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“Ha fatto tutto Dio”. Il recupero dei 33 minatori cileni

Warner Brothers Pictures

Patti Maguire Armstrong - pubblicato il 17/11/15

Un diacono cattolico a cui viene attribuito il successo del loro recupero afferma che il tentativo non avrebbe dovuto funzionare

La maggior parte di noi ricorda probabilmente il caso dei 33 minatori cileni che nel 2010 hanno trascorso più di due mesi intrappolati a mezzo chilometro sotto terra, ma la storia che sta dietro al loro recupero non è ben nota, e soprattutto non si sa che l’uomo che ha guidato l’operazione, un diacono cattolico del Texas (Stati Uniti), ha detto che l’unica spiegazione per il riscatto è un miracolo.

Quando si parla di recuperi, la parola “miracolo” viene spesso sbandierata, ma secondo Greg Hall, l’americano che ha elaborato il progetto per salvare i 33 minatori cileni dopo molti tentativi falliti, un miracolo è l’unica spiegazione per questo recupero.

I minatori, intrappolati in una miniera d’oro e di rame a San José, in Cile, sono rimasti sotto terra per 69 giorni. Tutto è iniziato quando una roccia alta quasi 170 metri e pesante il doppio dell’Empire State Building si è spostata provocando una reazione a catena che ha bloccato tutte le vie di fuga.

In un’intervista rilasciata ad Aleteia, il diacono Hall ha spiegato che con la tecnologia attuale era semplicemente impossibile usare manovre di trivellazione per riuscire a tirar fuori i minatori, ma è quello che è accaduto.

“Non era mai stato fatto prima”, ha detto. “Da quando ce l’abbiamo fatta, sono stato contattato quattro volte per eseguire lo stesso lavoro per profitto, e ogni volta ha fallito. È stato un miracolo”.

Hall è un diacono cattolico della chiesa di Cristo Redentore di Cypress, vicino Houston. Lui e la moglie Angelica possiedono la Drillers Supply International, una compagnia di perforazione con agenzie a Houston, in Minnesota e in Cile. L’agenzia cilena opera da vent’anni, e i soccorritori erano clienti della compagnia di Hall, per cui è stato immediatamente coinvolto come consulente.

“I minatori erano da qualche parte tra i 400 e gli 800 metri sotto terra”, ha ricordato. “Le apparecchiature arrivano solo a 400 metri. Siamo stati chiamati per aiutarle ad arrivare fino a 800”.

Visto che la miniera non disponeva di buone mappe, Hall ha spiegato che trivellavano alla cieca. “Dopo il decimo giorno, ero convinto che fosse uno sforzo di recupero, non un salvataggio”, ha affermato. Nella mina c’era un luogo chiamato il “rifugio” in cui i lavoratori intrappolati potevano recarsi durante un’emergenza, ma le provviste bastavano solo per tre giorni.

“Il 17° giorno, abbiamo colpito una parte vuota e siamo riusciti a sentir battere sulla nostra trivella”. Quando la trivella è stata tirata via, una nota era conficcata nella trivella. C’era scritto “Stiamo bene nel rifugio, i 33”.

Stavano a 650 metri sotto terra e avevano finito tutto il cibo dopo aver razionato al massimo le provviste mangiando per circa 200 calorie al giorno. Il foro è diventato una via per ricevere provviste e scambiare comunicazioni, ma ora si profilavano enormi sfide per ampliare il tunnel in una roccia durissima per permettere ai minatori di uscire.

Il progetto originale avrebbe riportato gli uomini in superficie in cinque o sei mesi. Hall era preoccupato del fatto che non tutti riuscissero a resistere così a lungo. “Continuavo a dire a mia moglie: ‘Se lì sotto ci fosse nostro figlio, cosa farei? Stare seduto qui a Cypress o starei lì fuori a scavare con le mani?’”, ha rivelato. Hall ha chiamato il Governo cileno, che stava dirigendo le operazioni di recupero, e ha detto avrebbe voluto provare a portare fuori i minatori. “Mi è stato detto: ‘Noi non abbiamo niente, vai e prova’”.

Hall ha riunito un dream team dall’impresa Layne Christensen, che aveva scavato pozzi in Afghanistan, e ha preso le migliori attrezzature per la trivellazione che è riuscito a trovare. Anche così, ha commentato che il progetto dimostrava che non avrebbe potuto esserci una pressione sufficiente in tutta sicurezza per scavare abbastanza a fondo o un’apertura abbastanza ampia. “Le nostre trivelle erano piccole, e non potevamo usare fluidi per avere potenza sufficiente perché questo avrebbe fatto annegare i minatori”.

In quella drammatica situazione, Hall ha trovato la forza nella preghiera. Una mattina, mentre recitava la Liturgia delle Ore, si è concentrato sul Salmo 63. Ha meditato sul fatto che lo Spirito di Dio che era con Davide e Mosè nel deserto è lo stesso Spirito che è con noi nell’Eucaristia. Pensando ai minatori ha pregato: “Signore, farò tutto ciò che posso, ma non è opera mia, è opera tua”.

Poi, quasi alla fine, quando si era ad appena 30 metri dai minatori, tutto si è fermato. “Eravamo bloccati, del tutto, al 100%”, ha detto Hall. Sembrava che non fosse umanamente possibile riuscire nell’intento. “Mi sono sentito completamente sconfitto. Ho pensato: Non posso farlo. Poi un pensiero mi ha colpito: Non devo farlo io. Lo farà Dio; ci penserà Lui”. Hall ha ripensato al Salmo 63 e ha pregato: “Signore, ho fatto tutto quello che potevo, ora è opera tua. Devi inviare i tuoi angeli”.

È stato allora che è avvenuto il miracolo. La trivella si è mossa di nuovo. Metro dopo metro, ha continuato a muoversi finché non ha raggiunto i minatori. “È stato Dio”, ha detto Hall. “Dio ha fatto tutto”.

Il 12 ottobre, i minatori hanno iniziato a lasciare la miniera, uno per uno fino a quando tutti e 33 sono venuti fuori il 13 ottobre, memoria dell’ultima apparizione di Fatima. I minatori avevano recitato il Rosario tutti i giorni. Papa Benedetto aveva pregato pubblicamente per loro e aveva inviato 33 rosari benedetti da lui.

Hall ha confessato che questa esperienza è stata una testimonianza del potere di Dio. “È stata una testimonianza di quello che ha detto San Paolo – è quando siamo più deboli che siamo forti. Non sono stato io. È stato Dio. È stato un miracolo”.

Patti Maguire Armstrong e suo marito hanno dieci figli. Lei è un’autrice vincitrice di premi ed è stata managing editor e coautrice della serie Amazing Grace dell’Ascension Press. Si può seguire su Twitter e sulle sue pagine Facebook su Dear God Books, Big Hearted Families eCatholic News & Inspiration.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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