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Quella sfida cristiana al nazismo che Tillich pagò con l’esilio

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Il 22 ottobre ricorrono i 50 anni dalla scomparsa del teologo che sfidò i nazisti, parlando di peccato, delle colpe dell’uomo e del “Grenzen”

Il 22 ottobre ricade il cinquantesimo anniversario della morte del teologo protestante tedesco Paul Tillich (1886-1965). Uno studioso che ha lasciato un contributo importante nella storia della teologia della seconda metà del Novecento sia in ambito cattolico sia in quello protestante, stimato da Thomas Mann e studiato da Martin Luther King per la sua attenzione al trascendente e al mistero cristiano, e per il suo “socialismo religioso”.

CACCIATO DALL’UNIVERSITA’

Avvenire (21 ottobre) ne traccia il pensiero, a partire dall’episodio chiave della sua vita: la critica contro l’avvento in Germania del nazismo e della sua ideologia pagana. A causa del suo atteggiamento nei confronti del regime di Hitler – in particolare dopo la pubblicazione del saggio La decisione socialistaverrà privato della cattedra all’università di Francoforte e dal 1933 comincerà il suo esilio dalla Germania.

LA FUGA NEGLI STATES

Sarà costretto a riparare negli Stati Uniti, dove, scrive il quotidiano dei vescovi, lavorerà nelle università di Columbia, Harvard e Chicago. Con il suo esilio, Tillich non poté prendere parte attiva alla lotta della “Chiesa confessante” che si oppose al regime nazista.

 

DIO E LE COLPE DELL’UOMO

Eugenia Scabini, docente di Psicologia sociale della famiglia alla Cattolica di Milano e autrice, tra l’altro, nel 1967, di un saggio – Il pensiero di Paul Tillich – evidenzia: «A mio giudizio parte della sua eredità maggiore sta nel suo saggio Il coraggio di esistere, dove descrive un atto, in fondo, che porta alla fede, un Dio che ci accetta e ci giustifica nonostante l’angoscia della colpa e della condanna».

IL “GRENZEN”

Come sicuramente è originale, prosegue Scabini, «la sua interpretazione del concetto di limite e di confine, quello che lui chiama in tedesco Grenzen. In quella metafora di stare sul confine si può essere aperti a qualcos’altro anche perché solo chi è sul bordo può guardare avanti e indietro. Ed è quindi una condizione privilegiata».

UNA POSIZIONE DI “CONFINE”

Secondo il teologo valdese Paolo Ricca: «Il centro della sua ricerca teologica è la correlazione tra messaggio cristiano e condizione umana. Se si prende in mano l’indice della sua opera più famosa Teologia sistematica si scopre tutto questo. La grandezza di Tillich – è la considerazione finale – è quella di collocarsi sul confine tra realtà e fantasia, tra teoria e prassi, tra Chiesa e società. Questa posizione di confine implica e obbliga Tillich a un ripensamento abbastanza radicale del linguaggio della fede».

IL PECCATO SECONDO TILLICH

Basti pensare, osserva Ricca, al concetto di peccato «riletto nei termini di alienazione da se stessi, dal prossimo (che diventa un estraneo), da Dio rispetto al quale non si riesce più a instaurare un dialogo con Lui. C’è in tutto questo un profondo rinnovamento del linguaggio della fede ed emergono così gli aspetti più promettenti, a mio giudizio, della sua teologia».

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