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Il dramma di chi costruisce la propria immagine sull’approvazione altrui

Public Domain
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di Silvana Ramos

Qualche giorno fa, in rete c’è stata molta agitazione e stupore quando si è diffusa la notizia che la “It Girl Essena O’Neill aveva deciso di abbandonare il suo account di Instagram e Youtube con oltre un milione di follower. Il motivo? Era stanca della sua “vita perfetta”, piena di tutto quello che il mondo potrebbe sognare – bellezza, fama, denaro, ammirazione – ma vuota e falsa, senza idea di chi fosse o del perché facesse ciò che faceva.

Nella sua testimonianza, Essena afferma di aver paura di affrontare la nuova vita senza ritocchi. Cosa sarà di lei se tutto ciò che ha fatto finora è stato vivere della sua immagine costruita in sessioni fotografiche interminabili che avevano l’obiettivo di vendere, svendere se stessa per riuscire ad essere accettata e ammirata da tutti, ma senza avere idea di chi fosse?

Quante volte i giovani e i non più giovani desiderano una vita apparentemente perfetta in cui la bellezza e il piacere sono gli aspetti più importanti! Al giorno d’oggi, però, se non possiamo averla siamo almeno capaci di crearla nella finzione offerta dalle reti sociali.

Iniziamo a mettere su una farsa, inserendo solo le cose belle, quelle che provocano mille “mi piace”, e all’improvviso, quando si presenta la realtà, il castello di carte crolla e la vita diventa insopportabile. Molte persone sono cadute in una profonda depressione che è costata loro la vita, come nel caso di Madison Holleran.

Vi invito a vedere il video di Essena e ad ascoltare le sue ragioni. Le reti sociali non sono negative, lo abbiamo già detto in altre occasioni. Attraverso di loro possiamo arrivare a molte persone, tenerci in contatto, condividere informazioni, evangelizzare e molte altre cose, ma non trasformiamole in un teatro che espone e maltratta la nostra dignità!

L’accettazione inizia da noi stessi, per scoprire e conoscere chi siamo e non per imitare quello che ci detta il mondo con la sua immagine di “vita perfetta”. L’essere umano è chiamato a dispiegarsi, ad andare incontro all’altro, non a rinchiudersi in una coltre di finzione. Se continuiamo di questo passo, l’unica via sarà la spersonalizzazione o il vuoto esistenziale.

“Quando la speranza è nella propria comodità nel cammino o la speranza è nell’egoismo di cercare le cose per sé e per non servire gli altri o quando la speranza è nelle ricchezze o nelle piccole sicurezze mondane, tutto questo crolla”  (Papa Francesco).

 

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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