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Bagnasco: «Da Firenze una Chiesa immersa nell’umanesimo della concretezza»

© Antoine Mekary / Aleteia
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Si apre un cammino solidale per rispondere al cambiamento d’epoca evocato da papa Francesco

di Luca Rolandi

Si respira un clima di fiducia tra gli oltre duemila delegati che hanno animato il V convegno ecclesiale che si è concluso a Firenze. Fiducia che diventa anche inquieta preoccupazione per cercare di costruire una chiesa diversa rispetto al recente passato, meno istituzionale e più legata alla comunità, al popolo, alla relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, mettendosi alla sequela del Vangelo nel solco del magistero bergogliano. Una fede puntata all’essenziale, al “Kerygma” che restituisce il fondamento dell’annuncio del Verbo incarnato, che è per tutti, nel mistero della morte e della risurrezione di Gesù Cristo.

L’animo del popolo italiano è il sentire profondo della nostra gente è dentro una dimensione di cristianesimo profondo, che si esprime nella bontà e l’amore per l’altro ha detto il cardinale Angelo Bagnasco al termine del convegno ecclesiale. Una espressione che riassume il senso che è emerso dal convegno stesso.

I lavori di gruppo dai tavoli che hanno impegnato tutti i delegati fino alle sintesi presentate in assemblea plenaria sono il frutto di un cammino che i presenti hanno chiesto di non essere circoscritto in un documento ufficiale e rigido, ma traccia di una elaborazione che in ogni contesto sociale troverà diverse e creative applicazioni pastorali. Un nuovo protagonismo laicale, non clericale, ma a servizio della chiesa e in collaborazione con presbiteri, religiosi e vescovi. Ognuno con la sua dimensione e responsabilità ma sempre in sintonia e in dialogo, anche in confronto .

Dunque una Chiesa non di sentinelle in difesa della fortezza ma di esploratori audaci che portano il vangelo per tenere vivo il fuoco del cristianesimo nel mondo indifferente. Questa l’immagine di comunità cristiana scaturita dagli interventi dei relatori delle sintesi: ecco, allora, il tema dell’annunciare affrontato dalla docente di storia della filosofia della scienza Flavia Marcacci; quello delll’uscire  nelle parole del teologo don Duilio Albarello; l’abitare presentato dal filosofo Adriano Fabris; l’educare dalla religiosa Suor Pina Del Core e il trasfigurare con il liturgista fratel Goffredo Boselli, della comunità di Bose.

La celebrazione della Parola, è stato sottolineato da molti, diventa come il momento fondamentale della formazione cristiana e unita in modo profondo all’azione di carità, della costruzione di ponti e sintesi con tutte le idealità e le altre religioni presenti nella società complessa, fragile, liquida e individuale, ma ricca di fermenti di nuovi orizzonti da costruire.

Nel suo intervento finale e nell’incontro con la stampa il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha sottolineato che “non esistono lontani ma prossimi da raggiungere”, partendo da quella dimensione della gratuità tipica della cultura del nostro paese, perché non si parte da zero.

Il cardinale ha posto l’accento su come “uno stile sinodale esige anche un metodo, all’insegna della concretezza, del confrontarsi insieme sulle questioni che animano le nostre comunità. Vive di cura per l’ascolto, di pazienza per l’attesa, di apertura per l’accoglienza di posizioni diverse, di disponibilità a lavorare insieme, dandosi degli obiettivi”. E’ dunque  necessario “Lasciarsi guardare da Lui, “misericordiae vultus”, consapevoli che la condizione primaria di ogni riforma della Chiesa  richiede di essere radicati in Cristo. Contempliamo, quindi, senza stancarci l’umanità di Gesù. Senza dimenticare le ombre anche le nostre”.

Il clericalismo laicale si supera nel momento in cui si anima evangelicamente la storia, la realtà che ci è dato di vivere. E questo è venuto meno nel presente. Le attese dei giovani devono ripartire anche dalla testimonianza coraggiosa ed efficace nella vita politica, sociale, educativa ma anche spirituale. Accendere la vita, risvegliare la libertà di ciascuno come ha scritto Romano Guardini. Sapere dunque pensare, insieme e fare rete, approfondire le relazioni umane.

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