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“False e fuorvianti”: la replica alle accuse contro il cardinale Pell per le spese pazze

Andrea Solaras/AFP

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 07/11/15

False e fuorvianti”: così una dichiarazione di un portavoce della Segreteria vaticana per l’Economia definisce le dichiarazioni riportate in alcuni libri “sulla gestione e le spese del cardinale australiano George Pell e le spese compiute dalla Segreteria nel corso del 2014”, questioni “affrontate in una dichiarazione diffusa nei mesi scorsi che non sembra essere stata menzionata dagli autori”.

I testi a cui si fa riferimento è “Avarizia”, di Emiliano Fittipaldi, nel quale il cardinale Pell, detto “il Ranger” e che è stato chiamato a Roma a mettere ordine nei conti della Curia, diventa il bersaglio di aspre critiche per le spese folli che avrebbe fatto sostenere.

A voler usare un eufemismo, Pell non è amato. Guarda caso la sua preziosa nota spese viene rubata da un ignoto hacker e ora compare nel libro Avarizia di Fittipaldi. Notizie del diavolo, si dirà. Sì, ma da leccarsi i baffi” (La Stampa, 5 novembre).

Da luglio 2014 a gennaio 2015 gli esborsi hanno infatti toccato i 501 mila euro”, si legge nel libro. Sotto accusa sarebbero un sottolavello da 4.600 euro, 7.292 euro di tappezzeria, 47.000 euro per mobili e armadi, 2.508 euro di abiti e molti viaggi, tutti in business class, per il cardinale e gli uomini che gli sono vicini – “un menage dispendiosissimo che fa a pugni con i desideri del papa”.

Critiche dello stesso tono vengono rivolte anche da Gianluigi Nuzzi nel libro “Via Crucis”.

Che il cardinale Pell – “scelto da Francesco in persona per rendere trasparente la struttura economica della Santa Sede e subito risultato indigesto al porporame vecchio e nuovo che aveva tanta voce in capitolo sui forzieri vaticani” – fosse “poco tollerato nei palazzi della curia romana” lo dimostra quanto pubblicato lo scorso febbraio da l’Espresso: il verbale di una riunione del collegio cardinalizio dell’Apsa, l’Amministrazione per il Patrimonio della Sede Apostolica, risalente al 12 settembre 2014 (Il Foglio, 5 novembre).

Tra gli oggetti della discussione c’erano il peso e il potere che stava accumulando la neonata Segreteria per l’Economia guidata dal porporato australiano. “Subito erano emersi due schieramenti posizionati su fronti diametralmente opposti: da una parte i fedeli a Pell, dall’altra coloro che si richiamavano al Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin”.

Con il tempo, la Segreteria di Stato si è poi progressivamente riappropriata di poteri e funzioni che in origine avrebbero dovuto essere devoluti all’organismo guidato dal cardinale Pell, per ricondurre a un unico organismo “economico” le competenze sulle casse vaticane prima divise tra molteplici uffici spesso concorrenti tra loro.

La dichiarazione della Segreteria per l’Economia spiega, inoltre, che le spese di 500.000 euro nel periodo tra marzo e dicembre 2014 includono 292.000 euro di stipendi e costi correlati e che “i costi netti dei viaggi aerei svolti dallo staff del Segretariato in questi 9 mesi hanno ammontato a meno di 4.000 euro, considerevolmente di meno rispetto a molte altre entità”.

Ci sono stati poi dei “costi operativi, inclusi i costi di avviamento iniziali per mobilio e computer”, ed è stato preso un appartamento vaticano “per un membro senior dello staff che veniva dall’estero con un contratto a termine. Questa risorsa continuerà ad essere usata dal Segretariato per molti anni perché rappresenta un’opzione meno cara per alloggiare esperti internazionali rispetto ad alternative come la Domus o costosi alberghi”.

Per evitare qualsiasi dubbio sull’impegno del cardinale Pell di sostenere la gestione e il controllo, il Segretariato ha completato l’anno ben al di sotto del suo budget 2014 ed è stata una delle pochissime entità a proporre una riduzione delle spese totali nel suo preventivo 2015”, si legge.

La dichiarazione precedente a cui ci si riferisce spiegava che “i resoconti su una discussione tra il Santo Padre e il cardinale Pell sulle spese del Segretariato sono del tutto falsi”, e “le affermazioni relative a una conversazione completamente fittizie”.

Circa quanto riferito da l’Espresso, padre Federico Lombardi, SJ, ha fatto a suo tempo “tre osservazioni molto semplici”: “il passaggio di documenti riservati alla stampa per finalità polemiche o per alimentare contrapposizioni non è nuovo, ma è sempre da condannare decisamente, ed è illegale. Il fatto che argomenti complessi dal punto di vista economico o giuridico siano stati o siano oggetto di discussione e di punti di vista diversi è da considerare normale. Alla luce dei pareri emersi il Papa dà i suoi orientamenti e tutti i responsabili li seguono. L’articolo indirizzato direttamente ad attacchi personali è da considerare indegno e meschino”.

Non è vero – ha aggiunto infine – che la Segreteria per l’Economia non stia portando avanti il suo lavoro con continuità ed efficacia”.

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