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Le guerre di religione nella storia

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Credere Oggi - pubblicato il 17/11/15

Crociate, mistica della guerra, Jihad: il problema del rapporto tra la violenza e il sacro

di Marco Bortoli

1. La prima crociata vista dai contemporanei

Si scatenò l’infernale furore della battaglia; da ogni dove pietre […] roteavano nell’aria e frecce cadevano come pioggia battente. Ma i servitori di Dio, determinati nella loro fede, senza tener conto che la conseguenza avrebbe potuto essere la morte o l’immediata vendetta dei pagani, sopportavano pazientemente […]. Dai difensori piovevano sui cristiani pietre, frecce, torce di legna e paglia; sulle macchine da guerra si scagliavano mazzuole di legno avvolte nella pece, cera, zolfo e stracci infuocati. Le gesta compiute in quel giorno di battaglia furono così straordinarie che dubitiamo la storia ne abbia registrate di più grandiose[1].

Queste parole di Raimondo d’Aguilers, cappellano di Raimondo IV di Tolosa, sacerdote e testimone oculare dei fatti narrati, si riferiscono alla presa di Gerusalemme da parte degli eserciti Franchi nel 1099. La lotta fu quanto mai dura:

Con il sopraggiungere della notte, la paura si impadronì dei due gruppi in lotta […] vigilanza, estrema fatica e angoscia insonne erano i sentimenti prevalenti in entrambi i campi e, nella nostra parte, una speranza fiduciosa, nella loro, un tormentoso sgomento.

Quando i soldati cristiani riuscirono ad aprirsi un varco nella cinta delle mura, si scatenò la furia bellica:

Alcuni tra i pagani furono pietosamente decapitati, altri trafitti da frecce lanciate dalle torri; altri ancora, dopo ripetute torture, furono arsi vivi nei roghi. Nelle case e per le strade giacevano cumuli di teste, mani e piedi e i cavalieri andavano e venivano scavalcando e calpestando i corpi.

Un altro testimone racconta:

Nessuno ha mai visto né ha mai sentito parlare di una simile carneficina di pagani: i cumuli dei cadaveri, pronti per essere bruciati, erano allineati a mo’ di cippi e quanti fossero lo sa solo Dio[2].

Un altro cronista delle crociate, Guglielmo di Tiro, che scrive qualche tempo dopo, non può fare a meno di sottolineare il contrasto tra la brutalità della violenza del massacro e la devozione messa in rilievo poco dopo:

Era impossibile guardare a questi innumerevoli massacri senza provare orrore; ovunque si trovavano resti di corpi umani. Ancora peggio era rivolgere lo sguardo ai vincitori stessi, che grondavano sangue dalla testa ai piedi […]. Poi, indossati abiti puliti, lavatesi le mani e a piedi nudi, cominciavano umilmente a fare il giro dei venerabili luoghi che il Salvatore aveva degnato di santificare e rendere gloriosi con la sua presenza corporea […] con particolare venerazione si avvicinavano alla chiesa della Passione e della Resurrezione del Signore […]. Era una fonte di gioia spirituale essere testimoni della fervente devozione […] con cui i pellegrini si avviavano ai luoghi santi, dell’esultanza del cuore e della beatitudine dello spirito con cui baciavano i monumenti del soggiorno sulla terra del Signore[3].

2. Quale giustificazione alla «mistica» della guerra santa ?

Non c’è forse nulla di meglio di queste narrazioni della prima Crociata per entrare nel vivo del problema del rapporto tra la violenza e il sacro. Questi testi infatti, scritti da autori cristiani che non manifestano alcun imbarazzo nel parlare delle atrocità di cavalieri cristiani come loro, hanno un intento apologetico, per non dire agiografico: la loro finalità è quella di esaltare l’opera di Dio compiuta attraverso le gesta dei guerrieri. Per riprendere il titolo che un altro cronista, il teologo benedettino Guiberto di Nogent, ha voluto dare alla sua storia, questi testi descrivono le Gesta Dei per Francos[4], le azioni di Dio attraverso i cavalieri franchi, cioè europei occidentali in guerra contro i Saraceni.
In chi conosca, anche solo superficialmente, i testi fondamentali del cristianesimo raccolti nel Nuovo Testamento[5], davanti a racconti come quelli che abbiamo appena letto, non può che sorgere una domanda: Come è potuto accadere? Come è successo che rappresentanti qualificati, preti, monaci, vescovi, di una religione fondata sulla testimonianza di un uomo che, morendo, aveva perdonato i propri persecutori, abbiano potuto partecipare attivamente e giustificare moralmente e teologicamente un tale uso della violenza e della guerra? Per usare le parole di uno storico francese, Jean Flori:

Si può anche considerare la crociata il punto di arrivo, la conclusione logica, quasi inevitabile, di un lento processo, di una vera e propria rivoluzione dottrinale che, nell’arco di molti secoli, ha condotto la chiesa dall’iniziale non-violenza all’uso meritorio e sacralizzato delle armi[6].

Vi è chi, come Dag Tessore, è arrivato a parlare di «mistica della guerra», legandola in particolare alla tradizione cristiana:

L’idea di guerra santa, ugualmente militare e spirituale, pur se fortemente presente in quasi tutte le religioni, è stata però elaborata, teorizzata e vissuta soprattutto nel cristianesimo[7].

Arrivando ad affermare:

La giustificazione religiosa della guerra non è un fatto marginale della storia delle religioni… nel caso della chiesa, poi, furono le supreme autorità dei dottori, dei papi e dei concili ecumenici ad apporre il loro sigillo. Sarebbe quindi storicamente erroneo vedere nelle crociate e nel jihad fenomeni «periferici», occasionali, una sorta di deviazioni dalla religione «vera» provocate da gruppi minoritari e fanatici o da qualche pensatore esaltato[8].

Per arrivare a queste conclusioni egli deve però fare una precisa distinzione:

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Tags:
crociateguerraguerra giustajihad
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