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Giovanni, vescovo e…sommelier: la leggenda dell’Est! Est!! Est!!!

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Già dal Cinquecento, periodo in cui, grazie al sempre maggior impiego della stampa, si diffuse anche l’uso delle carte geografiche, tra i luoghi più noti dell’intero continente vi era Montefiascone, segnato sulla via Cassia nel Viterbese.

La località doveva la sua fama a un aneddoto della Storia del Vescovo, meglio consociata come Leggenda dell’Est! Est!! Est!!!, nata, come altre fantasie storiche, dalla tendenza a costruire una prospettiva narrativa attorno ad alcuni elementi determinati dal particolare contesto storico e geografico di Montefiascone.

La grande notorietà del vino, considerato per secoli il miglior vino moscatello d’Italia; il rilevante transito di viaggiatori assetati di mirabilia e stravaganze; la presenza di una figura giacente, ormai anonima, scolpita su una pietra tombale sono all’origine dell’immaginario racconto che tanto nutrimento trasse dall’invenzione popolare e dal piacere di meravigliare.

Questa, in sintesi, la storia: nel 1111 giunse in Italia, al seguito dell’imperatore Enrico V, il vescovo tedesco Giovanni Deuc (o Defuk) di Augusta. Questo nobile incaricò un servitore di nome Martino di precederlo sul percorso e di segnalargli con la parola “Est” (cioè “c’è del buon vino”) le località meritevoli. Martino segnalò con due “Est” il buon vino di Montepulciano e con tre quello eccezionale di Montefiascone.

Qui giunto, Deuc vi si fermò e, tra una bevuta e l’altra, visse fino al 1113, anno in cui morì a causa di una colossale sbornia. Nel testamento lasciò il suo cospicuo patrimonio, circa 13.000 scudi, alla comunità, a condizione che ogni anno venisse versata sulla sua tomba in S. Flaviano, una botticella di vino. La tradizione sopravvisse fino alla fine del Seicento.

Ai piedi della lastra sepolcrale di questo personaggio dall’identità sconosciuta, venne aggiunta una lapide supplementare con l’epitaffio:

EST EST EST  PRT NIU EST

HIC IO DEUC D

MEUS MORTUUS EST

Che significa: “A causa del troppo EST EST EST, qui giace il mio signore Giovanni Defuk”.

 

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