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Snoopy & Friends è un adattamento fedele (in vari modi)

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Tutto è come ce lo ricordiamo, senza rivisitazioni sciocche per rendere la storia più interessante

È giusto essere un po’ trepidanti prima di andare a vedere Snoopy & Friends. Dopo tutto, solo un paio di mesi fa i “potenti” hanno deciso che quello di cui il mondo aveva realmente bisogno era uno show televisivo dei Muppets pieno di crudeltà pessimiste e scherzi di cattivo gusto. Se le persone alle quali sono state affidate le creature di Jim Henson erano disposte a sottoporre Kermit e compagnia a quel tipo di trattamento, perché Charlie Brown e Snoopy avrebbero dovuto stare più al sicuro? Bene, lasciate da parte quelle paure, perché, per parafrasare Charles M. Schulz, la felicità è film su un cucciolo bello caldo. Il modo migliore per descrivere Snoopy & Friends è dire che è proprio quello che è.

La storia è semplice. Quando Charlie Brown si innamora della bambina dai capelli rossi appena arrivata nel quartiere, il perdente preferito da chiunque si imbarca in un’avventura per provare di essere meritevole dell’attenzione della bimba vincendo finalmente qualcosa, qualsiasi cosa, giusto una volta nella vita. Per questo cerca la vittoria in mille modi, dal partecipare alla gara scolastica di talento a cercare la stella d’oro per il miglior resoconto di un libro o all’imparare a ballare. C’è solo un problema. Come gli ha spiegato una volta un buon amico, di tutti i Charlie Brown del mondo, lui è il più Charlie Brown di tutti.

Incredibilmente, Snoopy & Friends non perde mai di vista questo aspetto, e infatti tutti i personaggi sono fedeli agli originali. Lucy è quella pignola, Linus il pensatore profondo che si porta sempre dietro la sua copertina di sicurezza, Schroeder è sempre ossessionato da Beethoven, Sally è sempre ossessionata da Linus, e Snoopy… beh, è Snoopy. Quando non cerca di aiutare Charlie Brown, è sempre alle prese con il suo mondo di fantasia della I Guerra Mondiale, in cui cerca di salvare la bambina dei suoi sogni dalle grinfie del Barone Rosso.

Se tutto questo vi suona familiare, è perché lo è. Tutto in questo film è come ce lo ricordiamo, senza alcun artifizio sciocco per rendere la storia più interessante. Anche il mondo abitato dai personaggi è perlopiù senza tempo, senza computer o cellulari bene in vista. Ci sono sicuramente delle canzoni pop nella colonna sonora, ma per la maggior parte sono innocue e si armonizzano bene con i temi classici di Vince Guaraldi. Il tutto unito a uno stile di animazione unico che schiaccia le immagini computerizzate per riprendere le origini da fumetto dei personaggi e richiama gli speciali televisivi di una volta.

C’è ben poco di nuovo in Snoopy & Friends, e forse – unica volta parlando di rivisitazioni di film – è un complimento al massimo grado. A differenza di quanto è accaduto con i Muppet menzionati in precedenza, la gente che sta dietro a questo film (inclusi il figlio e il nipote di Charles Schulz) confida nel fatto che i personaggi e le storie esercitino lo stesso fascino che hanno da più di 50 anni, e questa fiducia viene ripagata dai risultati.

E perché non dovrebbe? Dopo tutto, c’è un buon motivo per cui le creazioni di Schulz sono state pubblicate in 75 Paesi e adattate per il palco e lo schermo, e questa ragione viene esemplificata al meglio in un momento quasi alla fine di Snoopy & Friends. Dopo che tutti gli sforzi di Charlie Brown sono risultati vani, sta da solo in cima a una collina guardando il cielo e dice una piccola ma sentita preghiera a Dio perché gli faccia andar bene le cose solo una volta.

È un momento profondamente umano, e solo il più duro degli atei potrebbe trovarci qualcosa da ridire. È stato detto un milione di volte ma è ancora vero, nelle sue insicurezze e debolezze e nella sua disperazione Charlie Brown è ciascuno di noi. Fa del suo meglio per fare ciò che è giusto, non solo per sé, ma per tutti quelli che ama, ma non si vede mai ricompensato per questo. Oppure sì? C’è una lezione alla fine diSnoopy & Friends, ed è una lezione che abbiamo già sentito. Non c’è niente di nuovo in Snoopy & Friends, ed è bello proprio per questo.

 

In un mondo che non ha creato, in un’epoca che non ha scelto, un uomo cerca segni di Dio nel mondo… guardando i film. Quando non scrive recensioni per Aleteia, David Ives trascorre il suo temmpo esplorando l’intersezione tra cinema e cattolicesimo su The B-Movie Catechism.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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