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L’esorcista, una professione ad alto rischio spirituale

Miriam Díez / Aleteia
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Parla l'esorcista ufficiale dell'arcidiocesi di Barcellona: "Non è facile, né piacevole, né lo scegli. Lo faccio per aiutare la gente"

Arrivo all’appuntamento con l’esorcista alle cinque, puntuale. Ci incontriamo in un convento di frati domenicani a Barcellona. E’ lui stesso ad aprirmi. Chiede il mio nome. Potrei essere una paziente in attesa. Passiamo nel suo studio. Colpisce pensare che in questo luogo riceve ogni giorno cinque persone con possessione demoniaca. Mi siedo dove si devono sedere loro. Gente angosciata, con voglia di suicidarsi, disperata. Padre Gallego le ascolta, fa una diagnosi. Prega. E se vede che si tratta di influenza o possessione, passa a realizzare quello che chiedono. Un esorcismo. Che non sempre funziona al primo colpo. Il 50% dei casi risponde a possessione o influenza maligna, il resto è costituito da malattie.

Il demonio, spiega, “si manifesta in modi molto diversi. Non pensi ai film come ‘L’esorcista’. A volte la normalità è assai inquietante. Si manifesta facendo danno. La gente soffre e si allontana da Dio: è la missione del Maligno”.

Di quali percentuali parliamo nelle possessioni demoniache?

Il 90% degli esorcismi è per influenza maligna, solo nel 10% dei casi si tratta di possessione.

La possessione è più frequente di quello che pensiamo?

Sì. Anche se più che possessione la maggior parte dei casi riguarda influenze demoniache. Il demonio concede poteri alla gente attraverso favori. E il New Age ha fatto molti danni. La gente gioca con l’occultismo pensando che il male sia inoffensivo.

È totalmente certo che si tratti di casi di possessione demoniaca?

No: totalmente certo non sono mai stato. Quello che vedo sono le manifestazioni di questo spirito maligno nella gente. Persone credenti che soffrono, che ti parlano con voce cavernosa, che sono tormentate e hanno bisogno che vengano loro tolti i demoni. Ti chiedono di curarle. Tu non curi nessuno. È Dio, in ogni caso, che agisce.

Tutte le diocesi dovrebbero avere un esorcista?

Dovrebbero, ma non sempre ci sono. È una questione territoriale. Io ho una nomina del signor cardinale, che mi ha chiesto che pratichi in base al mio criterio gli esorcismi che ritengo opportuni.

C’è gente che pensa che il Demonio non esista…

Anche vescovi. Un vescovo mi ha detto che nella sua diocesi non c’erano casi, e ho dovuto dirgli che stavo curando almeno 5 persone della sua diocesi. Cercano qualcuno che li assista. Qui viene gente da tutte le parti.

Vedo la sua agenda, piena di appuntamenti. Chi è che viene?

È gente che viene distrutta e vuole uscire dalla situazione di malessere enorme in cui si trova. Gente di ogni livello sociale e condizione. Credenti, non necessariamente cattolici, ma credono. Ho già i prossimi due mesi pieni.

Un esorcista prende soldi per il suo servizio?

Non prendo mai niente. Nessun onorario, questo ti dà fiducia. Ci sono molti immigrati. E gente di tutti i tipi che non crede che il proprio sia un caso psicologico.

L’esorcismo non è solo per gente semplice…

Qui vengono persone di ogni tipo. Non solo gente considerata semplice.

Io faccio una diagnosi, ascolto… e se è qualcosa di medico mando dal medico.

Come dev’essere un esorcista? Me li immagino come lei, calmi e pazienti.

Serve una pazienza enorme, senso apostolico di aiutare la gente. Non è facile, né piacevole, né lo scegli. Dev’essere una persona pietosa, un dottore prudente e con integrità di vita. Decide il vescovo.

Questo officio non è tra i più divertenti…

Non è affatto piacevole. E l’esorcismo non è più così efficace. A volte lo spirito maligno non se ne va neanche con due o tre sedute. Dipende tutto più dall’esorcizzato che dall’esorcista.

Che vantaggi dà il fatto di essere un esorcista?

È bello quando chiami qualcuno che hai visitato e anche se non è guarito del tutto avverti un miglioramento, ma a volte queste persone hanno per te una venerazione che ti fa perfino paura. Credono che tu sia come uno stregone, e ti chiedono: “Guarirò?” Io dico sempre: “Non lo so, non dipende da me, è una preghiera a Dio”. Questo mi tranquillizza.

Nel rituale c’è l’imposizione delle mani. È obbligatorio toccare la testa dell’indemoniato?

Io metto le mani sulla testa e non ho altro contatto diretto con loro. Prima davo loro le mani, ma noto che la gente ti chiede l’imposizione. E vedi davvero nella testa che c’è qualcosa.

Immagino che non sia una cosa automatica, che un esorcismo non funzioni immediatamente.

A volte succede subito. Chiedo alle persone di leggere il Vangelo del giorno quando non ci vediamo. Di pregare. Se è una possessione o un’influenza, l’unico che te la può togliere è Dio. I santi aiutano, ma è Dio che te la toglie. Stare in buoni rapporti con Dio è fondamentale.

Ha mai avuto paura?

Ho avuto molta paura quando mi hanno nominato per la prima volta nel 2007. Sono uscito dal vescovado impaurito. Ho detto subito di sì, ma non mi sono reso conto di quello che implicava.

È un servizio. Qui nella comunità alcuni sanno che faccio una cosa “strana”, qualcuno mi aiuta, a volte chiedo di accompagnarmi quando ho a che fare con gente un po’ violenta.

Cosa fa per non farsi toccare a livello personale?

Ho fatto una riflessione: lo faccio in nome della Chiesa, mi dà la possibilità di aiutare. Ci sono momenti difficili perché la gente vede cose stranissime, visioni, presenze…

Mi tengo a distanza, altrimenti diventerei pazzo.

Bisogna avere fiducia in Dio. Una fiducia enorme. Ho visto che o sei un uomo di fede o abbandoni questo officio. Umanamente non è semplice.

Come definisce la gente che ricorre all’esorcista?

Pazienti, o semplicemente fedeli angosciati che hanno bisogno di una risposta.

La minacciano?

A volte chi viene ti minaccia. L’altro giorno una ragazza mi ha tirato con forza il Rosario. Eravamo nella cappella. L’ho evitato. E poi mi chiedeva dove fosse il Rosario. Le ho detto: “Cercalo tu, sei stata tu a tirarlo”.

In questi casi non perde la pazienza?

Finora non mi è mai capitato.

Il Demonio parla?

Parla a me. È molto forte.

In che lingua si realizzano gli esorcismi?

L’esorcismo è un atto della Chiesa e faccio quello che la Chiesa mi comanda, se me lo offre in castigliano o in catalano lo faccio. Mi piace che chi viene partecipi, che capisca. E allora il latino non è necessario.

Ci sono casi di infestazione di oggetti?

Sicuramente, e anche di animali.

Case possedute?

Sì.

Macchine?

Sì, può essere, casi in cui c’è stata qualche cosa ed è come se fosse rimasta qualche traccia.

A me hanno fatto un esorcismo. Nel Battesimo. Come a tutti i battezzati. La gente ne è consapevole?

No. Molti non sanno che nel sacramento del Battesimo si pratica un esorcismo, ma è semplice. Quello che faccio io è solenne, straordinario. E non va banalizzato.

Ci si può rendere conto da sé di essere posseduti o lo percepisce chi circonda la persona?

Entrambe le cose. O lo vedi o te lo dicono. Ci sono dei sintomi: non riesci a dormire, tenti il suicidio, di tutto. Se le persone ne parlano con qualcuno che ha già conosciuto un esorcista vengono. Altri non sanno più cosa fare e ti cercano.

Allora lei vede che la persona ne ha bisogno e pratica un esorcismo. Come avviene?

Mi metto la stola e poi iniziamo la preghiera di protezione.

Ha bisogno di acqua benedetta, sale e di mettersi la stola. Basta così?

Sì, e serve il rituale per la preghiera.

Cos’è che costa di più?

Le rinunce a Satana. Se vedo che le persone si bloccano e non le fanno non andiamo avanti, perché poi è un rito senza senso. Non si può fare un esorcismo senza rinunciare a Satana.

E come termina un esorcismo?

Termino con due preghiere. La Vergine per me ha una grande importanza. Propongo la preghiera di San Bernardo. E una di San Francesco: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”. Ed esorto a tornare a Dio.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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