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Ti sei mai chiesto perché sei nato?

© José M. Ruibérriz
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Leggi qui qual è la chiave nella vita

A volte abbiamo paura e dubitiamo delle nostre forze. E pensiamo che la comodità sia più facile della tensione, che l’accomodamento sia più semplice dell’eroismo di una dedizione totale.

E rileggo Viktor Frankl: “L’uomo non ha bisogno di vivere senza tensioni, ma di sforzarsi e di lottare per una meta o una missione che valga la pena”.

La vita è piena di tensioni, di lotte, di tentazioni, di falsi idoli, e mi dimentico facilmente della ragione ultima per la quale mi sono messo in cammino.

E ricordo San Bernardo quando in mezzo alle sue lotte interiori si domandava: “Bernardo, a che fine sei venuto qui?”

In mezzo ai dubbi svanisce la chiamata a intraprendere la missione, a uscire dalle mie comodità. Nel fragore della battaglia le paure sono più forti della chiamata di Gesù e resto immobile. Smetto di ascoltare la sua voce. Dimentico il suo volto e mi confondo con tanti volti, con tante altre chiamate.

La chiamata alla missione è una chiamata ad essere apostolo nella mia vita concreta, nelle mie circostanze, in quella realtà che devo vivere. Forse non mi chiama in quei luoghi di missione che hanno più forza e sembrano più eroici.

La santità della mia vita non si misura in base alla difficoltà delle circostanze che devo affrontare, ma dall’atteggiamento interiore con cui mi dono completamente, con docilità, dicendo a Dio di sì in ogni momento.

Il mio servizio consiste nel dare senza vacillare. Servire gli altri. Essere piccolo. Nascondermi. Accettare di non essere nessuno di speciale, e di non essere riconosciuto. Solo servire come fa Gesù. Che si spoglia del suo rango, che non chiede nulla, che dà tutto. Che vive tra gli uomini senza esigere diritti. Che si toglie le scarpe e si inginocchia davanti a me.

Questa è la chiave nella vita. Non esigere un luogo che possa pensare mi corrisponda. Non lamentarmi perché non ho quello che hanno gli altri. Non voler essere ammirato, che la mia opinione venga tenuta da conto. Semplicemente donare finché non fa male. Dove mi tocca. Senza chiedere nulla. Dare il meglio di me nel luogo in cui mi trovo. Questo è il segno di Gesù. Dare fino all’estremo. È bello stancarsi per amore.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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