40-52.

[6] J. Flori, La guerra santa. La formazione dell’idea di crociata nell’Occidente cristiano, Il Mulino, Bologna 2009.

[7] D. Tessore, La mistica della guerra. Spiritualità delle armi nel cristianesimo e nell’islam, Fazi Editore, Roma 2003, 4.

[8]Ibid., 7.
[9]Ibid., 8.

[10] G. Bush, Discorso dell’11 settembre 2002 a Ellis Island(http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/2252515.stm [17/12/2014]).

[11] E. Bey, Maometto, Marzocco, Firenze 1943, 120 (Giunti, Firenze 1999).

[12]Sura 2, 216-217. Si può vedere anche la Sura 2,190: «Fate guerra per la causa di Dio a coloro che vi fanno guerra, ma non siate aggressori: Dio non ama gli aggressori», cit. in S. Balič, Guerra, 3. Islamico, in A.T. Khoury (ed.), Dizionario comparato delle religioni monoteistiche. Ebraismo Cristianesimo Islam, Piemme; Casale M. 1991, 272-273.

[13] Tr. it. in B. Saitta, Il cammino umano, La Nuova Italia, Firenze 1962, 234; G. Filoramo (ed.), Storia delle religioni. Islam, Biblioteca di Repubblica, Roma 2005, 120.

[14]Sura XI,120-123.

[15] Cf. Flori, La guerra santa, 290.

[16] Eginardo, Vita di Carlo imperatore, n. 7, tr. it. G. Bianchi, Salerno Editrice, Roma 1980, 52.

[17] Silvestro II, Lettera al Conte Darferius (26 dicembre 1000), in PL 139, 276-277; cit. in Flori, La guerra santa, 153.

[18] Joachim Abbatis, Expositio in Apocalypsim, Venezia 1527 (rist. anast. Frankfurt a.M. 1964). Gioacchino ne ha parlato già in altre occasioni, come nei Dialogi de prescientia Dei et predestinatione electorum, là dove presenta i santi martiri innocenti, uccisi da Erode subito dopo la nascita di Gesù, come esempio della salvezza per mezzo della grazia, anche indipendentemente dall’esercizio del libero arbitrio: cf. Joachim Abbas Florensis,Dialogi de prescientia Dei et predestinatione electorum, Ed. Gianluca Podestà, Roma 1995, 68 e 134.

[19] Come ha acutamente osservato Raoul Manselli, «ognuna di queste parti, a sé presa, è tale che in lei si possono sempre intravedere, ancora una volta, le sette età della chiesa, sì che il lettore, passando da una visione all’altra, non deve mai lasciarsi sfuggire la doppia serie interpretativa, generale, rispetto a tutta la storia della chiesa e particolare, per cui in ogni visione si condensano anche tutte le età della chiesa»: cf. R. Manselli, La«Lectura super Apocalipsim» di Pietro di Giovanni Olivi. Ricerche sull’escatologismo medievale, Istituto Storico Italiano per il Medioevo, Roma 1955, 96.

[20]Ibid., 100; Joachim, Expositio, f. 189 b.

[21] Questo riferimento a Pietro è interessante anche perché, nel contesto evocato da Gioacchino, esso rimanda immediatamente al papa, suo successore. Non è possibile sviluppare in questa sede il tema, per altro interessantissimo, del Romano Pontefice nella teologia gioacchimita, basti segnalare che, poche righe oltre quelle citate, l’Abate parla del papa come «vicarius Summi Dei» e della chiesa come «mater et domina universorum, et ei ab omnibus debetur honor et subiectio filialis», per concludere che «romana ecclesia iuncta est velut in matrimonium ipsi universali pontifici»: Joachim, Expositio, ff. 103v-104r.

[22] «Diligunt Deum, amant proximum, nemini nocent, neminem persequuntur, sed et prosunt liberissime quibus possunt. Hoc solum eorum aliqui imperfectionis habentes: quod mala cum gaudio tollerare non possunt. Et quia minus ad prelium apti sunt, minus idonei ad certamen, ipsa eorum simplicitas eos quamnimis miserabiles reddit. Et quid inde? Judicium sine misericordia ei qui non fecerit misericordiam. Tanto enim qui illos tangunt durius puniendi sunt, quanto eos inclementius agere, ipsa quoque miseratio naturalis accusat. Quis enim nesciat crudeliorem esse qui persequitur viduam, quam qui opprimit virum, qui adversatur pauperi quam qui offendit tyrannum, qui ingerit bellum orphano, quam qui inimicatur potenti? Unde et in psalmis de huiusmodii scriptum est: Turbabuntur a facie eius patris orphanorum et iudicis viduarum. Et alio loco: Tibi Domine derelictus est pauper, orphano tu eris adiutor: contere bracchium peccatoris et maligni. Rem dicimus notam omnibus et quam sepe experimur et experti fumus. Cum pauper infestatur a divite, a potente pupillus, cum opprimitur a iudice vidua, ab incola peregrinus, eo pars miserabilis et invalida ad arma gemitus et luctus recurrere consuevit, quo non est qui resistat et pugnet pro ea, nisi pater orphanorum et iudex viduarum. Unde et in Lege scriptum est: Vidue et pupillo non nocebitis, si leseritis eos vociferabuntur ad me et ego exaudiam clamorem eorum et indignabitur furor meus, percutiamque vos gladio. Sic igitur Deus cum sit misericors miseretur iniuriam patientibus, omnibus, silicet, qui sperant in se, et miro modo piis lacrymis pulsatur ad inferendam ultionem, quamvis non ad hoc fudantur ab illis ut oppressoribus noceant, sed tamen ut se eripiat Dominus a potentia superborum. Quinimmo et plerumque absque omni respectu. Neque enim omnis qui plorat ad aliquid impetrandum plorat, sed aliquando quia timet et dolet, aliquando quia pietate afficitur et calescit amore. Dimitte me (ait quidam) ut placam paulum dolorem meum. An forte vel minorem aliquid sperare credimus cum plorat super mortem filiorum suorum? Non igitur ad hoc plorant sancti isti, ut tortores pereant, sed quia se pressura ipsa compellit, alioquin et innocentes non essent. Quamvis et aliter clamare innocentes et ultionem postulare dixerim a iusto Deo, quod sacra possit auctoritate probari. Primum innocentium qui per invidiam occisum est fuisse Abel iustum nulli potest esse ambiguum. Huius lacrymas in passione non legimus, forte quia nec spatium habuit ad lamentum, vocem vero ultionis de Scriptura cognoscimus, et que fuerit ipsa vox non vox humana exprimit, sed divina. Cum enim se Caym impius mendacio tegere nitteretur audivit: Ecce vox sanguinis fratris tui Abel clamat ad me de terra. Ut ergo vox sanguinis Abel iusti clamavit de terra, ita sancti isti, qui sine causa mortis propter verbum Dei, et testimonium quod habebant occisi sunt, sive sunt parvuli sive senes, vindictam voce sanguinis postulant a Deo suo, qui tum ut parum sustineant responsum et munera susceperunt.»: Joachim, Expositio, f. 117.

[23] Francesco, Veglia di preghiera per la pace (7 settembre 2013), inhttp://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130907_veglia-pace.html (17/12/2014).

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