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Il miracolo di Giulio, e quel messaggio di Wojtyla per papà Alberto

(c) AVSI
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Sembrava spacciato il giovane varesino. Ma dopo il terribile incidente è accaduto qualcosa di incredibile. Che racconta papà Alberto in un libro

Lo strazio del dolore di un figlio a cui cambia l’esistenza dopo un incidente stradale, raccontato dal padre, uomo di profonda fede. Ed è proprio la fede ad attutire la sofferenza della persona che ama di più, quel ragazzo, Giulio, deturpato dall’impatto tra la sua auto e un pilone di cemento a soli 18 anni.

Ma un angelo custode ha voluto in più occasioni, e quella dell’incidente stradale è stata la più clamorosa, che Giulio riuscisse a superare anche questa difficilissima prova. Forse sarò stato Wojtyla ad identificare quell’angelo? Chi lo sa. Ma la preghiera, gli appelli di papà Alberto, mamma Patrizia e dei tanti amici che hanno invocato la ripresa miracolosa di Giulio, di sicuro hanno lasciato un segno indelebile.

Dopo due mesi di coma, sei operazioni, nove mesi di carrozzina e tanta riabilitazione Giulio ha recuperato al di là di ogni aspettativa e ha ripreso i suoi studi. In Fatti vivo” (edizioni Marietti), Alberto Reggiori ha voluto raccontare questo incredibile percorso.

IN UGANDA PER AIUTARE I MALATI DI AIDS

La storia riportata da Tempi (21 ottobre) si inquadra inizialmente in Uganda. Perché lui, come un altro dei sette figli dei coniugi Reggiori, nasce nel Paese africano dove lavorano Alberto e Patrizia. Alberto, in particolare, operava come medico nel “Meeting Point” di Hoimo, a Sud di Kampala, la capitale dell’Uganda, dove si raccolgono e curano i malati di Aids e si assistono le loro famiglie, soprattutto i bambini.

LE “DISAVVENTURE” DI GIULIO

Di Giulio, fino a quella maledetta del 2007 restano flash che papà Alberto racconta col sorriso: la quasi aggressione di una iena durante una gita al parco Murchinson Falls; il ritorno a Varese, l’isolamento dai suoi compagni di classe, le amicizie sbagliate; l’addio alla scuola e la professione di cameriere. Un ragazzo che è riuscito a superare positivamente tutte queste “avventure”, con papà Alberto e mamma Patrizia pronti ad intervenire nei momenti di maggiore difficoltà.

LA TRAGEDIA DI NERVIANO

Ma l’impatto con quel pilone a Nerviano, in provincia di Varese, di sabato sera, quando Giulio, armato di solo foglia rosa, si mette al volante di un’auto di un amico, non si ferma ad un posto di blocco, salta due semafori rossi, prima dello schianto che accartoccia l’auto. Le sue condizioni sono gravissime. Viene portato d’urgenza in ospedale. La prognosi è riservata. E’ in coma. Rischia la vita. Alberto lascia di corsa l’albergo di Viserbella a Rimini dove, insieme alla moglie, stava trascorrendo il week-end degli esercizi spirituali della Fraternità per raggiungere il figlio in ospedale.

LA FOLLIA DELLA CROCE

Sono ore cruciali. Alberto si appella a Wojtyla, incontrato personalmente durante il suo viaggio in Uganda: «Per favore, caro padre Karol, ti prego, fai che il nostro Giulio incontri la verità!». A Varese intanto continuano i pellegrinaggi al Sacro Monte, in centinaia vengono da tutta la Lombardia a pregare per Giulio. Pregano tutti, giorno e notte, per mesi, prima per chiedere il miracolo della guarigione, poi per ringraziare perché niente somiglierà più a Cristo come il volto di Giulio, ringraziare per averlo dunque guardato in faccia: ecco, la follia della Croce, che attorno a sé genera avvenimenti impensabili.

TRA LA VITA E LA MORTE

Per 56 giorni, molti dei quali in bilico tra la vita e la morte, Giulio resta ricoverato in ospedale prima di passare sette lunghi mesi presso il centro Cardinal Ferrari a Fontanellato, in provincia di Parma, abitando il piano dei “bolliti”, dei “fritti” e degli “stracotti”, come li chiama suo padre, dal coma vigile fino alla riabilitazione.

QUEL MESSAGGIO DI WOJTYLA

Un giorno Alberto appesa al muro la fotografia di Wojtyla ritratto mentre sale al Sacro Monte di Varese e ricorda le sue parole: «Non abbiate paura! Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo!». In fondo, ti ho domandato io qualcosa, ricorda Alberto, non posso pensare che la tua risposta sia crudele. Da quel preciso istante «ho smesso di angosciarmi per il tuo destino, Giulio».

Tags:
miracolo
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