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Quali matrimoni sono validi per la Chiesa?

Gabriel Li

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 26/10/15

Il teologo Nicola Reali spiega quando il matrimonio naturale è anche un sacramento

«La Chiesa, conviene ricordarlo, ha sempre riconosciuto l’esistenza di un vero matrimonio naturale tra due non battezzati. Sin dagli inizi dell’umanità tali alleanze tra un uomo ed una donna che corrispondevano al piano creatore di Dio erano e sono benedette (Gen 1, 27-28). Tra i veri matrimoni, quindi, anche oggi nel mondo ci sono moltissimi naturali, tra non battezzati, ed altri sacramentali contratti tra i battezzati che comportano una grazia speciale (Instrumentum Laboris 57). “La serietà dell’adesione a questo progetto e il coraggio che essa richiede si lasciano apprezzare in modo speciale proprio oggi” (Instrumentum Laboris 57)».

Così scriveva il cardinale Peter Erdo nella relazione d’apertura del Sinodo. Stando a queste parole, osservava Gianni Gennari su Vatican Insider (5 ottobre), «un vero matrimonio è anche quello – che Dio dall’alto benedice perché corrispondente al suo piano creatore dall’inizio – tra due non battezzati. L’affermazione è forte e significativa. E allora Dio non benedirà anche un’alleanza tra un uomo e una donna magari battezzati tutti e due, ma che poi per tante ragioni si considerano non credenti? Chi allora nella Chiesa può mai dire che questa alleanza, seria, cosciente, libera, non è “vero matrimonio”?».

QUANDO UN MATRIMONIO E’ VALIDO: 4 PREROGATIVE

Don Nicola Reali, docente incaricato di Teologia Pastorale dei Sacramenti presso il Pontificio Istituto Redemptor Hominis (Pontificia Università Lateranense), fa una premessa ad Aleteia: «Quanto affermato dal cardinale Erdo rappresenta un dato tradizionale della dottrina giuridica cattolica, dal momento che un matrimonio è valido e, quindi, è un vero matrimonio quando rispetta le cosiddette prerogative naturali: anzitutto che sia eterosessuale (tra un uomo e una donna), che sia “uno” (cioè che respinga ogni forma di poligamia o di poliandria), che sia “indissolubile” (quindi, che escluda ogni forma di divorzio) e che sia fecondo (ovvero, aperto alla trasmissione della vita). Ora, quando queste caratteristiche sono rispettare un matrimonio è valido e – se celebrato, nelle forme previste dal diritto, tra due battezzati cattolici – è ipso facto anche un sacramento. Questo tecnicamente si chiama “principio dell’identità tra contratto e sacramento».

LA DIFFERENZA TRA “SACRAMENTALE” E “NATURALE”

Nella sostanza, prosegue il teologo, «non c’è alcuna differenza tra un matrimonio naturale e uno sacramentale». O meglio, «l’unica differenza è che quello naturale può essere chiamato anche sacramentale solo se è celebrato tra due battezzati».

L’affermazione di Don Nicola Reali potrebbe generare un dubbio: allora anche le cosiddette coppie di fatto possono essere un “vero matrimonio”?

IL RITO CELEBRATO IN COMUNE

Il docente ribatte: «Il problema è che nel Decreto Tametsi del Concilio di Trento la Chiesa ha deciso di rendere obbligatoria (dunque, ad validitatem) per i fedeli cattolici la forma canonica della celebrazione matrimoniale». Questo vuol dire che due battezzati cattolici «solo se si sposano secondo una forma riconosciuta dal diritto canonico (che non è necessariamente quella liturgica in chiesa) celebrano un vero e valido matrimonio che può essere chiamato sacramento. Se non si sposano con questa forma, il loro matrimonio, non solo non è sacramento, ma non è neppure valido».

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matrimoniosinodo sulla famigliateologia
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