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E’ morto un gigante del pensiero cristiano: René Girard

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Antropologo, letterato, esegeta, un grande pensatore che ha cambiato il modo di approcciarsi al "sacro" e alla comprensione della Bibbia

Si è spento ieri, 4 novembre, alla venerabile età di 91 anni René Girard, uno dei massimi pensatori viventi. Letterato, antropologo, esegeta, il lavoro di questo intellettuale ha spaziato per oltre 50 anni toccando moltissimi ambiti di ricerca che oggi coinvolgono moltissimi studiosi dalla psicologia, alla filosofia alle scienze politiche.

Cristiano si convertì proprio mentre studiava i Vangeli e la Bibbia con la particolari lenti che egli stesso si era costruito mentre analizzava il genere romanzesco: la teoria mimetica e il capro espiatorio. Attraverso una idea inedita e scandalosa che distruggeva l’idea di una soggettività libera dai condizionamenti esterni, René Girard proponeva invece quella che ogni desiderio è in realtà il frutto di una mediazione con un modello che apparendoci come perfetto o migliore di noi ci indica cosa desiderare, nell’illusione che minore è la nostra distanza da quello che il modello desidera, minore è la nostra distanza da quella “perfezione”. In realtà tutto quello che questa imitazione produce da un lato “indistinzione” (si cerca di essere sempre più uguali) dall’altra la competizione (si desiderano tutti le stesse cose): l’esito finale è la violenza, quella cieca, apparentemente senza fine fino al momento in cui un “diverso”, un ultimo, un povero, uno straniero, un menomato, una persona qualunque che spicchi nella sua diversità rispetto al branco riesce ad attirare su di sé tutta la violenza e così facendo liberando – col suo sacrificio – l’orda dalla violenza fratricida. E’ il capro espiatorio, la vittima unica. Su queste due scoperte il sacro è tornato ad essere un campo di ricerca autonomo e addirittura centrale dell’esperienza umana: tutta la cultura proviene dal Sacro, ma è una cultura che si basa su un omicidio mai ammesso. Chi chiamerebbe Romolo assassino? La scoperta di Girard è che il mito e la storia di tutta l’umanità è piena di “Romoli” uccisori osannati per aver fondato la città o la comunità, ma che solo la Bibbia li chiama “Caino” restituendoli alla storia per quello che sono: assassini. La potenza disvelante della Bibbia sia nell’Antico che – in modo definitivo – nel Nuovo Testamento che sono un racconto che per la prima volta nella storia sono dalla parte della vittima e non del persecutore. E’ questa la grande rivoluzione giudaico-cristiana, è questa la molla dell’Occidente che è stato plasmato suo malgrado da questo messaggio oggi degradato ma affine e che ha prodotto la cultura dei diritti umani o del politicamente corretto, strumenti – abusati – che sono un riflesso dell’ansia della cultura occidentale di dare voce alle vittime, agli ultimi. Ma la potenza della proposta cristiana è proprio quella dell’imitazione senza violenza: Cristo si fa modello per l’umanità e si offre spontaneamente al martirio, spezza la violenza predicando e mostrando un amore assoluto, porgendo l’altra guancia, un gesto che alla luce delle scoperte di Girard ci colpisce con una forza enorme. Non il buonismo, ma la forza di spezzare coscientemente la catena della violenza continua (mimetica…) e in crescendo.

Per ricordare meglio chi sia stato René Girard, Aleteia ha intervistato uno dei suoi massimi studiosi e collaboratori, che ha pubblicato diversi saggi e ricerche a partire dalle intuizioni della teoria girardiana: il professor Giuseppe Fornari, Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze umane e sociali dell’Università di Bergamo, che ne delinea un profilo umano molto bello…

“Non è facile – dice Fornari – tracciare un bilancio ma senza dubbio egli è una delle grandi figure intellettuali del nostro tempo.

Io direi due cose che ritengo siano i suoi contributi più memorabili. La prima è la comprensione della vittima unica che nel pensiero di Girard viene inquadrato con grande chiarezza e di cui tutti noi possiamo avere conferma nelle esperienze della nostra vita quotidiana.

La seconda è l’interpretazione assolutamente innovativa che Girard fa della Bibbia e in particolare del cristianesimo che sono interamente basati sulla vittima unica: nel cristianesimo è Gesù figlio di Dio. Girard l’ha sottilineato in modo netto e incancellabile”.

Cosa resta oggi di questo autore che ha seminato in molti campi?

Fornari: Sono molteplici gli studiosi in molti campi disciplinari lasciati aperti dallo stesso Girard che continuano la sua opera. Il tipo di pensiero e di esperienza conoscitiva che pone Girard ai suoi lettori è quello di una sollecitazione inconfondibile, un coinvolgimento personale, di tipo esperienziale che lo rende idoneo a stimolare la ricerca in modo profondo. Le cose che dice le si capisce se fanno parte della propria esperienza personale, se le si vive.

Il mondo accademico ha fatto molta resistenza a lui e alle sue idee…

Fornari: Il mondo accademico non “capisce” proprio la questione esperienziale, ma è un limite del sapere accademico contemporaneo. La scienza è nata in Occidente proprio nell’investimento personale e totale dei singoli nella ricerca della Verità. René era un intellettuale che non voleva essere un intellettuale ma portare agli altri la propria verità frutto sia della sua ricerca che della sua vita personale. Era una persona molto semplice, un amico con cui parlare. L’aspetto dell’intervista o del dialogo (una modalità che si ritrova in diversi suoi lavori, ndr) è dovuta da un lato alla vastità delle implicazioni teoriche dei suoi lavori che dovevano necessariamente coinvolgere altri specialisti e dall’altro per la sua passione amicale e dialogica. Girard aveva una grande passione educativa, amava i giovani ed amava circondarsene per la loro passione e irrequietezza intellettuale.

…Un limite?

Fornari: lui aveva la necessità ma anche il limite di patrocinare la sua idea come teoria, dovuto alla necessità di far capire il suo pensiero. Ma quello che conta è invece proprio lo spirito della sua ricerca, spirito che ha permesso e permette di accostarsi ad autori che si credevano capiti o compresi una volta per tutte e riscoprirne aspetti che illuminano da punti di vista inediti tutte le loro opere.

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