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Se Charamsa scrive al Papa, io scrivo al prete che sono!

Charamsa

Courtesy of Artykuł osiemnasty

Don Fortunato Di Noto - Associazione Meter - pubblicato il 28/10/15

Siamo in tanti ad essere ‘perseguitati’ a causa del nome di Gesù, e ci sono anche altri oppressi, dimenticati, lesi nella loro dignità a causa dei sistemi ingiusti, inumani, corrotti. Anche chi difende i piccoli, i poveri, gli indifesi o chi è contro la mafia e la corruzione – economica, sociale, ideologica – è perseguitato. Solo chi è libero è perseguitato e ucciso. Solo chi è libero è libero e capace di subire la persecuzione.

Ogni persecuzione deve essere denunciata, condannata e con forza resa pubblica per costruire un mondo nuovo, autentico e rinnovato. Anche le lobby pedofile si sentono dei perseguitati, perché la società non accetta la possibile e normale condizione affettiva che un adulto possa e debba vivere con i bambini – consenzienti, in una età compresa tra pochi mesi fino a 12 anni. In fondo, pensandoci bene – secondo queste rivendicazioni – si sentono condannati dalla società e dalla Chiesa.

Se si ammette che la Chiesa condanna i ‘gay’ e gli ‘omosessuali’, non mi sono mai spiegato del perché sono a conoscenza di tanti fratelli nel sacerdozio hanno nella vita questo orientamento omosessuale e vivono il ‘celibato’ come me e come più di 400.000 preti nel mondo.

Da ‘teologo’ preparato e intelligente come Charamsa non posso accogliere queste ‘pretese’. Il sacerdozio cattolico richiede – nella libertà – il celibato – non essere sposato – che alla luce e agli occhi dell’umano anche se risulta difficile da capire, visto come castrante, è una grazia e un dono. E chi lo vive lo testimonia. Non sono scandalizzato della ‘fragilità e dell’errore umano’. Ebbene – questi miei confratelli – non abbiano paura di dire che si è omosessuali, ma non mi dicano che hanno il compagno o che abbiano una relazione stabile o che facciano ‘serate piccanti’. Questo vale anche per gli eterosessuali, che nascondono relazioni amorose e che hanno figli sparsi dopo degli incidenti di percorso.

Essere ‘sacerdoti è bello’, difficile e scomodo con i molti rischi in questo mondo globalizzato che spesso banalizza tante cose della vita. E’ vero nessuno è chiamato a giudicare, ma ‘ascoltino o non ascoltino’ bisogna sottolineare alcune scelte di vita che hanno offerto e beneficato tanti, molti. Nessuno ci costringe a fare i preti così come vuole la Chiesa Cattolica, una Chiesa in cammino di conversione, ‘meretrice e casta’, umana, irrorata da quel ‘tra voi non sia così’ e dall’azione vivificante dello Spirito.

Tags:
gay cattolicisacerdoti
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