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L’ultimo samurai cristiano che ha fatto visita a un papa in Vaticano

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 10/11/15

Francesco ha ricevuto dei giovani giapponesi per commemorare la storia di speranza e lacrime del martirio cristiano nel Sol Levante

Il 4 novembre, papa Francesco ha ricevuto in udienza un gruppo di 47 giovani giapponesi dell’istituto Sant’Orsola giunti in Piazza San Pietro per celebrare i 400 anni della giornata storica in cui una delegazione guidata dal samurai Hasekura Tsunenaga (1571-1622) venne ricevuta in Vaticano da papa Paolo V, il 3 novembre 1615.

La missione dei giovani cattolici giunti da Sendai, nella regione di Tohoku, è stata accolta in Vaticano a braccia aperte dal papa argentino, che come missionario ha sempre sognato di recarsi in Oriente.

La celebrazione pone anche sul cammino millenario del papato per la prima volta un samurai temerario e battezzato, che portava la pace tra Giappone e Santa Sede in un’epoca di martirio.

Era Date Yasumune, erede della dinastia di Sendai, insieme a monsignor Tetsuo Hiraga, che ha guidato la delegazione di questi giorni, portando con i giovani un messaggio di “pace e speranza per il futuro” dopo quattro secoli dalla cosiddetta “Missione Keicho”, con la quale si cercò un avvicinamento tra il Giappone, Roma e la Spagna.

La sanguinosa persecuzione delle comunità cattoliche è stata l’epilogo di questo tentativo diplomatico che non è giunto a buon fine per via di interessi politici di corte.

Date Masamune, possidente di Sendai e conoscitore del cristianesimo, chiese a Tokugawa Hidetada (1579-1632), secondo shogun, capo militare della Nazione, di autorizzare la missione commerciale per andare in Spagna e far visita al papa a Roma.

Il signore feudale affidò quella missione al suo miglior samurai, Hasekura Tsunenaga, che guidava una delegazione di 22 samurai, un centinaio di mercanti, marinai e servitori.

Il viaggio iniziò il 28 ottobre 1613 dalla baia di Tsukinoura a bordo del galeone San Giovanni Battista. La prima tappa fu il Messico, per poi arrivare alla corte del re Filippo II e a Roma.

In questa storia c’è un eroe anonimo, il sacerdote francescano Luis Sotelo, che giunse in Giappone nel 1603 ed esortò a realizzare la missione grazie ai suoi buoni rapporti con Date Masamune, che pur non essendo battezzato simpatizzava con il cattolicesimo, sperando in una conversione di tutto il Giappone.

La spedizione aveva l’obiettivo di chiedere al papa di inviare un gruppo di missionari, come già era stato fatto nelle Americhe. La spedizione rappresentava l’ultima speranza per la situazione dei cristiani in Giappone, perché nel febbraio 1614 Tokugawa Hidetada proclamò un decreto contro il cristianesimo.

Dopo la missione autorizzata da lui stesso in Vaticano nel 1628, si scagliò contro il cristianesimo. La Bibbia venne bruciata nella pubblica piazza, e circa 500 cristiani giapponesi e stranieri vennero condannati a compiere il suicidio rituale giapponese (harakiri) perché indegni, mentre altri fuggirono.

Il samurai della storica spedizione si fece battezzare una volta giunto in Spagna. Hasekura arrivò a Roma per vedere il papa a ottobre, compiendo un’ardua preparazione spirituale, anche perché sapeva che era in gioco la vita dei cristiani in terra giapponese.

Nel novembre 1615 il samurai venne ricevuto con onore e consegnò un messaggio in latino a Paolo V. La missiva è un documento storico custodito in Vaticano. Il samurai cristiano ottenne la cittadinanza onoraria di Roma. La lettera del papa a Date si trova nel museo di Sendai.

L’episodio commemorato da papa Francesco e dai giovani giapponesi finì male per una serie di intrighi di palazzo. Data Masamene chiese al papa l’invio di missionari francescani in cambio di una mediazione nella negoziazione del trattato commerciale con la Spagna.

Dopo essere tornato a Madrid con il sostegno del papa, il samurai trovò però un clima meno favorevole perché in Giappone le persecuzioni contro i cristiani proseguivano e la Corona spagnola non le accettava per non deludere la fiducia del papa.

L’imperatore giapponese indurì quindi il pugno contro i missionari, che riteneva alleati cospiratori dei regni stranieri di Spagna e Portogallo. Il trattato commerciale venne considerato un cavallo di Troia per indebolire il suo potere.

Va detto che i 47 studenti giapponesi giunti a far visita a papa Francesco hanno seguito i passi della “Missione Keicho” a Roma e hanno visitato la sede della Compagnia di Gesù, la basilica vaticana nel giorno della commemorazione della visita a Paolo V e Piazza San Pietro il giorno dell’udienza generale, per onorare alla fine la chiesa di Civitavecchia dedicata ai martiri giapponesi.

Lo striscione dei giovani giapponesi nell’udienza generale di mercoledì scorso è rimasto come simbolo della speranza dell’evangelizzazione nel Paese del Sol Levante, dove centinaia di cristiani vennero martirizzati non invano e diedero la propria vita per il Vangelo e la pace.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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giapponepapa francescosamurai
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