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Accettare l’amore immeritato di Dio ci costa. Questo video lo spiega bene

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di Juan Andrés Zenteno

The illusion of more è un libro di Harris III, un illusionista e comunicatore evangelico statunitense. Il video che proponiamo è uno spot che lo promuove. L’obiettivo del libro è mostrare le illusioni e le menzogne proposte dal mondo e dalla cultura attuali, che consistono nell’inganno di “volere di più”, e scoprire il significato della gioia che comporta il fatto di vivere secondo la Verità.

Harris, come illusionista, sa molto bene che le cose non sono sempre ciò che sembrano. Vorrei iniziare il mio commento al video riferendovi un’esperienza che ho vissuto circa 18 anni fa. Nel 1996 ho avuto l’opportunità di chiedere ai miei genitori di comprarmi una consolle di videogiochi (la Super Nintendo!). I miei genitori mi hanno risposto che non avevano alcun problema, ma hanno posto una condizione: che fosse l’ultima consolle che chiedevo. Mi hanno spiegato in modo molto sensato che uscivano continuamente nuove consolle e che mi sarei stancato della mia e avrei chiesto loro di comprarmene un’altra. Dovevo quindi accontentarmi di quella fino a… in realtà non mi hanno detto fino a quando. La lezione era chiara: dovevo imparare a non lasciarmi trascinare dall’illusione della novità e godere di quello che già avevo. Purtroppo non ho imparato. Due o tre anni dopo me ne sono uscito con l’idea geniale che mi dovevano comprare la Play Station. Ho spiegato loro tutti i vantaggi che aveva e sognavo le ore di divertimento che mi avrebbe offerto. Per fortuna, la sensatezza che mi mancava a causa della mia immaturità ha brillato nei miei genitori, che mi hanno risposto che avevamo un patto e che non mi avrebbero comprato una nuova consolle. Punto.

Li ringrazierò sempre per la lezione che mi hanno dato, anche se percepisco in me, e nella cultura che mi circonda, la tendenza a cercare sempre la novità, ad avere il meglio, a cercare di avere di più. Gli iPhone sono un ottimo esempio: tutti gli anni ne esce uno nuovo che rende praticamente obsoleto il modello precedente. La logica è cambiare cellulare ogni anno, anche se obiettivamente non ne hai bisogno. E questa logica è dietro i cambiamenti della moda, nelle nuove diete per dimagrire più facilmente, nel nuovo libro di meditazione, nel fatto che le squadre di calcio cambiano maglietta ogni anno, ecc. Questa voragine mira a far sì che ciò che hai non sia mai sufficiente, a che il “chi sono” venga definito da qualcosa che non posseggo. E questo ha conseguenze molto gravi, come insegna il papa: “Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata” (Evangelii Gaudium, 2).

Mi sorge una domanda: come rispondere a questa cultura del “voglio di più”? E più profondamente, come rispondere ai miei desideri di avere di più? Ciascuno sperimenta in misura maggiore o minore il desiderio di avere di più, perché nasciamo in questa cultura e la respiriamo continuamente. Influisce su di noi.

Questo desiderio di avere di più, tuttavia, non è una tendenza che deriva totalmente da fuori. Ogni persona desidera essere felice. Ciascuno vuole essere infinitamente felice, arrivare a una pienezza che non abbia fine. In realtà, la cultura del consumo approfitta di una forza interiore dell’essere umano: l’anelito all’infinito. Chesterton, scrittore cattolico inglese, diceva che “un errore è una verità impazzita”. Il nostro desiderio genuino di infinito impazzisce quindi per avere di più.

Per poter rispondere allora all’illusione del di più presente nel mondo e nei nostri cuori, dobbiamo metterla profondamente in discussione. Non per eliminarla alla radice, ma per cercare ciò che ha di vero, cioè nel cuore possiamo riconoscere l’anelito ad essere felici e chiederci se quello che il mondo ci propone lo soddisferà. Solo riconoscendo l’infinità dei nostri desideri possiamo renderci conto che solo qualcosa, o Qualcuno, ugualmente infinito può saziarli.

Ti propongo quanto segue: ricorda l’ultima cosa che hai voluto fare, comprare, avere, e di cui hai pensato che non avendola non saresti stato felice. Ora rispondi seriamente a questa domanda: sei felice ora che hai ottenuto quella cosa che volevi tanto? Dopo aver risposto a questa domanda, ponitene un’altra: cosa mi fa pensare allora che quello che desidero ora non sia altro che un’illusione? Da un altro punto di vista, quanto ripongo tanto la mia felicità in quello che è permanente e infinito e quanto in quello che è effimero e illusorio?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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