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Confessati e tornerai…alle origini

UK Catholic/Marcin Mazur
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Da Sant'Agostino ai Promessi Sposi passando per i Salmi: una suora di clausura racconta l'incontro tra l'uomo e Dio

Aprire il cuore a Dio come scrisse Sant’Agostino nelle “Confessioni” o Alessandro Manzoni ne “I Promessi Sposi“. E farlo attraverso la confessione, che rappresenta il momento privilegiato dell’ascolto tra l’uomo e Dio. Un momento che consente di ottenere la Grazia, di tornare alle origini, di purificarsi. E’ questo l’incontro con Dio visto da una prospettiva particolare: quello della clausura. A raccontarlo ad Avvenire (10 novembre) è suor Maria Rita Piccione, agostiniana, che vive nel trecentesco Eremo di Lecceto, in cima a una strada fra i boschi, nei pressi di Siena, insieme ad altre 16 consorelle.

LE MEDITAZIONI DELLA VIA CRUCIS
Suor Maria Rita è nota per aver scritto le meditazioni per la Via Crucis presieduta da Benedetto XVI al Colosseo nel 2011. Parlando di confessione sceglie di partire dal concetto di ascolto, perché la confessione è prima di tutto «ascolto di quel Dio che è nel nostro intimo fin dal giorno del battesimo, fin dal momento della creazione».

LE COLPE DI SANT’AGOSTINO
Spiega: «Alla confessione arrivo dopo aver ascoltato il mio cuore. Sant’Agostino dice che è nell’interiorità che abita Cristo ed è da lì che ci rinnova facendoci sentire la sua Misericordia». Nelle “Confessioni” dice di ricordare le sue colpe ‘non perché le amo, ma perché voglio amare te, Dio mio… e voglio ricomporre in me l’unità dopo le lacerazioni interiori subite quando, allontanandomi da te che sei l’Uno, mi persi in tante vanità’”.

LA PRESUNZIONE DELL’INNOMINATO
Anche ne “I Promessi Sposi”, la confessione è centrale nell’Innominato: «il capitolo XX inizia proprio descrivendo l’animo dell’Innominato alla stregua del suo castello, dall’alto del quale ‘dominava all’intorno tutto lo spazio e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto’. Questa è la descrizione della presunzione dell’uomo di oggi».

IL “NUOVO LUI”
Ma successivamente l’uomo «scopre dentro se stesso un ‘nuovo lui’ e durante il colloquio col cardinale Federigo, si realizza la dinamica della confessione». Borromeo ‘gli andò incontro con un volto premuroso e sereno e con le braccia aperte, come a una persona desiderata’. Lui gli confessa di avere ‘l’inferno nel cuore’. Il cardinale di rimando: ‘Dio vi ha toccato il cuore e vuole farvi suo’. ‘Dio! Dio! Dio!… Dov’è questo Dio?’. ‘Voi me lo domandate. Chi più di voi l’ha vicino? Non ve lo sentite in cuore che non vi lascia stare e nello stesso tempo v’attira…?’».

RITROVARE LA PROPRIA IDENTITA’
Secondo suo Maria Rita, «quel ‘nuovo lui’ è già dentro di noi. Il cambiamento non è un salto nel buio, ma nell’immagine; è un ritorno alle origini dalla regione della dissomiglianza, un ritorno a come Dio ci ha pensato e ci vede nel suo desiderio: è il ritrovare la nostra identità autentica».

ATTO D’AMORE CHE FA RINASCERE
Il Salmo 31 è una pietra miliare della confessione. “Ho detto: ’Confesserò al Signore le mie iniquità e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato”. Dunque, «già nel confessarmi so che Dio mi perdona». La Misericordia, conclude la religiosa, è «la chiave di lettura della confessione. Il perdono è un atto d’amore, è un amore oltre l’amore, capace di far rinascere».

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