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Quell’avvertimento per i Padri sinodali nascosto nel libro donato loro dal Papa

©Mazur/catholicnews.org.uk
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Il pontefice ha donato ai Vescovi il volume "Il profumo del pastore" per proseguire il cammino del Sinodo

Il vescovo-pastore. Un uomo che si cala tra i suoi fedeli, ne diventa un tutt’uno con essi. Più che un punto di riferimento, più di una guida, più di un missionario. E’ questo il vescovo che immagina Papa Francesco.

E al termine del Sinodo ha voluto donare personalmente ai Padri un libro del gesuita Diego Fares “Il profumo del pastore. Il vescovo nella visione di Papa Francesco” (Ancora edizioni), che racchiude bene il suo pensiero.

Una sorta di vademecum, di “guida” per i suoi vescovi, chiamati a proseguire la sfida pastorale fuoriuscita dal Sinodo avvicinandosi il più possibile a questa figura del pastore immaginata da Bergoglio.

“PASTORI, NON PRINCIPI”

«L’immagine “pastori, non principi”, che alcuni media rendono virale come se fosse un rimprovero a vescovi e sacerdoti – evidenzia Fares – quando è ben letta non ha alcun senso di disprezzo. E’ qualcosa di più profondo. Intimamente è un invito perché nessun Vescovo e nessun sacerdote si lasci rubare la gioia di essere pastore (…). La chiave del “chi parla con tutti” (e non solo con quelli della sua elite) è il criterio per distinguere, usato dal popolo che sa riconoscere i suoi pastori».

COLUI CHE VEGLIA SUL SUO POPOLO

C’è un carisma specifico, scrive il gesuita, espresso nel nome stesso di Vescovo (Episkopos in greco) sul quale l’allora cardinale Bergoglio ha potuto riflettere nel Sinodo del 2001, dedicato a “Il vescovo, servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo”. «Questo carisma che è anche missione propria del Vescovo, consiste nel “vegliare”. Il vescovo è colui che veglia, cura la speranza ventilando per il suo popolo. (..) E’ il vescovo che cura tutto ciò che mantiene la coesione del gregge».

VERSO IL BASSO E VERSO TUTTI

Insomma una sorta di padre per i suoi fedeli. E quest’ultimi sanno ben riconoscere questo comportamento paterno nei loro confronti. «Il popolo fedele distingue bene tra il pastore che si limita a controllarlo o soltanto ad avvertirlo dei grandi pericoli e quello che anche veglia perché ci sia sale e luce nel suo cuore».  Per abbracciare il suo popolo il pastore diocesano non può esimersi dal volare «verso il basso e verso tutti». Un’immagine che fa venire in mente il cardinale Bergoglio in giro nelle periferie di Buenos Aires: un tutt’uno con poveri, meno abbienti.

I MOVIMENTI DI BERGOGLIO

«Con due semplici movimenti di pastore e non di principe – prosegue Fares – il nuovo eletto Papa Francesco si è collocato nella grande tradizione della Chiesa e del Vaticano II, e ha generato nel fedele Popolo di Dio un nuovo dinamismo spirituale».

I movimenti di Bergoglio, anche quando gira in piazza San Pietro sulla papamobile, «ci fanno sperimentare una figura possibile di come può essere un Vescovo in mezzo al suo popolo. Una figura che chiede di essere guardato con atteggiamento di “amicizia e vicinanza”, di chi sa scoprire “l’armonia dello Spirito nella diversità dei carismi”, come ha chiesto lo stesso Santo Padre ai “suoi” preti – i Cardinali – due giorni dopo essere stato eletto».

INCLUDERE E CENTRARSI

Anche la sua dottrina, non solo i suoi gesti, esprimono un abbassarsi e un includere, che stanno agli antipodi della mondanità spirituale.  «La spiritualità è un ritorno all’essenziale: la relazione con Gesù Criso che ci dice “Seguimi” e ci fa “Pastori di una Chiesa che è innanzi tutto, comunità del Risorto». Abbassarsi, includere, centrarsi: «tre movimenti attorno al Signore Crocifisso e Risorto e con essi il Pontefice invita i Vescovi a delineare la loro figura e collocarsi come Pastori del Popolo di Dio».

L’ODORE DELLE PECORE

Con questo spirito è possibile concentrare la figura del vescovo, nel pensiero di Papa Francesco, in un’immagine nettamente pastorale: «quella del pastore con l’odore delle pecore e il sorriso del padre. Il pastore che cammino con il suo popolo ed è vicino a tutti, è una sola cosa con il suo gregge: un uomo al servizio dell’unità». Il criterio olfattivo, quell’ “annusare” i propri fedeli, scorgere le loro necessità, i loro bisogni, tendergli la mano, dialogare con loro, è emblematico. «Pastori che sono appassionati nel servire il proprio gregge». Pastori che si «ungono» con il proprio gregge.

ISPIRARSI AI SANTI

Nella figura del Vescovo presente nella mente del papa, evidenzia l’autore del volume, «è essenziale che ci siano le figure dei santi e in maniera speciali di quelli che sono stati grandi evangelizzatori di popolo». Sono questi figure che, con il loro esempio, aiutano ad unire «”l’odore delle pecore” con il dovere di “insegnare” e conformarsi al Vangelo».

IN CAMMINO CON IL POPOLO

Fares sentenzia: «Se la prima immagine del Vescovo è olfattiva (l’odore delle pecore ndr), la seconda che risalta nel suo pensiero è dinamica: quella del pastore che cammina con il suo popolo. “Un cammino di fratellanza, fiducia, amore”. Attorno a questo tema ruotano tutti gli altri: la Chiesa in uscita, la missionarietà, la fortezza e l’audace del Vescovo, la sua guida spirituale».

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