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La fede e la fatica nel mio record per i bimbi farfalla

ANNA MEI FACEBOOK
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Ha pedalato ininterrottamente per oltre 35 ore abbattendo il muro dei mille chilometri. Obiettivo: sostenere chi soffre di una malattia dimenticata

Sono tre anni che Anna Mei si è liberata di tutti gli sponsor per dedicare la sua attività sportiva a fare conoscere l’epidermolisi bollosa e sostenere le associazioni Sport nel cuore e Debra. «Sono una cattolica che agisce invece che predicare, che preferisce mettere in pratica l’aiuto. A volte si fa fatica a credere che esista il bene fatto senza secondi fini. Eppure siamo in tanti a prenderci cura dell’altro». «Da ragazza», ricorda, «ero una scout dell’Agesci. Mi sono rimasti impressi i principi educativi della strada, il fatto che la strada è un cammino. E sono questi stessi principi che ho riscoperto nell’attività ciclistica e che ricerco con i record mondiali».

Quando non è in sella a una bici, Anna è dietro a una cattedra come insegnante delle elementari. «I miei studenti sono i miei più grandi fan». C’erano anche loro al velodromo, per otto ore a fare il tifo per la loro maestra. «Vorrei far capire loro l’importanza di aiutare l’altro attraverso la propria passione e raccontare una nuova idea di sport che concilia l’agonismo con l’impegno sociale e si basa su allenamento e sacrificio, e non su divismo e doping».

VERSO NUOVI RECORD
Ma perché scegliere di dedicare una carriera sportiva al sostegno dei malati? La ciclista da record racconta di come, la prima volta che ha visto questi bambini con ustioni e vesciche su tutto il corpo, sia rimasta scioccata dalla loro sofferenza. «Eppure non si lamentano e non dicono mai di stare male», racconta.
Ora il record è raggiunto. I mille chilometri sono ormai alle spalle. «Per un po’ mi riposerò». Poi gli occhi cambiano espressione. «Ma presto ripartirò». «Qualche progetto l’ho già in mente: naturalmente, con addosso la maglia con le farfalle e sotto la sella un’effigie della Madonna».

MALATTIA ORFANA. DEBRA ONLUS LOTTA CONTRO L’EPIDERMOLISI BOLLOSA
Per tutta la vita un malato di epidermolisi bollosa deve fare i conti con diverse ore di medicazioni e bendaggi quotidiani. Per loro può bastare anche solo una frizione a fare staccare la parte più superficiale della pelle, creando lesioni simili a ustioni di II e III grado. È una malattia genetica rara – che in Italia colpisce un bambino su circa 82.000 nati – orfana dal punto di vista degli investimenti per la ricerca, spesso rivolti a patologie più diffuse. Proprio su questo punto vuole intervenire Debra (www.debraitaliaonlus.org), associazione nata da un gruppo di genitori che da 25 anni non supporta solo malati e famiglie ma ha come obiettivo anche quello di fare conoscere la malattia e agevolare la ricerca medica per migliorare la qualità della vita dei bambini farfalla.

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