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Bagnasco: «Da Firenze una Chiesa immersa nell’umanesimo della concretezza»

© Antoine Mekary / Aleteia
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Si apre un cammino solidale per rispondere al cambiamento d’epoca evocato da papa Francesco

Il presidente dei Vescovi italiani ha parlato poi della grande sfida dell’ateismo e dell’indifferentismo: “Se Dio esiste non c’entra”, riprendendo il filosofo e teologo Cornelio Fabro dobbiamo chiederci se “Dio c’entra nella mia vita” , perché senza Cristo non abbiamo un orizzonte umano”. Bagnasco ha aggiunto che “l’orizzonte della missionarietà rinnovata, con la passione di Cristo dentro che si vorrebbe comunicare, è il risultato che ci portiamo nelle nostre chiese locali”.  Dunque il presidente Cei ha ribadito la cura della famiglia, centro del nostro agire, primo luogo di educazione alla vita, alla fede e all’antropologia umana integrale e della scuola e dell’università luoghi di formazione, crescita, competenza delle giovani generazioni.

Bagnasco ha concluso con un abbraccio corale tra vescovi, presbiteri e laici. L’abbraccio si allarga a tutta la comunità cristiana e al mondo perché “Noi vescovi  siamo lieti del vostro abbraccio, e nei vostri volti leggiamo simpatia e fiducia, nelle vostre voci sentiamo incoraggiamento e sostegno. Anche noi – come tutti – ne abbiamo bisogno!” e infine il nostro abbraccio si allarga a Francesco “al quale sottolineiamo il nostro amore”.

“Non abbiamo qualcosa da esibire, ma Qualcuno da comunicare” ha inoltre detto il cardinale Bagnasco ai giornalisti. “Non vogliamo imporre nulla e non pretendiamo che tutti abbiano la fede ma lo speriamo nella Gioia che risplende nella vita dell’umano e in grande parte della vita del nostro Paese”. Ancora l’arcivescovo di Genova ha ricordato che “lo stile sinodale non deve essere ispirato da un centralismo. Ma è necessario che parta dalla valorizzazione delle chiese locali”. “Il metodo e lo stile sinodale si esprimono da tempo e anche nel nostro tempo nei consigli pastorali, diocesani, presbiterali, livelli regionali e nazionali e la Chiesa universale, un camminare insieme partendo dalla rilettura concreta della Evangelii Gaudium, alla scuola dei poveri nella necessaria riconferma della sfida educativa del decennio”.

Quanto alle polemiche legate all’utilizzo dei fondi dell’8 x mille, Bagnasco ha osservato: “Se pensiamo ai sei milioni di poveri all’anno , ai 1.500 organismi di assistenza caritativa diffusi sul territorio, ai 500mila poveri – 500mila solitudini, come le chiamo io – che ogni giorno si rivolgono alle nostre Caritas e ai centri di ascolto per le famiglie, i quali arrivano non solo per un gesto di assistenza, ma per uno sguardo benevolo di attenzione che permetta loro di non diventare invisibili, allora ognuno può trarre le sue conseguenze”.

A proposito del nuovo caso Vatileaks, la guida dei vescovi italiani ha dichiarato: «Le ombre sono ombre, ma non dobbiamo averne paura e le dobbiamo riconoscere onestamente; dobbiamo soffrire per queste ombre, ma non lasciarsene schiacciare. Io spero che soprattutto il popolo di Dio non si lasci fuorviare, schiacciare, intristire da queste cose molto tristi, molto dolorose. Dobbiamo continuare a guardare a tanti sacerdoti, religiosi e religiose che ogni giorno si spendono per la propria gente».

Il pericolo e il peggiore nemico della chiesa è la tiepidezza spirituale ha infine affermato Bagnasco.  “Se la mia anima è timida, tiepida questo è il peggiore nemico della Chiesa. Questo ci richiama ad una continua conversione spirituale, ad una conversione del mio cuore per non renderlo freddo, distante, non infuocato verso Cristo. Se mi arrendo a una mediocrità fatta a sistema, eretta a sistema io sono il peggiore pericolo per Chiesa, della comunità cristiana, dentro e fuori”.

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