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Marcia per la Terra, pellegrinaggio per il Creato

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 08/11/15

Si è svolta oggi a Roma la manifestazione per la difesa dell'ambiente che culmina con la messa celebrata dal Cardinal Vallini

La “cura del Creato” è un argomento – per certi aspetti – ancora non assimilato dal cattolicesimo contemporaneo a causa di una mal celata diffidenza nei confronti dell’ambientalismo, spesso connotato politicamente, che è talvolta accompagnato da teorie antispeciste che minano la centralità cristiana dell’essere umano oppure una spinta al contenimento demografico che si traduce in campagne anti natalità. Sebbene siano tutte vere queste obiezioni sono anche molto superficiali. L’ambientalismo – non ideologico – è in realtà un portato e una responsabilità insita nel messaggio evangelico. Dio ci fa custodi, e nessuno può dire che come specie siamo stati dei buoni custodi se guardiamo agli abusi edilizi costieri, alla cementificazione imperante, ai disboscamenti compulsivi, all’uso smodato delle risorse idriche ed ittiche. Oggi come oggi è questione di buon senso, lo stesso buon senso che i vescovi medievali avevano.

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Un saggio storico pubblicato di recente da Riccardo Rao, docente presso l’Università di Bergamo (“I paesaggi dell’Italia medievale”, Carocci 2015) ha aggiunto un altro piccolo tassello a tutto questo. «Nel Basso Medioevo le popolazioni di montagna possono permettersi di dar vita a prime forme di cultura ecologista, volte a preservare alcune specie arboree messe a rischio dalle trasformazioni», ha spiegato Rao. «Il primo documento “verde” è del 1033, contenuto in un atto con il quale il vescovo di Modena concede in affitto terre boscate, mettendo per iscritto una clausola che prescrive ai contadini di adoprarsi affinché “le querce più grandi siano custodite e le più piccole lasciate crescere”. Una preoccupazione simile emerge da un documento del 1113 (ottantanni dopo il primo) con cui Matilde di Canossa ordina ai monaci di San Benedetto di Polirone, vicino al fiume Po, di “tagliare ogni anno non più di dodici esemplari tra roveri e cerri in un bosco poco distante dal monastero”». Certo, avverte l’autore,«tali disposizioni non rispondono a una sensibilità ecologica in senso moderno; non si può dire che esistesse una vera e propria consapevolezza ambientale. Si tratta piuttosto di una forma di ecologia volta alla salvaguardia di risorse paesaggistiche che hanno un ruolo centrale nel sistema economico locale». Una sensibilità che comunque tenderà a crescere. Le normative prodotte nel Duecento e nei primi decenni del Trecento, quando i coltivi raggiungono le superfici più ampie, «accordano una speciale protezione al bosco», proibendo o limitando fortemente l’abbattimento degli alberi e, come ha ben documentato Rinaldo Comba in “Metamorfosi di un paesaggio rurale” (Celid 1986), vietando esplicitamente i disboscamenti in alcune aree dei territori comunali.

Lo storico Paolo Mieli, che ha il merito di aver recensito il libro di Rao, ha commentato: «Dopodiché dalla fine del Medioevo e dall’inizio dell’età moderna verrà un’epoca di disboscamenti selvaggi, durerà seicento anni. Con qualche ripensamento (peraltro ancora insufficiente) verso la fine del millennio. Ma negli ultimi venticinque anni il tasso di deforestazione globale netto si è ridotto di oltre il 50% e sono aumentate le aree protette. Un dato di grande rilievo, dal momento che le foreste contribuiscono con circa 600 miliardi di dollari l’anno al Pil mondiale, offrendo lavoro a oltre cinquanta milioni di persone. Ma a noi piace pensare che il freno posto alla deforestazione senza freni sia dovuto, almeno in parte, a un recupero disensibilità medievale» (Uccr, 6 novembre).

Ecco allora che la Laudato sì di Papa Francesco diventa un documento profetico di un pontefice che guarda da un lato alla realtà oggettiva, dall’altro alla storia e alla vocazione della Chiesa universale.

Inserita in questo quadro è assolutamente apprezzabile la manifestazione di oggi a Roma per l’ “Earth Day”, il giorno della Terra.

Una marcia in difesa del clima e dei più fragili a sostegno del messaggio che Papa Francesco ha lanciato al mondo con la lettera enciclica Laudato si’. Con questo spirito Earth Day Italia e Connect4Climate, hanno organizzato per domenica a Roma la Marcia per la Terra, all’interno della due giorni che il Vicariato dedica alla Giornata diocesana per la custodia del creato. Hanno già aderito all’iniziativa oltre 70 organizzazioni nazionali e internazionali, cattoliche e laiche […]

L’imperativo morale è «prendersi cura della casa comune». Immagine che acquista immediata concretezza, se si pensa che tra sole tre settimane a Parigi si terrà un summit cruciale per i destini del pianeta. L’appuntamento romano, infatti, cade, infatti poco prima della Conferenza delle Nazioni unite sul clima, in programma dal 30 novembre all’11 dicembre. È la ventunesima Conferenza delle Parti (Cop) che avrebbero dovuto stabilire regole del gioco valide per tutti e porre limiti obbligatori alle pericolose emissioni. «In oltre vent’anni di mediazioni internazionali la ricerca del profitto ha sempre avuto la meglio sul buon senso. E oggi rischiamo seriamente di non avere più tempo per rimediare ai nostri errori», afferma Pierluigi Sassi, presidente di Earth Day Italia. Per questo, prosegue l’imprenditore sociale, «abbiamo ritenuto urgente sottolineare e sostenere l’unica voce fino ad oggi capace di verità sul tema dei cambiamenti climatici», quella del Papa, che con l’enciclica «ha preso la scena mondiale in modo dirompente » in un anno che ha visto le conferenze Onu contro la povertà (i Millennium goals) e ora per l’ambiente. «Ma ci voleva proprio un uomo passato dalle Villas Miseria argentine ai Palazzi Apostolici vaticani per spiegare al mondo che economia, società e ambiente sono tre ingranaggi di uno stesso meccanismo? Che la nostra è una ‘casa comune’ da tenere con cura nella quale esaurire le risorse e maltrattare i fratelli sono dei terribili boomerang che ci torneranno dritti in faccia?», si domanda Sassi (Avvenire, 4 novembre).

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Una mobilitazione che prende mossa quindi proprio da un documento di magistero come l’Enciclica e che accoglie attorno a sé anche i non credenti, non solo fedeli e religiosi, unendo istituzioni pubbliche e istituzioni caritative o dell’accoglienza.

Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera augura «pieno successo alla Marcia per la Terra». «Una giornata di mobilitazione contro i mutamenti climatici – sottolinea Realacci –. I temi ambientali non possono essere risolti se non si fanno i conti con la finanza, la ‘cultura dello scarto’, le tensioni internazionali, i flussi migratori e se non cambiamo gli stili di vita». Per il presidente del Consiglio Nazionale di Enpa, Marco Bravi, «la protezione degli animali ha un ruolo fondamentale nell’equilibrio del creato». Mentre Annamaria Procacci, consigliere di Enpa, aggiunge: «L’enciclica mette a nudo i limiti di un modello economico che sacrifica gli esseri viventi in nome di interessi effimeri».

«Una partecipazione a difesa degli ultimi tanto gioiosa quanto carica di significato – sottolinea il direttore della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego –. Oggi sullo scacchiere internazionale abbiamo 33 conflitti aperti, che lo scorso anno hanno generato otto milioni di rifugiati. Ma nello stesso anno le persone costrette ad abbandonare la propria terra per gravi cambiamenti climatici sono state 24 milioni e 400mila» (Avvenire, 7 novembre).

Una responsabilità di tutti, ma soprattutto di chi ha di più e di chi ha un impatto sui comportamenti propri ed altrui. Se ciascuno può cercare di diminuire la propri impronta ambientale nella propria vita quotidiana, è nel pretendere che i Governi facciano la loro parte che si può avviare un cambiamento profondo. Preghiamo, ma facciamoci anche sentire…

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