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Le “altre” Scritture perdute

Public Domain via WikiCommons/Univeristy of Michigan

Philip Jenkins - pubblicato il 03/11/15


Molte altre opere, inoltre, non sopravvivono in alcun’altra lingua, neanche nell’originale (generalmente) greco. Tra le opere che oggi esistono solo o prevalentemente in forma slava, troviamo l’Apocalisse di Abramo, la Scala di Giacobbe, 3 e 4 Baruch e il Martirio e l’Ascensione di Isaia. Presi insieme, questi materiali offrono un panorama sconcertante della forma mentis dell’ebraismo del secondo Tempio. Se una raccolta di questo tipo fosse stata rinvenuta in qualche grotta, i media avrebbero gridato a una seconda scoperta dei rotoli del Mar Morto.

Perché questi testi “perduti” sopravvivono, e in modo così abbondante? Le terre slave sono state convertite sotto l’influenza dell’impero bizantino dal IX secolo in poi, e hanno seguito la versione ortodossa della fede. Restando a stretto contatto con Costantinopoli e altri grandi centri intellettuali, le Chiese hanno preservato e tradotto antichi testi greci, inclusi alcuni scomparsi da tempo da altre zone. La maggior parte di questa attività si è probabilmente svolta nell’allora grande impero di Bulgaria. Anche quando altre Chiese si innervosirono per queste audaci pseudo-scritture, gli scritti rimasero ampiamente disponibili in monasteri e chiese diffusi in tutta l’Europa orientale e nei Balcani. Sono rimasti nell’oscurità finché non sono stati riscoperti dagli studiosi moderni.

Questa geografia, però, ha sollevato questioni interessanti. Nel Medioevo, le eresie erano molto potenti in Europa, e in alcuni casi equivalevano a intere chiese sotterranee che dominavano intere regioni. Tra le più importanti e influenti c’erano i bogomili, sorti in Bulgaria verso il 900 e che sono rimasti come forza potente nei Balcani fino almeno al XV secolo. I missionari bogomili hanno prodotto una conseguenza occidentale potente e leggendaria, gli albigesi o catari, che ricordiamo per Il Codice da Vinci di Dan Brown. Questi gruppi erano dualisti, credendo in una lotta tra il Dio malvagio di questo mondo materiale e il più elevato Dio di Luce rivelato in Gesù.

Mentre gli esperti studiavano questi antichi scritti apocrifi slavi, sono stati colpiti dalle analogie con le dottrine e l’immaginario che i bogomili hanno sviluppato vari secoli dopo. Alcune di queste opere pseudo-bibliche suggerivano che il mondo materiale era stato creato da un Dio inferiore, un demiurgo o Artigiano-Creatore piuttosto diverso dal Signore trascendente. I bogomili sono quindi nati e si sono sviluppati proprio in quelle regioni in cui circolavano questi allettanti testi in lingue slave. Sappiamo anche che i bogomili avevano un gusto speciale per varie opere antiche trovate tra gli scritti apocrifi, inclusi l’Apocalisse di Abramo, 2 Enoch e la Visione di Isaia.

La somiglianza tra i vecchi apocrifi e le idee dualiste di molto successive potrebbe essere una coincidenza, ma è ben più probabile che quegli scritti slavi abbiano aiutato i pensatori dell’est europeo a muoversi in direzione dualista durante il X secolo. Se l’idea è corretta, saremmo davanti a un’influenza diretta delle frange da lungo estinte dell’ebraismo del secondo Tempio attraverso le eresie dell’Europa medievale.

Una spiegazione di questo tipo rende inutili le nette divisioni che tracciamo in genere tra il mondo religioso antico e quello medievale, e tra il cristianesimo delle origini e quello medievale. Forse gli inquisitori del XIII secolo – nell’era di Tommaso d’Aquino e di Francesco d’Assisi – lottavano davvero contro idee sorte ad Alessandria e a Gerusalemme in un’epoca in cui il secondo Tempio era ancora in piedi.

Sentiamo tanto parlare di cause perse, sia nella fede che in politica, ma sono mai davvero perse?

——–
Philip Jenkins è Distinguished Professor di Storia presso la Baylor University e autore di The Great and Holy War: How World War I Became a Religious Crusade.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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rotoli del mar morto
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