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L’intercessione della Madonna che salvò Vienna dall’assalto musulmano

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 07/11/15

L’undici settembre del 1683 Vienna è assediata da un immenso esercito turco comandato dal gran visir Kara Mustafà e, ridotta alla fame, è prossima alla resa. I Turchi, arrestati per mare a Lepanto nel 1571, continuano via terra la loro avanzata che sembra inarrestabile e, dietro Vienna, intravedono Roma e San Pietro. Tutto è pronto per l’evento cui da mille anni l’islam lavora. Le forze turche, racconta Angela Pellicciari in “Una storia della Chiesa. Papi e santi, imperatori e re, gnosi e persecuzione” (edizione Cantagalli), sono nettamente superiori a quelle cristiane ma succede l’imprevisto.

IL GENERALE E IL FRATE
Fanno la differenza un geniale condottiero polacco, re Jan Sobieski, e il frate cappuccino Marco d’Aviano. Incaricato da Innocenzo XI di formare una Lega Santa contro i Turchi, padre Marco diventa consigliere e confessore dell’imperatore Leopoldo I e riesce a coalizzare intorno a lui Spagna, Portogallo, Polonia, Firenze, Venezia e Genova.

“ABBIAMO MERITATO GLI INFEDELI”
Alla vigilia dello scontro, frate Marco affida alla Vergine Maria le sorti di Vienna e si rivolge a Dio con questa supplica: «O grande Dio degli eserciti, guardaci prostrati qui ai piedi della tua maestà, per impetrarti il perdono delle nostre colpe. Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità, che ogni giorno commettiamo contro la tua bontà, hanno giustamente provocato la tua ira».

“NON FARCI CALPESTARE DA QUESTI CANI”
L’invocazione è sempre più contro «il furore e la forza degl’infedeli». «Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siici tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzare l’opera delle tue mani. Permetterai forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani?».

LA BENEDIZIONE PER LA BATTAGLIA
Fra’ Marco chiede poi la benedizione per i soldati: «Libera dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattieni il braccio della tua ira sospeso su di noi, e fa’ capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Te, e che Tu solo hai il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando ti piace. Come Mosè, stendo dunque le mie braccia per benedire i tuoi soldati; sostienili e appoggiali con la tua potenza, per la rovina dei nemici tuoi e nostri, e per la gloria del tuo Nome».

MAOMETTO IV MINACCIA DI IMPICCARSI
All’alba dell’undici settembre, si consuma una vittoria dell’esercito cristiano sull’esercito turco senza precedenti, al punto che Maometto IV invia al suo gran visir una corda di seta verde invitandolo a mettere fine alla sua vita con quella. L’indomani, mentre si dice che i pasticceri viennesi inventino i cornetti, un dolce a forma di mezzaluna, nella chiesa della Madonna di Loreto viene celebrato il solenne Te Deum di ringraziamento e Innocenzo XI, attribuendo la vittoria all’intercessione della Vergine Maria, decide di festeggiare lo scampato pericolo istituendo il 12 settembre la festa del Santo Nome di Maria.

LA BEATIFICAZIONE DI FRA’ MARCO
Il 27 aprile 2003 san Giovanni Paolo II beatifica Marco d’Aviano, che venne sepolto nella cripta dei Cappuccini di Vienna, accanto alle tombe degli imperatori asburgici. Da parte imperiale non si poteva rendere un omaggio più solenne alla memoria del frate cappuccino e al ruolo insostituibile da lui svolto nella costituzione della Lega Santa, nel sostegno a Leopoldo I, nell’armonizzazione paziente degli interessi delle forze in campo.

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