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Perché la Chiesa sconsiglia la cremazione e la conservazione delle ceneri del defunto?

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Scoppia la polemica dopo il monito dell'arcivescovo di Torino contro la "privatizzazione della morte"

«Basta con la privatizzazione della morte». L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nell’omelia della messa al Cimitero Parco richiama i fedeli a evitare pratiche «troppo individualistiche» e va contro la «privatizzazione e la commercializzazione della morte, del lutto». E in particolare critica pratiche che stanno prendendo sempre più piede, come la dispersione delle ceneri o la custodia in casa dell’urna cineraria (La Repubblica, 2 novembre).

“CIMITERO LUOGO DI MEMORIA E COMUNIONE”
Nosiglia in un passaggio della sua omelia sottolinea che «la cultura che ci circonda tenta di privatizzare la morte ed esalta tipologie e pratiche funerarie come la dispersione delle ceneri e la custodia dell’urna in casa o in luoghi privati, disdegnando il cimitero come luogo privilegiato della sepoltura. Luogo della memoria e della comunione dei vivi non solo con i propri defunti. Il cimitero è un luogo di comunione e di comunità. La morte non si può privatizzare» (Ansa, 2 novembre).

UN ARGINE CONTRO LE RICHIESTE DI DISPERSIONE
Per il presule la morte è anche una rottura: «La si deve accettare, non si può tenere il proprio caro in casa, come una cosa che continua ad appartenerti». Le richieste di dispersioni nel Roseto del cimitero Monumentale sono significative. Circa 600 all’anno su un totale di 4 mila cremazioni. E bisogna aggiungere quattrocento richieste di affido a casa e dispersioni fuori dal camposanto (Il Sussidiario.net, 2 novembre).

CHIESA E CREMAZIONE
Va precisato che la Chiesa Cattolica non vieta la cremazione. Oggi la norma, richiamata nel Codice di Diritto Canonico (1176) si esprime così: “La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”.

IL DOCUMENTO DEL 1963
Già dal 1963 con l’emanazione dell’Istruzione De cadaverum crematione: Piam et constantem” la Chiesa aveva legittimato la cremazione, pur non approvandola come forma di seppellimento dei cadaveri.

LA CONCESSIONE DELLE ESEQUIE
Nel 1969, con il decreto Ordo Exsequiarum”, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, aveva stabilito che “a coloro che avessero scelto la cremazione del loro cadavere si può concedere il rito delle esequie cristiane, a meno che la loro scelta non risulti dettata da motivazioni contrarie alla dottrina cristiana”. Anche il Catechismo della Chiesa cattolica (2301) la prevede «se non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi».

UN RITO AMBIGUO
Tuttavia, scriveva il teologo don Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana (2010), «la cremazione non è priva di ambiguità, non meno di qualsiasi altro tipo di funerale dove sovente la “religione civile” e la vanità prendono il sopravvento sulla fede. Infatti, a partire dalla legge 130 del 2001, che non solo permette la conservazione delle ceneri nelle case private, ma anche la loro dispersione in spazi legalmente stabiliti, l’incinerazione rischia di trasformarsi in una “moda” che finisce per banalizzare il grande mistero della morte».

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