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«Io, non vedente, grazie al Signore sto superando il trauma del divorzio e della malattia»

Flickr/Tom Conger/CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 21/10/15

La testimonianza di un uomo approdato a "La Casa", la comunità per separati e divorziati di don Eugenio Zanetti a Bergamo

Cieco, divorziato, dopo un matrimonio vissuto con sei anni di alti e sopratutto bassi. L’approdo della fede come antidoto al dramma di un «fallimento» come lui stesso lo definisce.

La storia di Michele (usiamo un nome di fantasia) è raccontata da don Eugenio Zanetti in “Dopo l’inverno” (edizioni Ancora), il volume in cui raccoglie le testimonianze dl alcune delle persone che approdano nella sua comunità “La Casa“, a Bergamo, per superare i traumi della separazione e del divorzio.

Michele fa parte di quella cerchia di divorziati non risposati che molto spesso sono lontani dalle cronache mediatiche, sopratutto in periodi come questi, dove si parla tanto di Sinodo ed eucaristia per i divorziati risposati e poco di chi invece convive quotidianamente con uno choc che supera con grande difficoltà, cioè il divorzio, prima di “riaccendere” il motore della propria vita.

STESSO LAVORO

«Nel 1988 dopo un anno e mezzo di fidanzamento mi sono sposato – racconta Michele – ho conosciuto mia moglie grazie al mio lavoro: infatti lei è impiegata e io centralinista nella stessa azienda. Il mio lavoro di centralinista è riservato a persone invalide: io sono non vedente».

“MI SENTIVO AMATO NONOSTANTE L’HANDICAP”

Il fidanzamento, ricorda, è stato «un bel periodo, per me in modo particolare perché, nonostante il mio handicap che allora non era totale (avevo ancora un residuo visivo che mi permetteva di essere abbastanza autosufficiente), mi sentivo amato e accettato per quello che ero. Arrivammo così alla decisione di sposarci, stavamo bene insieme e ci sembrava naturale iniziare una vita a due».

MATRIMONIO “IMMATURO”

Arriva il matrimonio tra entusiasmo, voglia di formare una famiglia, passione. Ad un tratto, però, «ci siamo trovati ad affrontare le difficoltà quotidiane senza una vera preparazione. Mi ero reso conto che tra noi mancava qualcosa di profondo, soprattutto la presenza di Dio e della preghiera. Ma lasciavo che le cose andassero così giorno dopo giorno e non mi decidevo mai a parlarne con mia moglie a causa di una certa mia immaturità. Mi dicevo: “Ma sì, cosa vuoi di più, dopotutto abbiamo la nostra bella casa, tutti e due lavoriamo, godiamo di una certa tranquillità economica…”. E andavo avanti così ignorando che prima o poi inevitabilmente sarebbe arrivata la crisi».

LA PRIMA CRISI

Nel 1994, dopo sei anni di matrimonio, il rapporto entra in crisi, peggiorando ulteriormente man mano che passa il tempo. «Ma io, come sempre, non volli affrontare la situazione pensando che le cose si sarebbero sistemate. Ad agosto mia moglie mi disse che voleva separarsi ma io non volevo crederci, mai avrei pensato che la donna che amavo e che avevo sposato avrebbe fatto una scelta del genere».

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