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Lettera di un cattolico omosessuale a un sacerdote omosessuale

Clément Borioli (esq) e Krzysztof Charamsa (dir)
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"Caro fratello Charamsa, ti rispondo. Sono un uomo cattolico con attrazione per lo stesso sesso..."

Caro Charamsa, mio fratello,

Le scrivo da Lourdes dove prego per Lei nostra Madre della Misericordia. Devo dirLe che mi ha colpito tanto il Suo outing. Anch’io sono un uomo cattolico con attrazione per lo stesso sesso, e vorrei rispondere alla Sua lettera di dimissioni inviata al papa.

È vero che tanti “omosessuali cattolici soffrono” per l’immobilismo della Chiesa nei loro confronti. Le righe che trattano dell’omosessualità nel Catechismo della Chiesa Cattolica non costituiscono di per sé un programma pastorale. In questo ambiente è normale che a volte proviamo “l’esclusione e la stigmatizzazione”.

Capisco anche “l’omofobia” di alcuni dei nostri fratelli cattolici, perché non sanno dell’omosessualità, non sanno cos’è né come agire quando incontrano una persona così dichiarata: “gay”. A volte mi sembra di essere un marziano. Devo riconoscere che le cose stanno cambiando però. Nella Relatio Synodali §76 i padri sinodali dichiarano“Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale”. Si percepisce che la Chiesa ha capito che deve impegnarsi in tale pastorale. In Italia esiste Courage e Encourage che sostengono con misericordia e verità le persone che provano un’attrazione per lo stesso sesso e le loro famiglie nella loro sequela di Cristo.

Dobbiamo tutti rifiutare pubblicamente la violenza verso gli omosessuali. Non c’è nessuna violenza giustificabile. E se si trova qualche violenza tra di noi nella Chiesa, chiediamo perdono a nostro Padre misericordioso. Non è lasciando la Chiesa però che si possono guarire tale ferite, ma amandola. Non dobbiamo fare un scisma, una “Chiesa pro-gay” e una “Chiesa anti-gay”, ci tocca andare avanti tutti insieme, ascoltandoci gli uni con gli altri senza giudicare, se il nostro scopo comune è Cristo.

Ce la possiamo fare?
La Chiesa non deve soltanto proclamare la verità, deve farlo con misericordia. Quest’anno il Giubileo è un segno per tutti. La Chiesa è nostra madre, ci cura, ci indica la Via, il Suo Sposo. A volte voglio anch’io lasciare questa madre che mi rompe. “Mamma, lasciami!”. Poi guardo verso Gesù che, pur essendo Dio, ascoltò sua madre fino a 33 anni. “Non hanno più vino … “.

La Chiesa è anche la famiglia di tutti, e di tutti coloro che non possono con le loro proprie forze mettere su famiglia. Non perché gli impedisce la Chiesa di metterne su una, ma perché prevale il diritto del bambino a conoscere ed essere educato da una mamma e da un papà, meglio se sua mamma e suo papà. E sappiamo quanto è difficile per un bambino che non ha il padre che lo ama capire l’amore del Dio Padre, o anche a chi manca la mamma, capire l’amore della Chiesa. Perché quello che viviamo su questa terra prefigura il cielo. Spero che coloro che hanno il sano desiderio di figli troveranno nella Chiesa figli da accompagnare verso Gesù.

Lei ha risposto alla chiamata di Cristo, scegliendo il ministero sacerdotale. Capisco che possa succedere che non ce la facciamo più con le nostre scelte di vita. Ma ci tocca almeno chiedere una mano per vivere bene i nostri impegni. E so che esistono gruppi di sostegno per i sacerdoti che provano un’attrazione per lo stesso sesso. Mi dispiace che Lei non abbia trovato tale mano e Le chiedo perdono per la Chiesa se Lei, pur cercandola, non l’ha trovata. Ora per Lei inizia una strada nuova assieme ad Eduardo, prego per voi due perché il Signore possa guidare i vostri passi.

Un abbraccio fraterno,

Clément BORIOLI

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