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10 cose che ho imparato dopo la morte di mio figlio

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VIDA NUEVA - pubblicato il 03/11/15

7. “La sua debolezza ci ha rafforzati”

Nostro figlio ci ha preparati alla sua morte. Di fronte al nostro grido “Perché lui?”, si è alzato nell’ospedale madrileno, ha indicato tutti quelli dell’unità oncologica che lo circondavano nella sala e ha chiesto con tono di voce alto e compassionevole: “E perché tutti loro?” Tutti dobbiamo morire, e dobbiamo saperlo fare. Noi ci sentiamo uniti a lui, e stare nell’associazione è qualcosa che ci aiuta a vivere come lui voleva che facessimo. La debolezza nascosta provoca tristezza, la debolezza accettata e condivisa porta alla forza dell’allegria che nessuno può togliere: “Da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8, 9).

8. “Mi sento più vicina a Dio”

La morte di mio figlio mi ha avvicinata a Dio e mi ha fatto diventare più religiosa. In Lui trovo pace e consolazione. Anche lui si è aggrappato a Cristo quando ha dovuto vivere la cecità e il dolore nella sua malattia. Sentiva il suo aiuto, e ci ha esortati ad essere più religiosi. Ora, più che chiedere a Dio, mi sento unita a Lui, alla sua crocifissione, all’immagine delle sue cadute. E sento la sua compagnia e il suo incoraggiamento: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

9. “Un modo nuovo di relazionarmi e di valutare le relazioni”

Ora il docente e il falegname hanno gli stessi sentimenti, possono sedersi allo stesso tavolo e condividere lo stesso pane, possono essere “compagni” perché hanno bevuto dallo stesso calice, e li unisce un sentimento che è unico nel dolore, ma anche nella consolazione e nella speranza. Alla felicità si arriva con il cammino della comunione e della fraternità: il cuore pieno di nomi. Dimmi dove arriva la tua relazione e ti dirò quanto sei felice: “Non rendete a nessuno male per male” (Rom 12, 17).

10. E tutto vissuto dal profondo e unanime desiderio “del reincontro”, della Resurrezione

Per loro tutto avrà senso se reincontreranno i propri figli nella vita che non ha fine. Nei loro desideri e nella loro speranza ho notato che la morte del figlio amato reclama la giustizia che sarà possibile solo se ci sono la resurrezione universale e l’incontro definitivo con l’amore che vince la morte per sempre, e dà senso a tutta la storia, inclusi i fallimenti, le morti di qualsiasi tipo… come ha fatto Dio Padre con il figlio crocifisso.

Dall’incontro con persone che si sono viste spezzare il cuore nella morte e che si sono ricostruite nella speranza possiamo recitare il Credo con più convinzione, dicendo ogni domenica: “Credo nella resurrezione dei morti e nella vita del mondo che verrà”. Amen.

——–
JOSÉ MORENO LOSADA, sacerdote dell’arcidiocesi di Mérida-Badajoz (Spagna) e docente dell’Università dell’Estremadura

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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